Istruzione e reddito fanno la differenza nelle malattie del cuore

Inferiore livello di scolarità e disagio sociale peggiorano la salute cardiovascolare anche se si riescono a correggere i fattori di rischio.

La conferma viene dai dati dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare Iss e Amco-Hcf che sono stati presentati alla Conferenza di Prevenzione cardiovascolare (21 e 22 settembre) all’Istituto superiore di sanità. Il Report rileva infatti che anche in Italia le differenze socio-economiche si ripercuotono sulla salute.

«Questi dati – commenta Walter Ricciardi, presidente dell’Iss – ci confermano la necessità di costruire un’azione tempestiva in termini di prevenzione primaria a partire dall’educazione a corretti stili di vita sin dalla scuola primaria. Se questa tendenza si stabilizza o si conferma è infatti a rischio la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».

L'ipertensione arteriosa, per esempio, è ancora un fattore di rischio preoccupante perché colpisce più della metà degli uomini e quasi il 40% delle donne, con una certa differenza nei due livelli socio-economici, più elevata nelle donne (+8%), meno negli uomini (+4%). Strettamente legato ai valori pressori il consumo di sale nell'alimentazione, che risulta più elevato nelle classi sociali più basse: circa il 6% in più in coloro che hanno livello di scolarità elementare rispetto al livello universitario e più elevato al Sud rispetto al Nord.

L'ipercolesterolemia. Riguarda circa il 30% della popolazione adulta (35-74 anni), ma più spesso le persone nel livello socio-economico più disagiato (38% degli uomini e 39% delle donne rispetto a coloro che hanno scolarità più elevata che si attestano rispettivamente al 35 e al 36%). Inoltre solo il 18% delle donne con scolarità più bassa hanno una dislipidemia ben controllata con la terapia rispetto al 27% di quelle che hanno una scolarità più elevata.

Il diabete. È più frequente negli uomini con scolarità più bassa (14% contro il 10% in coloro che hanno raggiunto un livello di scolarità superiore). Nelle donne il fenomeno è ancora più evidente: 10% in quelle con bassa scolarità e 5% in quelle con livello di istruzione più elevato.

L'obesità. Il 27% degli uomini con scolarità più bassa è obeso, mentre lo è il 22% in quelli con scolarità più elevata; il 32% delle donne a scolarità più bassa è in condizione di obesità mentre quelle che hanno un livello di scolarità elevata sono il 18%.

Analizzando i dati di diversi Paesi, è stato dimostrato che i fattori socio economici e psicosociali influenzano il rischio di malattia cardiovascolare in modo indipendente e oltre a determinare un aumento del rischio di primo evento e peggiorare la prognosi, possono ostacolare l’aderenza alla terapia e vanificare gli sforzi per migliorare lo stile di vita e promuovere la salute e il benessere della popolazione e dei pazienti.

«È dimostrato anche che questi fattori non si presentano singolarmente - dice infine Simona Giampaoli, direttore del Dipartimento Malattie cardiovascolari dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss - ma tendono a riunirsi: abitudine al fumo, alimentazione inappropriata, inattività fisica si accompagnano spesso a depressione, povertà e basso livello di scolarità».

Fonte: HealthDesk, redazione, 21 Settembre 2017

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