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» Dopo l'ictus





Superata la fase acuta dell’ictus, il soggetto che ne ha sofferto deve affrontare una serie di problemi, con l’aiuto dei familiari, del medico di medicina generale e dello specialista neurologo, che riguardano soprattutto tre aspetti fondamentali:

  • Prevenzione secondaria delle recidive dell’ictus
  • Recupero delle funzioni nervose compromesse dall’evento cerebro-vascolare
  • Reinserimento sociale e familiare e trattamento delle complicanze

Prevenzione secondaria

Esistono tutta una serie di provvedimenti che sono di ordine generale e che si applicano indiscriminatamente a tutti i soggetti con ictus e provvedimenti, invece, specifici in rapporto al tipo di ictus (ischemico/emorragico) e alla causa che lo ha determinato.

Provvedimenti generali:

cura ottimale dell’ipertensione arteriosa (valori inferiori a 140/85 mm/Hg), astensione dal fumo e dall’assunzione eccessiva di alcoolici, controllo dell’obesità e dei disturbi del metabolismo glucidico (terapia ottimale del diabete mellito), svolgimento di regolare attività fisica: insomma controllo dei fattori di rischio.









Provvedimenti specifici in rapporto al tipo di ictus e alla sua causa


Ictus emorragico: dovuto, nella maggior parte dei casi, ad ipertensione arteriosa.  Nei casi di emorragia, quindi, particolare attenzione dovrà essere volta al controllo accurato dell’ipertensione arteriosa mediante riduzione dell’apporto di sale nella dieta, ma soprattutto mediante l’uso di farmaci secondo le prescrizioni dello specialista al momento della dimissione e secondo poi l’evoluzione nel tempo dei valori pressori, che comunque devono essere mantenuti al di sotto di 130/75 mm/Hg. La misurazione può essere effettuata al domicilio mediante apparecchiature accurate. Dovranno essere evitati i farmaci che facilitano le emorragie.

Ictus ischemico:
causato da aterosclerosi dei grossi tronchi arteriosi extra o intra-cranici oppure
da sofferenza delle piccole arterie intracraniche (arteriosclerosi). In questi casi occorre intervenire con farmaci che agiscono a livello delle piastrine, inibendone il processo di aggregazione ed impedendo, quindi, la formazione di trombi sulla superficie interna alterata delle arterie che possono causare emboli o restringere l’arteria fino all’occlusione. Inoltre, si dovranno ridurre i valori di Colesterolo LDL del sangue e dei Trigliceridi  aumentando l’attività fisica e agendo con una dieta idonea allo scopo; intervenendo, infine, con farmaci, se il risultato è insufficiente. Se l’ictus è stato causato da una stenosi dell’arteria carotide interna, dovrà essere valutato dallo specialista neurologo, di concerto con il chirurgo vascolare e con il neuro-radiologo interventista, se procedere ad un intervento di disostruzione dell’arteria con tecniche chirurgiche o tramite angioplastica con Stenting, per via endo-vascolare.

Ictus ischemico da embolia cardiogena (abitualmente dovuto ad aritmia cardiaca da Fibrillazione Atriale): in questi casi è indicata la terapia con anticoagulanti orali, usando abitualmente il Warfarin (Coumadin) e controllando con regolarità i valori della coagulazione del sangue (INR mantenuto tra 2 e 3).


Recupero delle funzioni nervose compromesse dall’evento cerebro-vascolare

" style="font-weight:bold;text-align:justify">Reinserimento sociale e familiare e trattamento delle complicanze


Si ottiene soprattutto con la riabilitazione che può riguardare gli aspetti di alterazione del movimento dovuti all’ictus, ma anche gli aspetti che riguardano le funzioni cognitive, in particolare l’attenzione e i disturbi del linguaggio.







