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» Prevenzione dell'Ictus cerebrale
1. Generalità
Le patologie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte nel mondo, circa 15 milioni di persone, e sono responsabili di un terzo della mortalità globale: l’ictus cerebrale rappresenta la principale causa d'invalidità .
L’ ictus e’ una malattia non trasmissibile che colpisce ogni anno circa 15 milioni di persone in tutto il mondo, ogni 6 secondi una persona può essere colpita. Attualmente circa 5.7 milioni di persone muoiono per ictus ogni anno, se non si fa niente si prevede che il numero di persone che moriranno di ictus raggiungerà 6.7 milioni ogni anno dal 2015.
Ogni anno si calcola che in Italia si verifichino oltre 200.000 nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 paz/anno/1•000 abitanti) e che i soggetti che hanno avuto un ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti (prevalenza), siano circa 900.000.
Eppure ben l’80% di queste morti potrebbero essere evitate se si prestasse più attenzione ai fattori di rischio come il tabacco, l’alimentazione scorretta e l’inattività fisica.
L’ ictus e’ una malattia non trasmissibile che colpisce ogni anno circa 15 milioni di persone in tutto il mondo, ogni 6 secondi una persona può essere colpita. Attualmente circa 5.7 milioni di persone muoiono per ictus ogni anno, se non si fa niente si prevede che il numero di persone che moriranno di ictus raggiungerà 6.7 milioni ogni anno dal 2015.
Ogni anno si calcola che in Italia si verifichino oltre 200.000 nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 paz/anno/1•000 abitanti) e che i soggetti che hanno avuto un ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti (prevalenza), siano circa 900.000.
Eppure ben l’80% di queste morti potrebbero essere evitate se si prestasse più attenzione ai fattori di rischio come il tabacco, l’alimentazione scorretta e l’inattività fisica.
Si può prevenire l'ictus?
- nella fase asintomatica, cioè prima che si manifesti la malattia, (prevenzione primaria)
- quando ci sono stati i primi campanelli di allarme, cioè dopo il primo TIA (prevenzione secondaria)
- prevenire una recidiva quando si sia verificato il primo ictus (prevenzione terziaria).
In tutte e tre le situazioni, le tappe fondamentali sono: controllo dei fattori di rischio, cambiamento
delle abitudini alimentari e dello stile di vita e cure mediche quando non siano sufficienti gli interventi comportamentali. Vediamo ora quali siano i fattori di rischio.
delle abitudini alimentari e dello stile di vita e cure mediche quando non siano sufficienti gli interventi comportamentali. Vediamo ora quali siano i fattori di rischio.
2. Fattori di rischio e ictus, dati generali
I fattori di rischio possono essere classificati in: a) non modificabili, b) modificabili e c) intermedi.
a) Non modificabili. Ad esempio:
- Età: la possibilità di avere un ictus raddoppia ogni decade di vita dopo 55 anni, sebbene l' ictus sia comune tra le persone più anziane, molte persone sotto i 65 anni possono essere colpite ed anche persone ancora più giovani.
- Ereditarietà e storia familiare: la probabilità di avere un ictus aumenta se un genitore, un nonno, una sorella od un fratello hanno avuto un ictus.
- Etnia: la popolazione di colore ha un maggior rischio di avere un ictus rispetto alla popolazione caucasica. Questo è dovuto al fatto che i neri hanno un alto rischio di ipertensione arteriosa, diabete, obesita;
- Sesso: l’ictus è piu comune negli uomini che nelle donne, ma più della metà dei decessi per ictus si verificano nelle donne. L’uso delle pillole contraccettive e la gravidanza contribuiscono a dare alle donne un rischio maggiore di sviluppare un ictus.
- Lo stress e l’ambiente in cui si vive.
b) Modificabili: quelli su cui può agire efficacemente una corretta prevenzione, cioè il fumo, la dieta scorretta e l’assenza di moto.
c) Fattori di rischio intermedi:prendono origine dal protrarsi nel tempo dei fattori di rischio modificabili, cioè le cattive abitudini, e sono pertensione, diabete, obesità, aumento dei trigliceridi ed ipercolesterolemia.
