Salute: un diritto per tutti i cittadini

L'incontro

Salute: un diritto per tutti i cittadini. 1,5 milioni di professionisti della sanità insieme in difesa del Servizio sanitario nazionale

La richiesta: porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del SSN

C'erano quasi un milione e mezzo di professionisti della salute, sabato 23 febbraio a Roma. Beh, per la verità c'erano i loro rappresentanti, dieci Federazioni per trenta professioni, e il Teatro Argentina che li ospitava era pieno oltre la normale capienza.

Il Governo «deve porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale – è il messaggio unanime dei presidenti delle dieci Federazioni - e sollecitare le Regioni al rispetto dell’articolo 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell’articolo 3 sull'eguaglianza dei cittadini e dell’articolo 32 sulla tutela della salute».

Sei le richieste a Governo e Regioni: Maggiore collaborazione con le professioni sanitarie e sociali affinché il Ssn garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini; rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Servizio sanitario e ne confermano il carattere nazionale; un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni per misurarne l’impatto sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i Servizi sanitari regionali; iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale; superamento delle differenze tra i diversi Sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano nazionale di azione per il contrasto alle diseguaglianze; scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario.

Tutte richieste che rappresentano i principali contenuti del Manifesto che le professioni sanitarie e sociali mettono sul tavolo di Governo, Parlamento e Regioni.

Nella pratica gli impegni precisi richiesti a Governo e Regioni sono l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente dove potersi confrontare sulle politiche sanitarie, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini; la sottoscrizione e l’attivazione in tutte le Regioni, secondo schemi omogenei condivisi, dei recenti protocolli voluti dalle stesse Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti e garantire un servizio sanitario universalistico e omogeneo; che i cittadini si facciano parte attiva ponendo con iniziative per garantire tutti gli aspetti sottolineati nel manifesto.

«Occorre mettere in primo piano gli obiettivi di salute – sostiene il presidente della Federazione degli ordini dei medici, Filippo Anelli - tra i quali la prevenzione, favorire la partecipazione dei cittadini e mettere i professionisti nelle migliori condizioni di perseguirli. Il Ssn dopo quarant'anni dalla sua istituzione rappresenta uno strumento in grado di garantire a tutti i cittadini elevati livelli di tutela della salute individuale e pubblica, con indicatori di salute tra i migliori al mondo. Vi sono, certamente, ambiti di miglioramento evidenti e rispetto ai quali occorrono interventi efficaci, economici e strutturali, per scongiurare la sua compromissione e per questo è necessaria una riforma che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema».

L’infermiere è il professionista «più vicino al paziente – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) - che segue 24 ore su 24 in ricovero e a domicilio. Ma non allo stesso modo in tutte le Regioni». E ricorda due dati: il rapporto infermieri-pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di uno a sei. In Italia abbiamo Regioni che sono a uno a 17, come per esempio la Campania, e altre a uno a otto come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri «soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua – osserva Mangiacavalli - è di circa 50-53 mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri sono a posto e Regioni dove l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio: in Campania sono circa il 48% in meno di quelli necessari, sono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia. L’Italia si deve uniformare in questo – conclude - non dividere ulteriormente». 

Per la Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi) «il diritto alla salute, come diritto fondamentale della persona può essere realmente garantito solo in una logica di universalità, solidarietà ed equità» dice il presidente, Andrea Mandelli. «Nei suoi quarant’anni di vita, il Servizio sanitario nazionale ha svolto questo compito dimostrandosi un’eccellenza a livello internazionale; è innegabile però che oggi è necessario un cambio di governance di tutto il sistema salute», anche alla luce del crescente divario nell’accesso all’assistenza tra una Regione e l’altra. Per la Fofo è necessario raggiungere un equilibrio stabile tra garanzia di universalità ed equità su base solidaristica e un’autonomia regionale coniugata a una responsabilità politico-amministrativa e gestionale che contrasti sperperi ed inefficienze e sostenga modelli virtuosi. «E – assicura Mandelli - siamo pronti alla massima collaborazione con il ministero della Salute e le Regioni per raggiungere questo obiettivo».