Di tutte le persone che subiscono un ictus cerebrale circa un terzo resta permanentemente menomato.
La riabilitazione deve iniziare già nella fase acuta, nella Stroke-Unit dell’ospedale. Alla degenza in Stroke-Unit, se necessario, deve far seguito la permanenza in un reparto di neuro-riabilitazione specializzata.
Se il malato è sufficientemente autonomo, la riabilitazione può essere effettuata senza ricovero, ma in ambulatorio o presso il proprio domicilio.
Affinché la riabilitazione possa avere successo occorrono volontà e motivazione del paziente a collaborare per migliorare la propria situazione. Riabilitazione significa in primo luogo essere disposti ad imparare cose nuove e ad acquisire una miglior sensazione del proprio corpo.

La riabilitazione persegue i seguenti obiettivi:
  • Ristabilire l’efficienza fisica e cognitiva del malato con ictus
  • Metterlo in grado di gestire di nuovo la vita di tutti i giorni, con o senza l’aiuto di altre persone
  • Aiutare il paziente a convivere nel miglior modo possibile con eventuali menomazioni permanenti
  • Suggerire i necessari adeguamenti dello stile di vita
  • Suggerire le necessarie modifiche dell’ambiente in cui vive il malato per il superamento delle barriere architettoniche eventualmente presenti
  • Evitare o ridurre le complicanze fisiche, psichiche e sociali negative dovute all’ictus



Svolgimento della riabilitazione
  • Nella struttura dove si svolge la riabilitazione (ambiente di ricovero o ambulatorio o domicilio del malato) si mette a punto un piano di terapia personalizzato, adeguato alle esigenze del paziente. In presenza di disturbi della deglutizione, del linguaggio o di altri disturbi delle funzioni mentali superiori è consigliabile una terapia mirata (logopedia, riabilitazione neuro-psicologica); in presenza di disturbi della motilità sono consigliate la fisioterapia ed, eventualmente, la terapia occupazionale.
  • Nel momento in cui il malato ha un ictus, è difficile dire quanto dovrà  durare la riabilitazione, perché spesso non è possibile prevedere se l’eventuale menomazione sarà permanente e di quale gravità. La riabilitazione può quindi durare settimane, mesi o, in casi rari, anche più di un anno. Importante è che il paziente e i suoi congiunti abbiano pazienza e che gli esercizi siano svolti regolarmente. Miglioramenti delle funzioni colpite sono sempre possibili. Dopo un anno è comunque possibile che rimanga la necessità di cicli di riabilitazione cosiddetta di mantenimento per evitare che il malato perda i miglioramenti ottenuti.
Complicanze Psico-Cognitive   

Disturbi ansiosi, dell’umore (depressione, in particolare), disturbi psicotici, labilità emotiva, apatia e decadimento generale delle funzioni cognitive (demenza post-ictus) possono essere osservati dopo un evento ictale. Queste complicanze, interferendo con la partecipazione attiva del paziente e con la sua capacità di apprendimento, ne possono fortemente condizionare il programma riabilitativo, compromettendo il recupero funzionale. È pertanto necessario che siano correttamente e tempestivamente indagati, diagnosticati e trattati allo scopo di ridurne gli effetti clinici negativi. Il problema del trattamento è un punto centrale, in quanto spesso tali disturbi o non sono trattati o non lo sono in modo adeguato. Va, infatti, ricordato che alcuni farmaci di uso comune nella gestione dei disturbi psichiatrici (neurolettici/ansiolitici) possono avere un’azione sfavorevole sul recupero funzionale e sui risultati riabilitativi, per cui dovrebbero essere utilizzati solo se assolutamente necessari.
Un episodio depressivo che insorga entro 6-12 mesi dopo un ictus è evento molto frequente. Si stima che un disturbo dell’umore clinicamente evidente si verifichi in circa un terzo dei sopravvissuti. La frequenza di depressione post-ictus è maggiore nei primi mesi dall'evento ictale e tende successivamente a ridursi, sia spontaneamente che per effetto delle terapie; tuttavia può anche cronicizzare, tanto che si può osservare in una percentuale rilevante dei casi (20-30%) anche a 3 anni dall’evento acuto. La depressione post-ictus è tuttora un disturbo largamente non trattato, anche se ormai esistono evidenze scientifiche che i farmaci antidepressivi possono essere utilizzati anche in pazienti con patologie organiche. In considerazione delle evidenze che il trattamento della depressione post-ictus è in grado di migliorare, oltre i sintomi depressivi, anche il recupero funzionale, si sottolinea l'importanza di un precoce trattamento della depressione stessa.