Inoltre ci sono i seguenti altri fattori:
d) Alcuni casi di ictus possono essere il sintomo di un disordine genetico come il “CADASIL”, che è una encefalopatia causata dalla mutazione di un gene che porta al danno nella parte del vaso cerebrale, bloccando la circolazione del sangue. Molti individui affetti da CADASIL hanno una storia familiare di malattia, ogni bambino nato da genitori con la patologia ha il 50% delle possibilità di ereditare tale disordine.
e) TIA (Attacchi Ischemici Transitori) e attacchi cardiaci: Il rischio di avere un ictus per chi ha avuto un episodio precedente è molto maggiore rispetto a chi non ne ha mai avuto uno. Gli attacchi ischemici transitori (TIA) sono dei “campanelli d’allarme” che producono sintomi simili all’ictus ma non lasciano danni. I TIA sono fortemente predittori di ictus: una persona che ha avuto un TIA o pià eventi ha 10 volte in più la possibilità di avere un ictus rispetto a un’altra persona della stessa età e sesso che non lo ha avuto. Riconoscere e trattare un TIA riduce il rischio di avere un ictus, Per questo il TIA deve essere considerato un’emergenza medica e deve essere immediatamente valutato da una figura medica professionale.
f) Avere avuto un infarto cardiaco predispone ad un alto rischio di avere anche un ictus. Sia gli infarti cardiaci che l’ictus dividono molti fattori di rischio così come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’inattività fisica e l’obesità.
g) Ci sono altre patologie più rare che possono portare all’Ictus (per maggiori dettagli vai a rare cause di ictus)
MA NON BISOGNA SPAVENTARSI...
Molti Fattori di Rischio possono essere cambiati, controllati e trattati...
Ricordiamoci che l’ictus si può curare e di ictus ci si può “non ammalare” o almeno ridurre la possibilità di esserne colpiti!!!
d) Alcuni casi di ictus possono essere il sintomo di un disordine genetico come il “CADASIL”, che è una encefalopatia causata dalla mutazione di un gene che porta al danno nella parte del vaso cerebrale, bloccando la circolazione del sangue. Molti individui affetti da CADASIL hanno una storia familiare di malattia, ogni bambino nato da genitori con la patologia ha il 50% delle possibilità di ereditare tale disordine.
e) TIA (Attacchi Ischemici Transitori) e attacchi cardiaci: Il rischio di avere un ictus per chi ha avuto un episodio precedente è molto maggiore rispetto a chi non ne ha mai avuto uno. Gli attacchi ischemici transitori (TIA) sono dei “campanelli d’allarme” che producono sintomi simili all’ictus ma non lasciano danni. I TIA sono fortemente predittori di ictus: una persona che ha avuto un TIA o pià eventi ha 10 volte in più la possibilità di avere un ictus rispetto a un’altra persona della stessa età e sesso che non lo ha avuto. Riconoscere e trattare un TIA riduce il rischio di avere un ictus, Per questo il TIA deve essere considerato un’emergenza medica e deve essere immediatamente valutato da una figura medica professionale.
f) Avere avuto un infarto cardiaco predispone ad un alto rischio di avere anche un ictus. Sia gli infarti cardiaci che l’ictus dividono molti fattori di rischio così come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’inattività fisica e l’obesità.
g) Ci sono altre patologie più rare che possono portare all’Ictus (per maggiori dettagli vai a rare cause di ictus)
MA NON BISOGNA SPAVENTARSI...
Molti Fattori di Rischio possono essere cambiati, controllati e trattati...
Ricordiamoci che l’ictus si può curare e di ictus ci si può “non ammalare” o almeno ridurre la possibilità di esserne colpiti!!!
3. Fattori di Rischio, descrizione dettagliata di quelli più comuni
a. IPERTENSIONE:
Si definisce ipertensione arteriosa uno stato costante e non occasionale in cui la pressione arteriosa è elevata rispetto a standard fisiologici considerati normali.
Una persona è ipertesa, o ha la pressione alta, quando:
La progressiva diffusione dell’ipertensione arteriosa nella popolazione è legata principalmente ad uno stile di vita non sano, ma anche ad una diagnosi e ad un trattamento di questa condizione spesso inadeguati. In Italia, ad esempio, è dimostrato che
meno del 50% degli ipertesi è a conoscenza della sua condizione, solo il 30% è trattato adeguatamente con normalizzazione della pressione e riduzione del rischio di futuri eventi cardiovascolari.
