LAVORO E PROFESSIONE Internista “dottore degli adulti” pronto per la sfida cronicità

Siamo il Paese con la più alta percentuale di ultrasessantacinquenni nel mondo, preceduti solo dal Giappone. Dal rapporto dell'Oms sappiamo che in Italia il 21,4% dei cittadini è over 65 e il 6,4% over 80. Nel 2050 si prevedono circa 2 miliardi di over 60 nel mondo. L'innalzarsi della vita media è l'aspetto positivo, legato al generale miglioramento del sistema sanitario e alla riduzione della mortalità per malattie acute, ma l'alto tasso di anziani impone l'adozione di cambiamenti in linea con il nuovo assetto della popolazione.

È fondamentale che i sistemi sanitari siano allineati con le esigenze degli anziani per fornire assistenza per le malattie croniche, più frequenti in età avanzata. I governi devono sviluppare sistemi di assistenza a lungo termine che possano ridurre l'uso improprio dei servizi sanitari e garantire alle persone che vivono i loro ultimi anni di farlo con dignità. 

Un ruolo chiave è giocato proprio dalla figura del medico internista, il cosiddetto “dottore degli adulti”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ci chiama scherzosamente, ma non troppo, i Dr House della Medicina.

Insieme all'allungamento della vita, stiamo allungando le malattie 

È compito dell'internista gestire la complessità e la fragilità dei pazienti. I malati ricoverati in Medicina Interna sono sempre più frequentemente anziani, con multiple patologie concomitanti, e la loro complessità (non solo per le malattie ma anche per le condizioni psicologiche e sociali, per il grado di autonomia, etc.) richiede un elevato carico assistenziale in termini di impegno organizzativo e di risorse destinate. Nell'interesse dei pazienti, Fadoi si è impegnata a proporre nuovi strumenti per l'ottimizzazione delle cure e ha promosso lo studio Complimed, con l'obiettivo di misurare il grado di complessità di un malato, caratterizzando i pazienti non solo dal punto di vista delle malattie, ma anche da quello personale.

Complimed: identikit del paziente anziano

Una sfida ambiziosa che ha coinvolto 29 Unità di Medicina Interna sul territorio nazionale e ha arruolato più di 500 pazienti ricoverati in questi reparti e che sono stati seguiti per un anno dopo la dimissione dall'ospedale. I dati raccolti delineano la figura di un paziente anziano (età media 78 anni), con più di 3 patologie coesistenti, e che nel 50% dei casi presenta condizioni in cui la compromissione degli organi vitali e degli apparati è particolarmente problematica, con una prognosi che può non essere buona. Oltre l'80% dei malati ha necessità di un supporto a domicilio per l'assistenza e le cure. Il valore potenziale dello studio è aver appunto identificato la possibilità di utilizzare un numero limitato di questionari per definire la complessità in modo sintetico e restituire alla persona, prima ancora che alla singola patologia, un ruolo centrale. L'utilizzo di questi strumenti può permettere al medico di effettuare scelte appropriate nella gestione del paziente, non solo in termini di valutazione clinica e prognostica, ma anche ai fini di una selezione gerarchica delle priorità e dei pazienti più vulnerabili. Tale selezione coinvolge anche la dimissione del paziente, permettendo di prevedere percorsi di continuità assistenziale diversi a seconda delle necessità del malato. La valutazione è anche in grado di meglio “dosare” i carichi di lavoro del personale sanitario dedicato all'assistenza intraospedaliera.
Ricerca e formazione devono mirare a un cambiamento, che per noi di Fadoi significa miglioramento della qualità dell'assistenza. Questo studio spiega bene il nostro lavoro di Clinical governance, strategia di politica sanitaria mediante la quale puntiamo al miglioramento continuo della qualità dei servizi e al raggiungimento-mantenimento di elevati standard assistenziali, stimolando la creazione di un ambiente che favorisca l'eccellenza professionale.

Le Linee guida oggi esistono per gli organi e apparati, ma non per il malato nel suo insieme, e nascono da studi randomizzati e controllati che usualmente escludono i pazienti ultraottantenni e i polipatologici, cioè i nostri pazienti. Ruolo fondamentale di FADOI è anche quello di operare in modo intersocietario e con la FISM (Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane) per la stesura di Linee guida che poi dovranno essere istituzionalizzate. Oggi esistono tante Linee guida non sempre concordi e coerenti tra di loro.

Fino a un anno e mezzo fa non c'era un vero collegamento tra Fadoi e le istituzioni. Adesso siamo chiamati a tutti i Tavoli: con l'Aifa, per i nuovi LEA, per le nuove tariffe e le visite specialistiche; con l'Istituto Superiore per la Sanità per la Ricerca indipendente, siamo stati chiamati a proporre modifiche sulle, a nostro avviso, incompletezze della legge sui biosimilari; con il ministero, per le malattie in gravidanza di interesse internistico. cerchiamo di collaborare con gli organi istituzionali anche nell'individuare strutture legislative per migliorare l'assistenza. Il nostro obiettivo è una sanità fruibile, accessibile ed omogenea su tutto il territorio nazionale.

 

Fonte: Sole 24 Ore sanità, 16/05/2017, articolo di Andrea Fontanella (presidente nazionale Fadoi)

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