Gli italiani si fidano dei medici. E non li vogliono schiavi delle linee guida

Mentre la fiducia nel sistema sanitario vacilla sotto il peso di inefficienze crescenti, liste d’attesa e sempre maggiori costi a carico del cittadino, non altrettanto può dirsi di quella nei confronti della classe medica e sanitaria più in generale.

L’87,1% degli italiani, infatti, dichiara di fidarsi del medico di medicina generale (la quota raggiunge il 90% tra gli over 65 anni), l’84,7% si fida dell’infermiere, lo stesso vale per gli odontoiatri. Ed è la fiducia a orientare nella scelta del sanitario di riferimento (per il 63,1%), prima ancora delle tariffe delle prestazioni (26,3%), la qualità dei materiali e delle tecnologie utilizzate (21%), la comodità nel raggiungere lo studio (17,1%) o le facilitazioni nei pagamenti (l’11,4%).

Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca "Il medico pilastro del buon Servizio sanitario” realizzata dal Censis e presentata nell’ambito dell’evento della Fnomceo “40 anni del Servizio sanitario nazionale. La conquista di un diritto, un impegno per il futuro”.

Diversi gli aspetti indagati dal sondaggio.

Il configurarsi di un nuovo rapporto medico-paziente, per esempio. Oltre la metà degli italiani (il 58%) è ormai convinto che medico e paziente devono collaborare nel prendere le decisioni sulle cure migliori (la percentuale è molto più elevata tra gli anziani (82,8%); solo il 22,4% propende per un’asimmetria a favore del paziente, che decide da sé dopo aver ascoltato il medico, mentre il 19,6% è favorevole a una supremazia del medico, senza che il paziente abbia voce in capitolo (la quota era il 34,1% nel 2007).

Interessanti anche le rilevazioni sull’autonomia del medico.

La maggioranza degli italiani (il 52,8%) ritiene che le linee guida le procedure e le opzioni di cura prestabilite devono ritenersi utili a dare indicazioni di massima, lasciando però al medico la libertà di decidere se e come applicarle. Il 38,7% sostiene l’utilità di questi strumenti al fine di uniformare le cure più appropriate riducendo la possibilità di errore. Il 19,4% ritiene che possano avvantaggiare i medici come strumenti di deresponsabilizzazione. Solo l’8,5% le giudica inutili, richiamandosi a una visione di totale autonomia del medico come unico arbitro. È residuale la percentuale di chi le considera solo un appesantimento burocratico di nessuna utilità (5,5%).

«Lo studio dimostra, ancora una volta, che gli italiani si fidano del medico e che questa fiducia è massima negli ultrasessantacinquenni, tra i quali supera il 90%», ha detto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. «Una fiducia che si basa sul riconoscimento delle capacità del medico di individuare le cure migliori in autonomia, anche al di là del sistema di regole e vincoli imposti, per ragioni economiche, dallo Stato. Una fiducia che si esplicita nella scelta del medico come prima fonte di informazione sui temi della salute. Una fiducia che significa, anche e soprattutto, una relazione umana, che è parte integrante della relazione di cura. I cittadini vogliono un medico preparato, competente e che si faccia carico dei loro problemi, delle loro esigenze, comprendendone anche il disagio, il dramma che la malattia provoca. Da questa indagine esce sconfitta la visione burocratica della professione medica, imbrigliata da lacci e lacciuoli, da linee guida e protocolli, intesi non come raccomandazioni, ma come vincoli. Emergono invece, prepotenti e vincenti, i principi fondamentali di libertà, autonomia e indipendenza, scritti nel nostro codice deontologico», ha concluso Anelli.

Fonte: HealthDesk redazione 15 novembre 2018

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