L’ipertensione è il piu importante fattore di rischio, sopratutto di ictus quello emorragico, e può essere controllato. Tra i possibili fattori alla base della patologia i più importanti sono la familiarità (influenza genetica), le abitudini alimentari, il sovrappeso, la sedentarietà ed eventuali squilibri ormonali.
Il controllo dei valori pressori è importante anche per contrastare il declino cognitivo dovuto ai piccoli infarti cerebrali (infarti dei piccoli vasi che, si è visto, determinano una percentuale elevata di danno cerebrale, la cosiddetta demenza vascolare. Per maggiori informazioni sulla demenza vascolare andare a demenza vascolare)
L'ipertensione essenziale rappresenta la forma di ipertensione più diffusa in età adulta ed anziana (circa il 95% dei casi). L’ipertensione non risparmia nemmeno i giovani ed i giovanissimi. Il dilagare di questa patologia tra bambini e ragazzi nei paesi industrializzati fa temere, per il futuro, una vera e propria epidemia di adulti ipertesi.
a. IPERTENSIONE:
Si definisce ipertensione arteriosa uno stato costante e non occasionale in cui la pressione arteriosa è elevata rispetto a standard fisiologici considerati normali.
Una persona è ipertesa, o ha la pressione alta, quando:
- la pressione arteriosa minima (ipertensione diastolica) supera "costantemente" il valore di 90 mmHg
- la pressione massima (ipertensione sistolica) supera "costantemente" il valore di 140 mmHg
La progressiva diffusione dell’ipertensione arteriosa nella popolazione è legata principalmente ad uno stile di vita non sano, ma anche ad una diagnosi e ad un trattamento di questa condizione spesso inadeguati. In Italia, ad esempio, è dimostrato che
meno del 50% degli ipertesi è a conoscenza della sua condizione, solo il 30% è trattato adeguatamente con normalizzazione della pressione e riduzione del rischio di futuri eventi cardiovascolari.
L’ipertensione è il piu importante fattore di rischio, sopratutto di ictus quello emorragico, e può essere controllato. Tra i possibili fattori alla base della patologia i più importanti sono la familiarità (influenza genetica), le abitudini alimentari, il sovrappeso, la sedentarietà ed eventuali squilibri ormonali.
Il controllo dei valori pressori è importante anche per contrastare il declino cognitivo dovuto ai piccoli infarti cerebrali (infarti dei piccoli vasi che, si è visto, determinano una percentuale elevata di danno cerebrale, la cosiddetta demenza vascolare. Per maggiori informazioni sulla demenza vascolare andare a demenza vascolare)
L'ipertensione essenziale rappresenta la forma di ipertensione più diffusa in età adulta ed anziana (circa il 95% dei casi). L’ipertensione non risparmia nemmeno i giovani ed i giovanissimi. Il dilagare di questa patologia tra bambini e ragazzi nei paesi industrializzati fa temere, per il futuro, una vera e propria epidemia di adulti ipertesi.
b. FIBRILLAZIONE ATRIALE
Ritmo sinusale normale fibrillazione atriale
La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri, due delle quattro camere cardiache. In presenza di tale anomalia, le normali contrazioni atriali vengono sostituite da movimenti caotici, completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il battito cardiaco diviene completamente irregolare.
La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta. Il rischio di esserne affetti aumenta con l’età: la percentuale dei pazienti affetti sale al 5% oltre i 65 anni. Tale aritmia è poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari. La fibrillazione atriale può essere cronica, ovvero continua, persistente oppure parossistica, con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni.
Essa è causa di un significativo aumento del rischio di complicazioni cardiovascolari e di una riduzione della sopravvivenza a distanza.
Provoca inoltre una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da un’efficienza sub-ottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Infine, il ristagno di sangue nelle camere atriali “paralizzate” dall’aritmia, favorisce la formazione di coaguli all’interno del cuore ed il rischio di fenomeni embolici come l’ictus cerebrale. Per questo motivo i pazienti con fibrillazione atriale vengono solitamente trattati con farmaci anticoagulanti.
La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri, due delle quattro camere cardiache. In presenza di tale anomalia, le normali contrazioni atriali vengono sostituite da movimenti caotici, completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il battito cardiaco diviene completamente irregolare.