Il Regionalismo differenziato. Il quadro in cui si muove la richiesta di regionalismo differenziato delle Regioni è caratterizzato, secondo Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva intervenuto all'incontro romano, da grande disomogeneità nell’offerta di servizi e cure. Da recenti ricerche dell'associazione emerge, per esempio, che ci sono sigle e modelli diversi per definire le unità che si occupano di cure territoriali, offerte di servizi disomogenee, assistenza domiciliare non per tutti e a rischio sotto il profilo della qualità e quantità. È il caso dei Centri diurni per la salute mentale: sono in media 29,8 per Regione (sul campione intervistato), ma si va dai tre del Molise ai 69 della Toscana passando per i 21 di Puglia e Piemonte e i 28 dell’Emilia Romagna. Idem per i Centri per l’Alzheimer che vanno dall’unico presente in Molise ai 109 del Veneto, con quattro in Campania, otto in Puglia e undici in Umbria. E il 40% delle Regioni intervistate è sprovvisto di Centri diurni per persone con autismo. Anche i servizi di emergenza e urgenza soffrono di questa enorme differenziazione. Secondo un'indagine condotta da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con la Simeu, la situazione appare ancora oggi molto disomogenea fra strutture del Nord, del Centro e del Sud, soprattutto come conseguenza di un’organizzazione dei servizi di emergenza non ancora standardizzata sul territorio nazionale.

In questo quadro di diversità ci sono poi, secondo quanto sottolinea Ketty Vaccaro, responsabile area Salute e Welfare della Fondazione Censis, aspetti che caratterizzano l’offerta di servizi. Il primo è il costante arretramento della spesa pubblica, che nel periodo 2009-2017 è diminuita dell'1,9% contro una crescita di quella privata del 1,6 per cento. Nel contempo, è aumentata la compartecipazione dei cittadini: nel 2017, la spesa per compartecipazione delle sette Regioni in Piano di rientro è stata il 54,5% del totale.

Le diversità regionali poi sono sottolineate dallo stesso rapporto ufficiale sui Livelli essenziali di assistenza che nel 2016 assegna alle Regioni punteggi variabili tra il massimo raggiunto dal Veneto di 209 al minimo di 124 punti della Campania che con la Calabria sono le due Regioni considerate “inadempienti”. La variabilità maggiore gli stessi cittadini la riscontrano nei servizi territoriali. Da un’indagine Censis del 2017, infatti, la percentuale maggiore di insoddisfatti di questi servizi è nel Sud e nelle Isole dove è del 59,4% contro una percentuale di meno della metà del Nord-Est che si ferma al 20,6 per cento. Ma la disuguaglianza più grande che salta agli occhi è quella della speranza di vita alla nascita che in Trentino raggiunge gli 86 anni per le donne e gli 81,8 per gli uomini, mentre si ferma in Campania a 83,7 anni per le donne e 79,2 per gli uomini: circa tre anni di differenza, quindi, legati alla geografia dei servizi.

Rispetto al regionalismo differenziato, basandosi sui dati rilevati (dalla speranza di vita al Pil, dalla spesa al finanziamento e/o definanziamento equitativo), Federico Spandonaro, presidente di Crea Sanità (Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità promosso dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Fimmg), sottolinea che si tratta di una previsione delle norme (tra cui la stessa Costituzione), ma anche che il regionalismo “non differenziato” ha finora funzionato. Ben venga se aumenta l’efficienza, auspica Spandonaro, ma è necessario chiarire bene se rispetto al regionalismo sia più opportuno differenziarlo o, forse, potenziare l’attuale. Quattro, secondo l'economista, i rischi del regionalismo differenziato puro: debolezza dei Lea; carenza di regole sulla dinamica dei Lea; di competizione fra Regioni; e, ultimo ma non per importanza, la sussidiarietà, che nel caso ogni Regioni faccia da sé rischia di perdere di significato.

Fonte: HealthDesk redazione24 febbraio 2019

 

I professionisti della salute che si sono incontrati a Roma 

Federazione

Professioni rappresentate 

Numero iscritti 

Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI)

2 

(infermieri, infermieri pediatrici) 

450.000 

Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli e odontoiatri (FNOMCEO)

2 

(medici, odontoiatri) 

435.000 

Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM-PSTRP)

19* 

250.000 

Consiglio nazionale Ordine degli psicologi (CNOP)

1

110.000

Federazione Ordini dei farmacisti italiani (FOFI) 

1

97.000

Ordine nazionale dei biologi (ONB)

1

50.000

Consiglio nazionale Ordine assistenti sociali (CNOAS)

1

44.000

Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (FNOVI) 

1

33.000

Federazione nazionale degli Ordini delle professioni ostetriche (FNOPO)

1

20.000

Federazione nazionale degli Ordini dei chimici e dei fisici (FNOCF)

2 

(chimici, fisici) 

9.000

*Tecnici sanitari di radiologia medica, podologi, fisioterapisti, logopedisti, ortottisti - assistenti di oftalmologia, terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, tecnici della riabilitazione psichiatrica, terapisti occupazionali, educatori professionali, tecnici audiometristi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico, tecnici sanitari di neurofisiopatologia, tecnici ortopedici, tecnici audioprotesisti, tecnici della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, igienisti dentali, dietisti, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, assistenti sanitari.

 

 

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