Gestione del dolore: un network agile sul territorio e più confronti multidisciplinari

MEDICINA E RICERCA

La gestione del dolore, soprattutto in presenza di forme croniche, si pone ancora oggi per lo specialista come momento di attenta valutazione: capire le priorità terapeutiche per ogni singolo paziente significa infatti non solo dare sollievo, ma anche ridurre le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che possono compromettere l'autonomia e la qualità di vita del paziente. A questo si aggiunge il tema della continuità terapeutica, diventato ancor più rilevante e crescente in questo momento di attuale emergenza sanitaria. L'evento Science of Relief, organizzato da Grünenthal Italia, si è posto l'obiettivo di individuare soluzioni concrete e progetti comuni per migliorare la gestione del dolore cronico.

In Italia dieci anni fa è stata istituita la Legge 38 che ha posto il nostro Paese all'avanguardia in tutta Europa riguardo al tema del dolore. Questo importante strumento legislativo ha sancito, tra le altre cose, anche la necessità di investire in formazione per garantire un adeguato trattamento del dolore. La formazione, quindi, base della conoscenza, è necessaria per attuare un'adeguata e moderna gestione del dolore in funzione della sua tipologia e di quella del paziente. I numerosi eventi educazionali e le campagne di sensibilizzazione hanno, poi, permesso di porre le basi per una nuova e diffusa consapevolezza. In questo le aziende sono importanti per facilitare la divulgazione della conoscenza ed è di estrema importanza una permanente sensibilizzazione nei confronti del fenomeno.

Possiamo migliorare; l'impegno come specialisti è quello di consolidare la cultura del dolore per continuare a condividere la necessità di formazione e l'importanza della comunicazione. Questa priorità è da intendersi sia per la comunicazione tra i vari specialisti, in ottica di approccio multidisciplinare nel trattamento che per l'ascolto del paziente, per riuscire a valutare l'impatto del dolore nella sua completezza. È cruciale sapere, infatti, che il dolore cronico ha un impatto a 360° sul paziente, non solo per quanto riguarda la componente fisica, ma anche quella psicologica e sociale. Da qui la necessità di un approccio multimodale dove il trattamento è la base alla quale devono essere aggiunti altri approcci integrativi (riabilitazione, esercizi, consulenza psicologica) e il target deve essere il pieno recupero della funzionalità e, quindi, il benessere.

Torna, inoltre, ad essere prioritaria la stretta collaborazione ospedale/territorio per un'adeguata presa in carico e quindi a garanzia di una maggiore centralità del paziente stesso. È fondamentale insistere sul territorio per creare un network agile, efficiente e virtuoso: la medicina generale dovrebbe saper cercare di avviare un corretto percorso diagnostico e saper impostare un trattamento autonomamente, altrimenti rischiamo che i pazienti arrivino allo specialista in stadi evolutivi del dolore troppo avanzati e quindi difficili da gestire. Lo specialista potrebbe, qui, ricoprire un ruolo fondamentale nella formazione del medico di medicina generale, per perseguire l'obiettivo comune di ottimizzare il percorso di cura e di gestione del paziente con dolore cronico.

Da ultimo, è stato focalizzato il valore dell'appropriatezza prescrittiva; come terapisti del dolore, sappiamo che il dolore cronico è un fenomeno che evolve nel tempo e come tale deve essere trattato. È necessario coinvolgere il paziente con dolore cronico nella scelta terapeutica. Quindi, si deve assicurare l'ascolto e la continuità terapeutica, coerentemente al tipo di dolore e alla tipologia di paziente, anche assicurando nel contempo un costante monitoraggio per il fine ultimo del recupero della funzionalità e del miglioramento della qualità della vita.

Fonte: Sole 24 Ore sanità articolo di Giustino Varrassi* 06/11/2020

* Presidente del World Institute of Pain e responsabile scientifico di Science of Relief 2020

 

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