La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta. Il rischio di esserne affetti aumenta con l’età: la percentuale dei pazienti affetti sale al 5% oltre i 65 anni. Tale aritmia è poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari. La fibrillazione atriale può essere cronica, ovvero continua, persistente oppure parossistica, con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni.
Essa è causa di un significativo aumento del rischio di complicazioni cardiovascolari e di una riduzione della sopravvivenza a distanza.
Provoca inoltre una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da un’efficienza sub-ottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Infine, il ristagno di sangue nelle camere atriali “paralizzate” dall’aritmia, favorisce la formazione di coaguli all’interno del cuore ed il rischio di fenomeni embolici come l’ictus cerebrale. Per questo motivo i pazienti con fibrillazione atriale vengono solitamente trattati con farmaci anticoagulanti.
c. ALTRI DISORDINI DEL CUORE
Le persone con patologie delle arterie coronarie o con pregresso infarto hanno un rischio di ictus maggiore di coloro che non soffrono di patologie cardiache. La cardiomiopatia dilatativa, le valvulopatie ed alcuni tipi di cardiopatie congenite incrementano il rischi di ictus.
Le persone con patologie delle arterie coronarie o con pregresso infarto hanno un rischio di ictus maggiore di coloro che non soffrono di patologie cardiache. La cardiomiopatia dilatativa, le valvulopatie ed alcuni tipi di cardiopatie congenite incrementano il rischi di ictus.
d. FUMO
Molti studi hanno evidenziato che il fumo di sigaretta è un importante fattore di rischio per l’ictus. La nicotina ed il monossido di carbonio presente nel fumo delle sigarette danneggia il sistema cardiovascolare in molti modi.
L’uso dei contraccettivi insieme al fumo di sigarette aumentano enormemente il rischio di ictus.
Molti studi hanno evidenziato che il fumo di sigaretta è un importante fattore di rischio per l’ictus. La nicotina ed il monossido di carbonio presente nel fumo delle sigarette danneggia il sistema cardiovascolare in molti modi.
L’uso dei contraccettivi insieme al fumo di sigarette aumentano enormemente il rischio di ictus.
e. DIABETE
Il diabete è un fattore indipendente di ictus. Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.
Il diabete mellito è una patologia caratterizzata da elevati valori di glicemia a digiuno (>126 mg/dL) o da valori di emoglobina glicosilata ≥6.5%.
Oltre al diabete vero e proprio vi sono forme definite come intolleranza glucidica (o più genericamente iperglicemia), che pur non essendo classificabili come vero e proprio diabete, espongono gli individui ad aumentato rischio di sviluppo di diabete. L’intolleranza glucidica è definita da valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dL o da un’emoglobina glicosilata tra 5.7 e 6.4%.
Questa patologia colpisce circa 3 milioni di italiani e 170 milioni di persone nel mondo ed è frequentemente associata all’ipertensione arteriosa. Secondo le più recenti statistiche infatti circa il 70-80% dei diabetici è anche iperteso, ed è calcolato che circa il 30-40% dei diabetici soffre di una qualche malattia cardiovascolare.
Il diabete è un fattore indipendente di ictus. Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.
Il diabete mellito è una patologia caratterizzata da elevati valori di glicemia a digiuno (>126 mg/dL) o da valori di emoglobina glicosilata ≥6.5%.
Oltre al diabete vero e proprio vi sono forme definite come intolleranza glucidica (o più genericamente iperglicemia), che pur non essendo classificabili come vero e proprio diabete, espongono gli individui ad aumentato rischio di sviluppo di diabete. L’intolleranza glucidica è definita da valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dL o da un’emoglobina glicosilata tra 5.7 e 6.4%.
Questa patologia colpisce circa 3 milioni di italiani e 170 milioni di persone nel mondo ed è frequentemente associata all’ipertensione arteriosa. Secondo le più recenti statistiche infatti circa il 70-80% dei diabetici è anche iperteso, ed è calcolato che circa il 30-40% dei diabetici soffre di una qualche malattia cardiovascolare.
