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» Testimonianza di Elisabetta
Mi chiamo Elisabetta, ho 49 anni e
lavoro presso un’azienda che si occupa di formazione. Soffrivo di
ipertensione, ma mi hanno detto che questo non ha influenzato in nessun
modo quello che mi è successo.
Il 28 agosto del 2001 la mia vita è cambiata: stavo trascorrendo un periodo di vacanza a casa mia a Subiaco, in totale relax; erano diversi giorni che avevo male alla spalla destra ma credevo fosse un disturbo cervicale e ho preso una semplice aspirina per attenuare il dolore.
La mattina del 28 agosto sono uscita di casa per andare a fare la spesa. Tutto normale, fino a quando non sono rientrata. Improvvisamente, il dolore è ripreso e si è diffuso in tutta la parte destra del corpo. Era così forte che sono caduta a terra ma non ho perso i sensi. Ero cosciente ed ero sola; non sapevo cosa mi stesse succedendo, ma non credevo fosse nulla di grave, anche quando mi sono accorta che, nel tentativo di comunicare al cellulare per chiedere aiuto, non riuscivo a parlare.
Dopo un paio d’ore il mio compagno è rientrato a casa e mi ha accompagnata al Pronto Soccorso di Subiaco. Mi hanno mandato a quello di Tivoli e poi sono stata subito rispedita a Subiaco. Nessuno riusciva a capire cosa mi fosse successo.
Erano passati ben due giorni dal mio malessere, quando all’ospedale di Subiaco decidono di sottopormi ad un ecodoppler. L’esito dell’esame non lascia dubbi: dissecazione della carotide, una patologia che non lascia scampo, ma io mi sono salvata, forse l’aspirina, forse un miracolo…
Le carotidi sono i principali vasi che portano il sangue al cervello; la dissecazione consiste in una frattura tra lo strato interno e quello medio del vaso, che dà luogo ad una pericolosa emorragia.
Dopo la diagnosi, sono stata trasferita all’Umberto I° di Roma presso una Stroke Unit, la struttura specializzata nell’emergenza Ictus Cerebrale. Nel corso dei 5 giorni che ho trascorso ricoverata nella Stroke Unit sono stata sottoposta ad una serie di analisi approfondite, tac e risonanza, oltre che a continui controlli della pressione sanguigna. I medici mi hanno prescritto uno dei farmaci trombolitici (NO!) antitrombotici (SI), per aiutare il mio sangue a raggiungere e mantenere la giusta fluidità. Ancora non avevo riacquistato la sensibilità alla parte destra del corpo.
Ho poi trascorso 10 giorni nel reparto di neurologia del Policlinico, per essere trasferita, infine, all’Istituto Santa Lucia, la migliore struttura riabilitativa logopedica e motoria a Roma. Qui sono stata ricoverata per ben 5 mesi, mesi intensi trascorsi tra continue analisi, somministrazione di medicine per la fluidità sanguigna, medicine per ricominciare a parlare, sedute di fisioterapia e di logopedia. Sono arrivata all’Istituto Santa Lucia e non riuscivo ancora a parlare, ad articolare le parole; vedevo un oggetto, lo riconoscevo, ma non riuscivo a pronunciare il suo nome.
Quando sono uscita dall’Istituto Santa Lucia, avevo recuperato la maggior parte delle mie capacità, ma per me non era abbastanza. Soffrivo, soprattutto, delle difficoltà che avevo nella comunicazione con gli altri: ero diventata più lenta nel parlare e le persone si stancavano ad ascoltarmi, malgrado io mi sforzassi e mi affaticassi moltissimo.
In seguito all’ICTUS, mi era stata assegnata l’invalidità. Questo mi avrebbe permesso di rimanere a casa, ma capii che dovevo reagire e non accettare passivamente i limiti che la malattia mi aveva imposto.
Ho deciso, così, di ricominciare a lavorare e ho ripreso a svolgere il lavoro che svolgevo prima della malattia. Ho deciso, inoltre, di continuare le mie sedute dal logopedista; non mi bastava aver ripreso a parlare e aver raggiunto il livello considerato “soddisfacente”; io volevo di più, volevo di nuovo comunicare bene. Per venire incontro a questo mio desiderio, il mio logopedista, che mi aveva seguito fin dall’inizio, ha deciso di iniziare una terapia sperimentale alla quale io mi sono sottoposta con grande entusiasmo e che consiste nel parlare ad alta voce, nel leggere libri e allenare la memoria nel ricordarne i testi
La malattia ha lasciato visibili conseguenze su di me: mi è rimasta un po’ di lentezza nei movimenti, mi affatico subito, le gambe mi si gonfiano; ultimamente ho anche dei problemi di respirazione.
Per i primi due anni dopo l’ICTUS, anche la qualità della mia vita era sottoposta a molti stress: le medicine per la fluidificazione del sangue mi imponevano controlli e analisi del sangue ogni settimana, con un forte impatto emotivo per me. Dopo due anni di terapia, il medico, però, ha deciso di sostituirmi il farmaco con la cardioaspirina ed è andata molto meglio, anche per ciò che riguarda gli effetti collaterali.