Scopi della Neuro riabilitazione dopo ictus riassunti nella tabella successiva

Conseguenze dell’ictus cerebrale
Obiettivi e attività della riabilitazione
Paralisi di metà del corpo o del viso (emiparesi) Migliorare la mobilità
Imparare dei movimenti con cui compensare le paralisi
Imparare a compiere esercizi con i mezzi ausiliar
Difficoltà di deambulazione Migliorare la capacità di camminare
Imparare a usare i deambulatori o la sedia a rotelle
Disturbi del linguaggio (afasia, disartria, disfonia) Difficoltà di deambulazioneMigliorare la capacità di parlare e di comprendere
Imparare altre tecniche di comunicazione
Disturbi della deglutizione
Trattare i disturbi della deglutizione affinché il paziente possa tornare a mangiare e bere
Adottare i mezzi che permettono di migliorare il disturbo della deglutizione e l’assunzione dei cibi
Disturbi della sensibilità, ad esempio della percezione della temperatura o del senso del tatto
 Migliorare la percezione
Imparare a gestire i disturbi della sensibilità
Disturbi della vista, per esempio diplopia (veder doppio) o disturbi del campo visivo (emianopsia)
Migliorare la percezione visiva
Imparare con l’esercizio a gestire i disturbi della vista
Disturbi della percezione, quali ad esempio riconoscere dei visi
Migliorare la percezione
Imparare con l’esercizio a gestire situazioni della vita quotidiana
Aprassia (incapacità di compiere o effettuare correttamente dei gesti, in assenza di paralisi)  Cambiamenti emozionali Reimparare passo a passo attività della vita di tutti i giorni
Imparare a gestire i disturbi dovuti all’aprassia
 Cambiamenti emozionali Trattare le malattie psichiche
Attivare consulenza psicologica
 Disturbi della memoria Esercizi per la memoria
Imparare a gestire i disturbi della memoria























































Preparare la vita dopo la riabilitazione


Già durante la fase acuta dell’ictus e successivamente in quella riabilitativa, è importante che il malato e i suoi congiunti comincino a preparare l’organizzazione della propria esistenza successiva alla malattia.

 Le questioni essenziali per organizzare la “vita dopo” sono:

  • Abitare: Potrò vivere a casa mia? Se no, quali possibilità alternative di abitare ci sono? La mia abitazione richiede degli adattamenti?
  • Assistenza: Di quanta assistenza ho bisogno? Chi mi curerà? Come si possono organizzare le cure? Quanto sostegno occorrerà a i miei congiunti? Come si può alleviare il loro compito?
  • Cura medica: Quando e da che medico si svolgeranno i controlli medici? Quali medicamenti dovrò assumere? Mi occorreranno terapie regolari?
  • Lavoro: Potrò tornare a lavorare come prima? Se no, quali possibilità ho?
  • Finanze: Come cambierà la mia situazione finanziaria? Chi pagherà le cure e l’assistenza? Avrò diritto a una rendita (Pensione di invalidità, Assegno di Accompagnamento) o ad un altro sostegno finanziario?
  • Mezzi ausiliari: di quali mezzi ausiliari avrò bisogno? Dove potrò procurarmeli? Chi li pagherà?
Consulenza e sostegno si possono richiedere al Medico di Medicina Generale, al Fisiatra e al Fisioterapista e/o Logopedista, al Neurologo e ai Servizi Sociali delle ASL, degli Istituti di Cura, dei Comuni, delle Associazioni di pazienti come A.L.I.Ce. Italia.

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