f. IPERCOLESTEROLEMIA
Elevati livelli di colesterolo aumentano il rischio di ictus. Sembra che bassi valori di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono) è un alto rischio di ictus per gli uomini, ma sono necessari altri dati su questo effetto anche nelle donne. La dislipidemia è un fenomeno complesso che si caratterizza per un aumento del livello di grassi nel sangue. La forma più comune di dislipidemia è l’ipercolesterolemia caratterizzata da un incremento dei livelli di colesterolo totale nel sangue. Altrettanto importante è l’incremento del più pericoloso colesterolo LDL (sottoclasse del colesterolo totale, che è direttamente responsabile della deposizione del colesterolo sulla parete delle arterie) o la diminuzione del colesterolo HDL (quello che aiuta a “pulire” la parete delle arterie dal colesterolo che si deposita). Segue per importanza tra le forme di dislipidemia, l’ipertrigliceridemia, cioè l’aumento dei trigliceridi nel sangue. E’ importante sottolineare come la dislipidemia rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare per lo più ereditario, accentuato dal cattivo stile di vita (ad es. dieta ricca di grassi).
Valori patologici dei lipidi plasmatici secondo le Linee Guida Europee dell’Ipertensione Arteriosa
Elevati livelli di colesterolo aumentano il rischio di ictus. Sembra che bassi valori di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono) è un alto rischio di ictus per gli uomini, ma sono necessari altri dati su questo effetto anche nelle donne. La dislipidemia è un fenomeno complesso che si caratterizza per un aumento del livello di grassi nel sangue. La forma più comune di dislipidemia è l’ipercolesterolemia caratterizzata da un incremento dei livelli di colesterolo totale nel sangue. Altrettanto importante è l’incremento del più pericoloso colesterolo LDL (sottoclasse del colesterolo totale, che è direttamente responsabile della deposizione del colesterolo sulla parete delle arterie) o la diminuzione del colesterolo HDL (quello che aiuta a “pulire” la parete delle arterie dal colesterolo che si deposita). Segue per importanza tra le forme di dislipidemia, l’ipertrigliceridemia, cioè l’aumento dei trigliceridi nel sangue. E’ importante sottolineare come la dislipidemia rappresenti un fattore di rischio cardiovascolare per lo più ereditario, accentuato dal cattivo stile di vita (ad es. dieta ricca di grassi).
Valori patologici dei lipidi plasmatici secondo le Linee Guida Europee dell’Ipertensione Arteriosa

Recenti statistiche dimostrano come circa il 40% della popolazione italiana abbia un colesterolo totale nel sangue >200 mg/dL, con percentuali superiori nei soggetti che hanno già avuto una malattia cardiovascolare o un ictus, o sono in età più avanzata.
L’ipercolesterolemia, e più in generale la dislipidemia, sono un’importante causa di aterosclerosi e di malattie cardiovascolari: si valuta infatti che siano responsabili di circa 4 milioni di morti ogni anno nel mondo.
L’ipercolesterolemia, e più in generale la dislipidemia, sono un’importante causa di aterosclerosi e di malattie cardiovascolari: si valuta infatti che siano responsabili di circa 4 milioni di morti ogni anno nel mondo.
g. TIA (Attacchi Ischemici Transitori) e attacchi cardiaci
Il rischio di avere un ictus per chi ha avuto un episodio precedente è molto maggiore rispetto a chi non ne ha mai avuto uno. Gli attacchi ischemici transitori (TIA) sono dei “camapanelli d’allarme” che producono sintomi simili all’ictus ma non lasciano danni. I TIA sono fortemente predittori di ictus.
Una persona che ha avuto un TIA o piu eventi ha 10 volte in più la possibilità di avere un ictus rispetto a un’altra persona della stessa età e sesso che non lo ha avuto.
Riconoscere e trattare un TIA riduce il rischio di avere un ictus, Per questo il TIA deve essere considerato un’emergenza medica e deve essere immediatamente valutato da una figura medica professionale.
Ave avuto un Infarto cardiaco predispone ad un alto rischio di avere anche un ictus.
Sia gli Infarti cardiaci che l’Ictus dividono molti fattori di rischio cosi come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’inattivita’ fisica e l’obesità.
Il rischio di avere un ictus per chi ha avuto un episodio precedente è molto maggiore rispetto a chi non ne ha mai avuto uno. Gli attacchi ischemici transitori (TIA) sono dei “camapanelli d’allarme” che producono sintomi simili all’ictus ma non lasciano danni. I TIA sono fortemente predittori di ictus.
Una persona che ha avuto un TIA o piu eventi ha 10 volte in più la possibilità di avere un ictus rispetto a un’altra persona della stessa età e sesso che non lo ha avuto.
