Ripensare i medici di medicina generale, vero filtro fra pazienti e ospedali

I CAMBIAMENTI NECESSARI

 

Occorre una modifica strutturale del Sistema sanitario che metta al centro formazione e strategia, per fare in modo che i nuovi dottori siano portatori di una cultura di tipo preventivo

 

La pandemia indotta dal virus Sars-CoV-2 ha reso evidenti problemi relativi alla funzionalità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) che erano già presenti, ma sottovalutati. In particolare, molta attenzione si è concentrata sul ruolo dei Medici di medicina generale (Mmg) che sono stati esclusi dalla lotta alla pandemia perché lasciati privi degli strumenti di sicurezza e di linee guida necessarie per affrontare una malattia (il Covid-19) apparsa improvvisamente e completamente sconosciuta. Alcuni Mmg hanno pagato contagiandosi e sviluppando la malattia con la sua quota di mortalità, mentre altri si sono ritirati nei loro studi utilizzando sistemi di contatto telefonici e online con i loro pazienti e altri ancora non sono stati in grado di svolgere alcuna attività. Tutto ciò in modo molto eterogeneo, date le grandi differenze di comportamento fra le varie regioni. Indipendentemente dalla pandemia, molti sono d’accordo sulla necessità di ripensare al ruolo dei Mmg considerando la grande importanza che rivestono come filtro per l’accesso alle cure specialistiche, al pronto soccorso e all’ospedalizzazione. Lo stesso nome può essere messo in discussione. Cosa vuol dire medicina generale? È una denominazione traducibile in percorsi accademici o addirittura in altre lingue? Forse sarebbe meglio chiamarli, non per ragioni formali ma per stabilirne il ruolo, medici di famiglia o forse meglio medici del territorio.

 

Fonte: Il Foglio.it Salute articolo di Silvio Garattini 9 gennaio 2021

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