IMPRESE E MERCATO G7 Salute/ Da robotica e genomica le sfide della sanità futura

L'healthcare è primo al mondo per investimenti (circa 200 miliardi di dollari, per l'85% da parte delle imprese del farmaco) e a livello globale la pipeline della ricerca biofarmaceutica è di 7mila medicinali in marcia verso il futuro. Tra robotica, bioingegneria e big data, la sanità è ormai un settore ad alto tasso di innovazione che sta cambiando terapie e aspettative dei pazienti. Non più solo pillole, ma percorsi di cura personalizzati che mixano farmaci, diagnostica e device ad alta tecnologia. Una rivoluzione che richiede anche nuovi paradigmi organizzativi, culturali e di gestione dei Sistemi sanitari. Perché l'innovazione costa e bisogna cercare la formula giusta per garantire accesso alle terapie e sostenibilità della spesa. Di questi temi si è parlato ieri al G7 Salute, nel corso di un convegno organizzato da Farmindustria e ministero della Salute. 

«Viviamo una fase assolutamente entusiasmante – spiega il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi – con un'accelerazione esponenziale che non ha eguali nella storia, innescata dalla open innovation e da sinergie impensabili fino a pochi anni fa. Come quelle con le imprese Ict che valorizzano i Big Data e favoriscono la medicina di precisione».

A breve si potrà sequenziare il genoma a costi sostenibili, rendendo possibili terapie più mirate e riducendo gli effetti collaterali; la sanità è già ai primi posti per utilizzo dei big data, subito dopo la finanza e l'hi-tech, con una quota destinata a crescere. E la medicina di precisione è ormai una realtà. Le terapie personalizzate rappresentano più del 20% dei farmaci autorizzati negli ultimi anni; il 42% di quelli in sviluppo (il 73% in oncologia).
Medicina e Ict sono sempre più interconnesse. E sono sempre di più le partnership tra importanti aziende farmaceutiche e i giganti delle nuove tecnologie (i cosiddetti healthcare disruptors). Per questo secondo Farmindustria, nei prossimi 5 anni l'84% delle imprese in Italia avrà partnership di ricerca con l'hi tech. Nuovi stakeholder che richiedono competenze specialistiche anche ai gestori del Sistema sanitario pubblico.

Il rebus sostenibilità per il Ssn 
E nuovi approcci per affrontare il nodo dei costi delle terapie innovative e della ricerca necessaria a scoprirle. Lo scorso anno la spesa farmaceutica totale è stata di 29,4 miliardi di euro, il 77,4% rimborsati dal sistema sanitario nazionale. «La soluzione da cercare è in nuovi paradigmi – spiega Mario Melazzini, direttore generale di Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco - per stabilire il rapporto prezzo-rimborsabilità. Misurando gli outcomes delle nuove terapie. Ovvero i risultati nel loro complesso, individuando percorsi di condivisione del rischio tra industria e parte pubblica». E se non si applicano gli strumenti giusti, avverte Guido Rasi, direttore esecutivo dell'Ema, l'Agenzia europea dei medicinali, «rischiamo di autorizzare farmaci che nessuno potrà assumere».

Il primo passo, secondo il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi, è quello di «misurare i costi evitati». «Valorizzarli ai fini del finanziamento della Sanità - spiega il presidente di Farmindustria - è fondamentale per riorganizzare il Sistema sanitario nazionale. Lo è sempre stato. Ma oggi grazie alle tecnologie e alla capacità di calcolo è possibile farlo e con la medicina personalizzata diviene necessario. Da qui l'importanza di una nuova governance per procedere a valutazioni di costo-efficacia sull'impatto dell'uso dei medicinali sulla spesa sanitaria e di welfare ad essi collegata».

La mappa dei costi evitati con l'innovazione 
Qualche esempio di risparmi generati dalle cure innovative: terapie farmacologiche appropriate riducono i ricoveri, un giorno in ospedale costa 1.000 euro, pari a 4 anni di spesa farmaceutica pro-capite. Da 1 euro per la vaccinazione Farmindustria stima benefici fino a 44 euro: 16 per costi della malattia evitati e i restanti per le risorse generate da persone in salute. In oncologia i farmaci rappresentano il 4% dei costi socio-assistenziali e possono ridurre il restante 96%. In Italia la spesa sanitaria pro-capite dal 2010 è diminuita dell'11% (nonostante quella farmaceutica sia raddoppiata perché i nuovi farmaci hanno consentito minori ospedalizzazioni). E secondo dati Inps, le prestazioni conseguenti a tumori a mammella, polmone e trachea, colon sono diminuiti di oltre il 15% dal 2009 al 2015 (equivalenti a circa 300 milioni annui a regime). Sul fronte dell'Epatite C, prima dell'arrivo dei nuovi farmaci in Italia si spendeva più di 1 miliardo per trattare i malati. Costi oggi evitati grazie ai farmaci che eradicano completamente il virus. E così per le patologie respiratorie: l'utilizzo di farmaci innovativi riduce fortemente il costo complessivo della terapia del 20-25%, in particolare riducendo l'ospedalizzazione.

Recuperare la fiducia nella scienza 
Insomma le chance dell'innovazione promettono grandi svolte. «Le scienze della vita sono il Santo Graal dello sviluppo umano – sottolinea Marco Simoni, coordination committee di Human Technopole – e rappresentano un grande motore di crescita». Ma per cogliere l'opportunità non c'è solo il nodo della spesa da sciogliere. «In termini di politiche pubbliche - conclude Simoni – c'è un paradosso da superare, quello di una grave crisi di fiducia tra grande pubblico e scienza. E non basta fare informazione. E' un dialogo difficile ma bisogna ricostruire i ponti con i cittadini-pazienti. Altrimenti le promesse resteranno tali».

Fonte: Sole 24 Ore sanità, articolo di Rosanna Magnano (da ilsole24ore.com), 7 novembre 2017

 

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