Riconoscere e trattare un TIA riduce il rischio di avere un ictus, Per questo il TIA deve essere considerato un’emergenza medica e deve essere immediatamente valutato da una figura medica professionale.
Ave avuto un Infarto cardiaco predispone ad un alto rischio di avere anche un ictus.
Sia gli Infarti cardiaci che l’Ictus dividono molti fattori di rischio cosi come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’inattivita’ fisica e l’obesità.
h. STENOSI DELLA CAROTIDE
Le arterie carotidi situate nel collo portano il sangue al cervello. Un’arteria carotide “stretta” da depositi di aterosclerosi (placche che si accumulano nella parete del vaso) può essere bloccata da un coagulo di sangue e non riuscire più ad irrorare una parte del cervello.
Le arterie carotidi situate nel collo portano il sangue al cervello. Un’arteria carotide “stretta” da depositi di aterosclerosi (placche che si accumulano nella parete del vaso) può essere bloccata da un coagulo di sangue e non riuscire più ad irrorare una parte del cervello.
i. STENOSI DELLE ARTERIE PERIFERICHE
Il restringimento dei vasi sanguigni che trasportano il sangue ai muscoli delle braccia e delle gambe dovuto al deposito di placche formate da accumuli di grasso nelle pareti del vaso.
Le malattie delle arterie periferiche incrementano il rischio di ictus e sono spesso un segno di “altri problemi circolatori”.
Il restringimento dei vasi sanguigni che trasportano il sangue ai muscoli delle braccia e delle gambe dovuto al deposito di placche formate da accumuli di grasso nelle pareti del vaso.
Le malattie delle arterie periferiche incrementano il rischio di ictus e sono spesso un segno di “altri problemi circolatori”.
j. ANEMIA A CELLULE FALCIFORMI
Si tratta di un disordine congenito che colpisce molti bambini: “i globuli rossi sono meno capaci di portare ossigeno ai tessuti ed organi del corpo. Queste cellule tendono ad aderire alla parete dei vasi sanguigni, bloccare le arterie del cervello e causare un ictus.
Si tratta di un disordine congenito che colpisce molti bambini: “i globuli rossi sono meno capaci di portare ossigeno ai tessuti ed organi del corpo. Queste cellule tendono ad aderire alla parete dei vasi sanguigni, bloccare le arterie del cervello e causare un ictus.
k. DIETA
Una dieta ad alto contenuto di grassi saturi e colesterolo può incrementare i livelli di colesterolo nel sangue, così come una dieta ricca di sodio (sale) aumenta la pressione del sangue. Una dieta eccedente in calorie può contribuire a portare all’obesità. Una dieta invece che contiene 4-5 portate di frutta e verdura al giorno può ridurre il rischio di ictus.
Una dieta ad alto contenuto di grassi saturi e colesterolo può incrementare i livelli di colesterolo nel sangue, così come una dieta ricca di sodio (sale) aumenta la pressione del sangue. Una dieta eccedente in calorie può contribuire a portare all’obesità. Una dieta invece che contiene 4-5 portate di frutta e verdura al giorno può ridurre il rischio di ictus.
l. INATTIVITA’ FISICA E OBESITA’
Non praticare attività fisica ed essere in sovrappeso aumenta il rischio di ipertensione ipercolesterolemia, diabete, patologie cardiache ed ictus. Fare delle passeggiate, salire le scale, praticare un’attività fisica per circa 30 minuti al giorno riduce il rischio di ictus.
Non praticare attività fisica ed essere in sovrappeso aumenta il rischio di ipertensione ipercolesterolemia, diabete, patologie cardiache ed ictus. Fare delle passeggiate, salire le scale, praticare un’attività fisica per circa 30 minuti al giorno riduce il rischio di ictus.
m. ALTRI FATTORI DI ICTUS..
Localizzazioni geografiche e fattori socio-economici. Ci sono delle evidenze che l’ictus è piu comune tra la popolazione a “basso reddito” rispetto alle popolazioni più abbienti.
Localizzazioni geografiche e fattori socio-economici. Ci sono delle evidenze che l’ictus è piu comune tra la popolazione a “basso reddito” rispetto alle popolazioni più abbienti.
n. ABUSO ALCOOLICO
L’abuso di alcool può portare a molte complicazioni mediche, incluso l’ictus. La raccomandazione per chi assume bevande alcoliche è quella di non bere più di 2 bevande al giorno per gli uomini e non più di una per le donne non in gravidanza.