Ora mi sottopongo all’ecodoppler solo una volta all’anno e posso dire di essere tornata ad una vita “normale”!
Il 28 agosto del 2001 la mia vita è cambiata: stavo trascorrendo un periodo di vacanza a casa mia a Subiaco, in totale relax; erano diversi giorni che avevo male alla spalla destra ma credevo fosse un disturbo cervicale e ho preso una semplice aspirina per attenuare il dolore.
La mattina del 28 agosto sono uscita di casa per andare a fare la spesa. Tutto normale, fino a quando non sono rientrata. Improvvisamente, il dolore è ripreso e si è diffuso in tutta la parte destra del corpo. Era così forte che sono caduta a terra ma non ho perso i sensi. Ero cosciente ed ero sola; non sapevo cosa mi stesse succedendo, ma non credevo fosse nulla di grave, anche quando mi sono accorta che, nel tentativo di comunicare al cellulare per chiedere aiuto, non riuscivo a parlare.
Dopo un paio d’ore il mio compagno è rientrato a casa e mi ha accompagnata al Pronto Soccorso di Subiaco. Mi hanno mandato a quello di Tivoli e poi sono stata subito rispedita a Subiaco. Nessuno riusciva a capire cosa mi fosse successo.
Erano passati ben due giorni dal mio malessere, quando all’ospedale di Subiaco decidono di sottopormi ad un ecodoppler. L’esito dell’esame non lascia dubbi: dissecazione della carotide, una patologia che non lascia scampo, ma io mi sono salvata, forse l’aspirina, forse un miracolo…
Le carotidi sono i principali vasi che portano il sangue al cervello; la dissecazione consiste in una frattura tra lo strato interno e quello medio del vaso, che dà luogo ad una pericolosa emorragia.
Dopo la diagnosi, sono stata trasferita all’Umberto I° di Roma presso una Stroke Unit, la struttura specializzata nell’emergenza Ictus Cerebrale. Nel corso dei 5 giorni che ho trascorso ricoverata nella Stroke Unit sono stata sottoposta ad una serie di analisi approfondite, tac e risonanza, oltre che a continui controlli della pressione sanguigna. I medici mi hanno prescritto uno dei farmaci trombolitici (NO!) antitrombotici (SI), per aiutare il mio sangue a raggiungere e mantenere la giusta fluidità. Ancora non avevo riacquistato la sensibilità alla parte destra del corpo.
Ho poi trascorso 10 giorni nel reparto di neurologia del Policlinico, per essere trasferita, infine, all’Istituto Santa Lucia, la migliore struttura riabilitativa logopedica e motoria a Roma. Qui sono stata ricoverata per ben 5 mesi, mesi intensi trascorsi tra continue analisi, somministrazione di medicine per la fluidità sanguigna, medicine per ricominciare a parlare, sedute di fisioterapia e di logopedia. Sono arrivata all’Istituto Santa Lucia e non riuscivo ancora a parlare, ad articolare le parole; vedevo un oggetto, lo riconoscevo, ma non riuscivo a pronunciare il suo nome.
Quando sono uscita dall’Istituto Santa Lucia, avevo recuperato la maggior parte delle mie capacità, ma per me non era abbastanza. Soffrivo, soprattutto, delle difficoltà che avevo nella comunicazione con gli altri: ero diventata più lenta nel parlare e le persone si stancavano ad ascoltarmi, malgrado io mi sforzassi e mi affaticassi moltissimo.
In seguito all’ICTUS, mi era stata assegnata l’invalidità. Questo mi avrebbe permesso di rimanere a casa, ma capii che dovevo reagire e non accettare passivamente i limiti che la malattia mi aveva imposto.
Ho deciso, così, di ricominciare a lavorare e ho ripreso a svolgere il lavoro che svolgevo prima della malattia. Ho deciso, inoltre, di continuare le mie sedute dal logopedista; non mi bastava aver ripreso a parlare e aver raggiunto il livello considerato “soddisfacente”; io volevo di più, volevo di nuovo comunicare bene. Per venire incontro a questo mio desiderio, il mio logopedista, che mi aveva seguito fin dall’inizio, ha deciso di iniziare una terapia sperimentale alla quale io mi sono sottoposta con grande entusiasmo e che consiste nel parlare ad alta voce, nel leggere libri e allenare la memoria nel ricordarne i testi
La malattia ha lasciato visibili conseguenze su di me: mi è rimasta un po’ di lentezza nei movimenti, mi affatico subito, le gambe mi si gonfiano; ultimamente ho anche dei problemi di respirazione.
Per i primi due anni dopo l’ICTUS, anche la qualità della mia vita era sottoposta a molti stress: le medicine per la fluidificazione del sangue mi imponevano controlli e analisi del sangue ogni settimana, con un forte impatto emotivo per me. Dopo due anni di terapia, il medico, però, ha deciso di sostituirmi il farmaco con la cardioaspirina ed è andata molto meglio, anche per ciò che riguarda gli effetti collaterali.
Ora mi sottopongo all’ecodoppler solo una volta all’anno e posso dire di essere tornata ad una vita “normale”!
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