Vaccino Covid, priorità ai pazienti con grandi patologie. Il documento della federazione Foce

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Accolto ai massimi livelli istituzionali il documento proposto dalla Federazione di oncologi, cardiologi ed ematologi per tutelare i cittadini con tumori e malattie cardiache. Il testo è indirizzato alle Regioni per proteggere 11 milioni di persone con grandi patologie. "Il Tavolo Tecnico, istituito fra FOCE (la Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), il Governo e Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), ha stilato il Documento di indirizzo e di raccomandazioni per garantire ai pazienti più fragili la continuità di cura in emergenza Covid. Si tratta di linee guida ufficiali, che impegnano le Regioni nella tutela di 11 milioni di persone con tumori e malattie del cuore, presentate oggi in una conferenza stampa virtuale. FOCE, inoltre, ha richiesto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e al Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, che venga assegnata priorità assoluta (T1a) nella vaccinazione anti Covid a 392.600 pazienti con malattie oncologiche, cardiologiche e ematologiche, inserendoli nella stessa categoria degli operatori sanitari. A seguire, vi sono circa 3 milioni e 820mila (3.817.400) cittadini colpiti da queste grandi malattie che, come richiesto da FOCE, dovranno essere vaccinati nella fase immediatamente successiva del programma di immunizzazione (T2a) e, in ogni caso, prima delle persone di età compresa fra 60 e 69 anni non affette da patologie", si legge in una nota di Foce.

“L’attuale fase epidemica richiede un profondo cambiamento organizzativo dell’offerta assistenziale da parte dei servizi sanitari delle Regioni – afferma il Presidente FOCE, Francesco Cognetti -. I punti chiave del Documento di indirizzo e di raccomandazioni sono dieci. Innanzitutto, viene prevista la completa separazione dei percorsi fra pazienti Covid e non Covid, includendo in questa distinzione anche il personale dedicato e i relativi servizi ospedalieri. Deve essere mantenuta la piena operatività delle attività di degenza ordinaria, day hospital e ambulatoriali delle strutture di oncologia medica, di chirurgia oncologica e di ogni altro ambito clinico-assistenziale, come quelle di oncoematologia, di trapianto di midollo e di cardiologia, incluse le terapie intensive cardiologiche. Vanno stabiliti standard per il fabbisogno di personale per adeguarlo alle nuove modalità organizzative e, laddove vi sia un’effettiva carenza, è necessario reclutare medici specialisti. Gli screening oncologici devono riprendere, in modo omogeneo, a pieno regime in tutte le Regioni, monitorando l’effettiva ripresa dei volumi di attività col ritorno ai livelli pre-pandemici e recuperando al più presto i ritardi accumulati”. “Inoltre – continua il prof. Cognetti -, va ripensata la medicina del territorio, tramite nuove modalità assistenziali di integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali che possano, con personale dotato di specifiche competenze, svolgere funzioni oggi affidate solo agli ospedali, come le attività di screening oncologico, di follow up e riabilitazione dei pazienti oncologici, cardiologici ed ematologici, di assistenza domiciliare e cure palliative. Per questo è necessario sviluppare le cure intermedie. Va potenziato l’ampio impiego degli alberghi Covid per i positivi paucisintomatici o in dimissione dai reparti. Il Documento chiede, inoltre, alle Regioni di attivare e diffondere l’uso della telemedicina in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, con programmi strutturati, con norme specifiche che li regolino, anche a tutela dei medici coinvolti in queste attività. Alla base di tutte queste raccomandazioni, vi è la richiesta di sostenere con maggiori finanziamenti i nuovi servizi, incentivando programmi innovativi che potenzino le Reti oncologiche e cardiologiche esistenti e stimolino l’istituzione di quelle ancora non attivate”. 

“Tutti gli studi pubblicati sulla pandemia mostrano che i pazienti affetti da patologie oncoematologiche rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile all’infezione – spiega Paolo Corradini, Vicepresidente FOCE -.

Esiste una confluenza di fattori di rischio per entrambe le patologie (tumori e Covid-19), i trattamenti anticancro aumentano la probabilità di contrarre il virus e ne incrementano la letalità, anche attraverso un attenuamento della risposta immune. I pazienti colpiti da queste malattie, in particolare da quelle ematologiche, devono essere considerati ad alto rischio e candidati a un accesso prioritario alla vaccinazione anti Covid. Queste conclusioni derivano anche dalla metanalisi dei risultati riportati in 28 articoli scientifici, da cui è emersa una mortalità più alta, pari al 26%, in pazienti affetti da neoplasie rispetto a coloro che non ne sono colpiti. E uno studio tutto italiano, promosso dalla Società Italiana di Ematologia (SIE) e pubblicato su ‘The Lancet Hematology’, ha evidenziato un altissimo tasso di mortalità, pari al 37%, nei pazienti ematologici contagiati dal Covid-19 nel periodo da febbraio a maggio 2020. Una percentuale nettamente superiore rispetto a quella della popolazione generale che ha contratto il virus”. “Possiamo stimare che, in Italia, siano circa 230mila i pazienti con tumori solidi e del sangue in trattamento attivo, con chemioterapia in grado di produrre una consistente immunodepressione o con immunoterapia, o a meno di sei mesi dalla sospensione delle cure – sottolinea Fabrizio Pane, Tesoriere FOCE -. A questi cittadini il vaccino anti Covid va somministrato con priorità assoluta nel Piano strategico del Ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei ministri, al pari degli operatori sanitari”. Il Commissario Straordinario Arcuri ha affermato la propria disponibilità a collaborare con FOCE e con oltre 600 Associazioni di pazienti per attuare queste indicazioni. 