L’abuso di alcool può portare a molte complicazioni mediche, incluso l’ictus. La raccomandazione per chi assume bevande alcoliche è quella di non bere più di 2 bevande al giorno per gli uomini e non più di una per le donne non in gravidanza.
o. ABUSO DI DROGHE
L’uso di droghe è spesso un disordine cronico recidivante associato ad un numero di problemi sociali e medici. L’abuso di droghe come la cocaina, le anfetamine e l’eroina sono spesso associate ad un incremento del rischio di ictus. L’ictus associato all’uso di droghe interessa la popolazione più giovane.
L’uso di droghe è spesso un disordine cronico recidivante associato ad un numero di problemi sociali e medici. L’abuso di droghe come la cocaina, le anfetamine e l’eroina sono spesso associate ad un incremento del rischio di ictus. L’ictus associato all’uso di droghe interessa la popolazione più giovane.
4. Come agire sui fattori di rischio modificabili
- Innanzitutto curare la dieta: mangiare almeno 400-500 g di frutta e verdura al giorno perché grazie al loro contenuto di anti-radicali liberi, proteggono i vasi e i tessuti del cuore e del cervello. Diminuire l’uso di sale da cucina: l’OMS ha stimato che riducendo la quantità di sale giornaliera di 3 g farebbe scendere del 22% la mortalità da infarto e del 16% quella per malattie coronariche.
- Consumare più fibre.
- Limitare l’uso dei cibi grassi e fritti: i grassi saturi e quelli idrogenati sono più pericolosi perché aumentano il colesterolo LDL.
- Consumare pesce almeno 2 volte alla settimana perché contiene i grassi omega 3 protettori delle arterie, eventualmente si possono assumere integratori alimentari.
- Limitare il consumo di alcool, bere cioè non più di 2 bicchieri al giorno.
- Non meno importante è tenere sotto controllo il peso sia con una dieta corretta che facendo attività fisica. L’indicatore primario per capire se si è in sovrappeso o no è l’indice di massa corporea (BMI) che è il rapporto tra il peso ed il quadrato dell’altezza espresso in metri. Se il BMI è maggiore di 25 si è in sovrappeso, se è maggiore di 30 si parla di obesità. Risulta essere molto pericoloso il grasso addominale: il girovita per l’uomo non dovrebbe oltrepassare i 120 cm e nella donna gli 88 cm.
- L’attività fisica è molto salutare in quanto riduce la glicemia, la pressione, i grassi nel sangue, lo stress e migliora la circolazione sanguigna e l’ossigenazione dei tessuti oltre a contribuire a tenere sotto controllo il peso.
- E’ sorprendente constatare che l’inattività fisica porti ad accrescere il rischio cardiovascolare fino ad un 150%: è sufficiente spendere 30 minuti della propria giornata in attività fisica anche moderata come camminare, salire e scendere le scale ecc. sono i comportamenti che permettono una riduzione del rischio di ictus! È importante fare ogni giorno una passeggiata con una velocità moderata per almeno circa mezz'ora.
- L’alimentazione deve essere equilibrata: la dieta deve includere soprattutto pesce (almeno 2 -3 volte alla settimana), verdura e frutta, limitando il più possibile l'uso del sale e il consumo di cibi grassi, utilizzando come condimento l'olio extravergine di oliva, soprattutto a crudo. La carne deve essere limitata a 2-3 volte alla settimana.
- L’assunzione di vino deve essere limitata ad un bicchiere al giorno nella donna e a 2 bicchieri al giorno nell’uomo. È necessario controllare la pressione arteriosa (che deve essere mantenuta al di sotto di 140 / 80 mmHg) e se questa è alta bisogna assumere dei farmaci che l'abbassano. Le persone che hanno la glicemia alta devono sottoporsi a controlli periodici e assumere medicine come l'insulina o altre che riducono gli zuccheri nel sangue.
- I soggetti che invece hanno il colesterolo alto devono seguire una dieta particolare, oltre che assumere medicine, come le statine, che abbassano i livelli dei grassi nel sangue.
- Se il cuore batte con un ritmo irregolare è necessaria una valutazione medica per poter scegliere quale trattamento fare.
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