LAVORO E PROFESSIONE Intramoenia fuori controllo, solo 11 Regioni hanno attivato l'Organismo di verifica

Si allarga il coro di chi giustamente punta il dito sull’intramoenia, così com’è oggi. 
Lo ha fatto da tempo l'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) con il suo Piano Nazionale Anticorruzione rilevando come l'intramoenia interferisca con l'attività istituzionale e affermando: «L’attività libero professionale, specie con riferimento alle connessioni con il sistema di gestione delle liste di attesa e alla trasparenza delle procedure di gestione delle prenotazioni e di identificazione dei livelli di priorità delle prestazioni, può rappresentare un’area di rischio di comportamenti opportunistici che possono favorire posizioni di privilegio e/o di profitti indebiti, a svantaggio dei cittadini e con ripercussioni anche dal punto di vista economico e della percezione della qualità del servizio».
Colpiscono le riserve anche dello stesso Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici (Enpam), che nel suo I° Rapporto sul sistema sanitario italiano, realizzato insieme a Eurispes e presentato a dicembre, arriva a definire (nel documento di sintesi) l'intramoenia come un vero e proprio "nemico" nella guerra alle liste di attesa, e afferma: «l’intramoenia ha aumentato le disparità di trattamento nell’erogazione del diritto alla salute e, al di là dei propositi originali, sta contribuendo a impoverire le potenzialità del sistema».

Per quanto ci riguarda l'intramoenia non può e non deve essere un ulteriore prezzo "imposto" da far pagare ai cittadini a causa di anni di blocco del turn over, di mancati rinnovi contrattuali, di riduzione dei finanziamenti programmati al Ssn, di mancata attività di governo dei tempi di attesa e di insufficiente e inefficace attività di controllo della stessa attività intramoenia.
Guardando infatti al nostro Osservatorio nazionale basato sulle segnalazioni dei cittadini alle sedi del Tribunale per i diritti del malato, emerge come l'intramoenia nata inizialmente con l’obiettivo di garantire la libera scelta dei cittadini, si sia velocemente trasformata in una scelta obbligata per aggirare le liste di attesa, sia divenuta sempre più insostenibile per i redditi delle famiglie e non sia sufficientemente controllata dalle Istituzioni. E ancora. Amplifica le disuguaglianze in sanità perché è una strada percorribile solo da chi può permettersela: sempre di meno e di più al centro-nord. Si riducono infatti di 25milioni di euro gli incassi complessivi derivanti dall'attività intramoenia, passando da 1,143 miliardi di euro del 2014 ai 1,118 miliardi del 2015; rispetto al 2010 gli incassi si sono ridotti di oltre 146 milioni di euro. Particolarmente rilevante la variabilità regionale della spesa pro-capite annua: 30,0 €/anno in Emilia Romagna contro i 4,9 €/anno della Calabria. 

L’attività di controllo che fa acqua da tutte le parti 
L’attività di verifica e controllo dell’attività intramoenia è prevista dall’Accordo Stato-Regioni 18 novembre 2010. L’accordo sancisce che: 
• le Regioni stabiliscano le modalità di verifica dello svolgimento dell’attività libero – professionale, al fine di rilevare il volume di attività dedicato all’attività istituzionale ed all’attività libero – professionale, nonché dell’insorgenza di un conflitto di interessi o di situazioni che comunque implichino forme di concorrenza sleale definendo anche le eventuali relative misure sanzionatorie.
• Le Regioni istituiscano appositi organismi paritetici di verifica con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, anche con la partecipazione delle organizzazioni rappresentative degli utenti e di tutela dei diritti.

A distanza di 6 anni dall’approvazione dell’Accordo, stando ai dati contenuti nella Relazione annuale al Parlamento sull’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria 2015 (trasmessa al Parlamento ad ottobre 2017), è grave constatare come siano solo 11 le Regioni che hanno attivato gli Organismi Paritetici di Verifica: Puglia, Marche, Lazio, Abruzzo, Toscana, Sardegna, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, PA Trento, PA Bolzano. L’Umbria ha avviato l’iter di costituzione delle Commissione Paritetica Regionale, mentre la Valle d’Aosta ha demandato l’attivazione della Commissione all’USL che ha provveduto con relativa Delibera.

L’elemento di terzietà in grado di scardinare l’autoreferenzialità dell’attività di verifica di questi Organismi è rappresentata dalla previsione della partecipazione delle Organizzazioni civiche di tutela dei diritti, con il loro peculiare punto di osservazione sul fenomeno, quello cioè di chi ne usufruisce. Nonostante ciò la Relazione al Parlamento ci dice che delle 11 Regioni che hanno attivato l’Organismo di verifica, solo 4 riferiscono la partecipazione delle Organizzazioni rappresentative degli utenti e di tutela dei diritti: Abruzzo, Lazio, Puglia e Veneto.