“La stessa priorità assoluta devono avere i pazienti cardiologici più gravi, per i quali è prevedibile anche una lunga sopravvivenza – continua Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE -. Sono le persone con scompenso cardiaco in classi avanzate, con trapianto di cuore e con post-shock cardiogeno, pari a circa 162.600 persone nel nostro Paese. In analogia alle categorie previste per gli oncologici e gli ematologici, questi pazienti mostrano un elevatissimo rischio di letalità da Covid. Infatti, nel Documento di indirizzo e di raccomandazioni, è richiesto che vengano rafforzate le attività assistenziali per le degenze cardiologiche e per le unità di terapie intensive cardiologiche, garantendo l’erogazione delle prestazioni con la massima priorità e salvaguardando la rete dell’emergenza cardiologica”. “I cittadini con malattie cardiovascolari presentano un rischio doppio di non sopravvivere al virus in caso di infezione e un contagiato da Covid-19 su cinque va incontro a conseguenze cardiovascolari – sottolinea Francesco Romeo, Segretario FOCE -. Inoltre, un recente studio italiano pubblicato sul ‘Journals of the American College of Cardiology’ ha dimostrato una mortalità del 50% nei pazienti con trapianto cardiaco affetti da Covid-19 e, come evidenziato in un’altra ricerca pubblicata sul ‘European Journal of Heart Failure’, le persone con scompenso cardiaco hanno una probabilità cinque volte maggiore di morire, se contagiate dal virus. In un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, su 59.394 pazienti positivi al Covid in Italia e deceduti per questa patologia, ben il 70% presentava ipertensione arteriosa, il 25% cardiopatia ischemica e altrettanti la fibrillazione atriale, il 20% scompenso cardiaco. Dobbiamo proteggere le persone fragili”.

“Come sottolineato nelle raccomandazioni prodotte da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e COMU (Collegio degli Oncologi Medici Universitari) – afferma Giordano Beretta, Vicepresidente FOCE – i dati, raccolti fino a questo momento nella popolazione oncologica in trattamento attivo, suggeriscono un aumentato rischio di mortalità dopo l’infezione da Covid-19.

Ne deriva la raccomandazione di offrire la vaccinazione prioritaria anti Covid ai pazienti oncologici in trattamento attivo. E, quando possibile, la somministrazione del vaccino deve essere eseguita prima dell’inizio della terapia anticancro. Anche le recenti linee guida della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) mostrano che i pazienti oncoematologici con malattia attiva o con storia di tumore solido nei precedenti 5 anni hanno un aumentato rischio di infezione severa da Covid-19 e dovrebbero essere vaccinati in via prioritaria, compresi quelli coinvolti negli studi clinici. Dati recentissimi della Task Force dell’American Association for Cancer Research su 43.540 persone arruolate per la vaccinazione anti Covid, di cui 1.610 pazienti con cancro, evidenziano una elevata protezione dal virus per la buona capacità di generare la risposta immune protettiva ed un bilancio efficacia-sicurezza molto favorevole, simile ai pazienti senza neoplasia. Anche le linee guida europee offrono le stesse indicazioni”. 

“Per questo – conclude il Presidente Cognetti -, FOCE ha chiesto al Commissario Arcuri che, dopo la vaccinazione con priorità assoluta ai 230mila pazienti con tumori solidi e del sangue in trattamento attivo, siano considerati anche circa 2 milioni di persone con queste patologie perché siano collocati in condizioni di priorità nell’accesso al vaccino (T2a) rispetto ai cittadini tra i 60 e 69 anni senza queste malattie, che presentano un rischio di morte molto più basso in caso di contagio. FOCE ha avanzato analoga richiesta per l’inserimento in questa stessa categoria vaccinale anche di oltre milione e 837mila persone con malattie cardiovascolari, in particolare con cardiopatie congenite, valvulopatie cardiache severe oppure trattate con rivascolarizzazione coronarica percutanea ad alto rischio di recidive, dopo la vaccinazione con priorità assoluta ai 162.600 pazienti cardiologici già indicati”. 
 

Fonte: Il Tempo.it 7 gennaio 2021

 

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