E ancora. Andando ad analizzare l’operatività degli Organismi regionali di verifica dell’intramoenia si rilevano anche importanti criticità rispetto al loro effettivo funzionamento. Nella metà delle Regioni l’ultima riunione degli Organismi risalgono ad annualità precedenti a quella di riferimento della rilevazione (2015) contenuta nella Relazione al Parlamento. In 3 Regioni – Abruzzo, Puglia, Toscana – la data dell’ultima riunione coincide con quella di insediamento. Dati questi che confermano ancora una volta, in tutta la sua gravità, le falle che ad oggi esistono nel sistema di controllo delle Regioni sull’intramoenia e che giustificano la scarsa trasparenza registrata dai cittadini e la loro sfiducia.

Le risorse che rimangono al Ssn e le profonde difformità regionali 
A livello nazionale rimane nelle casse del Ssn il 20% dell’incasso complessivo derivante dall’attività intramoenia, con una accentuata difformità tra le Regioni, ad una prima analisi non facilmente giustificabile. Ad esempio la Regione Molise trattiene nel Ssr il 36% degli incassi complessivi, la PA Bolzano il 39%, la Toscana il 29%, l’Emilia Romagna il 24%, al contrario la Campania solo il 6%, la Sardegna il 9%, la Sicilia l’11%, le Marche il 15% e cosi via. Oltre alle domande suscitate dalla evidenza di tale eterogeneità, ci sono anche quelle relative all’uso delle risorse: per che cosa e in che modo vengono spese le risorse derivanti dall’intramoenia che rimangono nelle casse del Ssn?

10 Proposte Civiche 
1.Rilancio degli investimenti nelle politiche del personale sanitario per scongiurare il rischio che l’intramoenia diventi la contropartita delle Amministrazioni, nei confronti del personale, al blocco del turn over e dei contratti.
2.Elaborare e attuare una nuova Strategia Nazionale di Governo dei Tempi di Attesa e dell’Intramoenia, attraverso un nuovo Piano Nazionale che parta dalle buone pratiche in atto nelle Regioni (ancora troppo poche), come ad esempio quella della Regione Emilia Romagna e tenendo conto, in senso strategico, dei dati prodotti dalla Relazione annuale al Parlamento sull’attività intramoenia.
3.Individuare a livello nazionale dei puntuali meccanismi atti a garantire in ogni Regione il rispetto dei tempi di attesa, attingendo da soluzioni messe già in campo da alcune Regioni (es. Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lombardia, …) e mediante la messa a punto e l’attuazione di azioni correttive sull’intramoenia affinché questa non sia strumento per aggirare le liste di attesa.
4.Introdurre su tutto il territorio nazionale la regola del blocco automatico dell’attività intramoenia in caso di mancato rispetto dei tempi di attesa previsti dalla legge nel canale istituzionale, con relativo sistema regionale di controllo effettivo, efficace, efficiente e con il coinvolgimento delle Organizzazioni civiche di tutela dei diritti.
5.Prevedere la possibilità di svolgere intramoenia solo all’interno delle strutture del SSN.
6.Rafforzare molto l’azione di controllo e verifica da parte delle Regioni sull’attività intramoenia, a partire dall’immediata istituzione in tutte le Regioni dell’Organismo Paritetico di verifica con la garanzia della partecipazione dei Rappresentanti delle Organizzazioni civiche. 
7.Garantire l’effettivo, efficiente ed efficace funzionamento degli Organismi Paritetici con relativa pubblicazione e rendicontazione dei dati dell’attività di verifica e delle azioni di miglioramento proposte e messe in atto. 
8.Introdurre in maniera puntuale la regola della pubblicazione, sui rispettivi siti istituzionali (nazionali, regionali e aziendali), delle somme introitate dal SSN e derivanti dalla attività intramoenia, della loro relativa modalità di utilizzo, da destinarsi, in via prioritaria, al rafforzamento dei diritti dei cittadini, primi tra tutti l’accesso ai servizi.
9.Pieno rispetto della legge 120/2007 per contrastare il fenomeno sempre più dilagante dei “Cup pubblici Promoter” dell’intramoenia per aggirare le liste di attesa.
10.Più informazione e trasparenza sul diritto del cittadino di accedere all’intramoenia pagando il solo ticket in caso di mancato rispetto da parte delle Aziende Sanitarie dei tempi di attesa previsti dalla legge. In particolare i Cup dovrebbero prevedere automaticamente, all’interno delle proprie procedure, l’informazione ai cittadini di questo diritto e la sua concreta attuazione. Più trasparenza sui reali tempi di attesa prospettati ai cittadini. Inoltre dovrebbero essere implementate campagna di informazione su diritti e doveri dei cittadini in tema di liste di attesa e intramoenia.

Fonte: Sole 24 Ore sanità, articolo di Tonino Aceti (coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva) 8 marzo 2018

 

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