Farmaci/Osmed certifica la spesa a 29 miliardi e praterie di efficientamento.

Li Bassi: «Sprint su generici e biosimilari». Garattini: «Si applichi la nuova governance»

Spesa farmaceutica pubblica e privata ferma a 29 miliardi di euro sui livelli dell'anno scorso - con il 77% rimborsato dal Ssn e un pro capite di 482 euro - e con le componenti principali, territoriale e di acquisto da parte degli ospedali, rispettivamente a 20.781 milioni di euro (-1%), di cui 12,4 milioni pubblica (-4%) e a 11,9 miliardi (+0,9%). Il Rapporto 2018 sull'uso dei farmaci in Italia confezionato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) presentato dall'Aifa a Roma certifica un esborso complessivo stabile - dove la prima voce di spesa sono gli antitumorali a fronte di consumi massimi per il cardiovascolare - cui però fanno da contraltare una serie di storture da correggere. Come i trend regionali sull'ottovolante - consumi e spesa più alti nelle Regioni del Sud, con Bolzano virtuosa tra tutti (120 euro pro capite e 721,4 dosi consumate per mille abitanti) – anche per il difforme ricorso ai più convenienti medicinali a brevetto scaduto e a farmaci equivalenti. E percentuali di consumo da capogiro nelle fasce d’età estreme della popolazione, che insieme a indicatori di aderenza alle terapie con “ampi spazi di miglioramento”, fanno scattare l’allarme appropriatezza.
A snocciolare i dati è lo stesso direttore generale dell’Aifa, Luca Li Bassi: «Quasi la metà dei bambini ha ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, con un picco del 77% nel primo anno di vita e un maggior consumo di antibiotici. Mentre tra gli anziani, che assumono in media nel corso dell’anno 6,7 sostanze diverse e assorbono circa il 70% delle dosi giornaliere e il 60% della spesa in assistenza convenzionata, ben il 22% arriva a prendere almeno 10 principi attivi diversi». Dati che il farmacologo Silvio Garattini passa allo scanner: «Molti anziani prendono fino a 12-15 dosi di farmaci al giorno con un enorme numero di possibili interazioni e in assenza di studi che valutino l’impatto sulla salute e sui costi. Senza contare che sono troppi i farmaci in commercio con la stessa indicazione terapeutica e a prezzi difformi. Come gli anti-diabetici, che possono variare dai 96 euro della metformina (disponibile in 70 formulazioni) ai 1.711 euro del principio più caro per la stessa indicazione terapeutica. Idem per gli oncologici, i cui prezzi esosi, anche in questo caso estremamente variabili, sono spesso imputabili a fattori essenzialmente emotivi». Da qui il doppio invito a una revisione del meccanismo dei prezzi – «scegliere il prodotto a prezzo più basso», consiglia il farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano - e alla diffusione tra i cittadini fin dai banchi di scuola di una "cultura del farmaco". Bene prezioso che però - afferma ancora Garattini - sta diventando sempre più strumento di consumo che di salute. Il Servizio sanitario spende ben 22 miliardi per acquistare farmaci, pari al 20% della spesa pubblica totale. Un eccesso, a fronte di tutti i bisogni e gli impegni a cui il nostro Ssn, per altro in crisi di sostenibilità, deve fare fronte. E allora va applicato quanto prima il documento sulla nuova Governance del farmaco che questo Governo ha presentato nei mesi scorsi in vista di una revisione complessiva del sistema».
Un sistema dove tra la spesa sanitaria pro capite del Veneto e quella della Campania c’è una differenza di 70 euro (in più per i cittadini campani) e in cui, ha ricordato ancora il Dg Aifa, la spesa privata dei cittadini arriva a 8,3 miliardi (+3,8%) tra compartecipazione, medicinali di classe A acquistati privatamente e farmaci di classe C. Con la parte del leone che spetta all’automedicazione (+7,6%), a fronte di un +3,8% per la compartecipazione e di un +3,2% per l’acquisto privato di farmaci di fascia A. Intanto i farmaci a brevetto scaduto ed equivalenti, così come i biosimilari (i generici dei farmaci biologici), crescono ma non “sfondano”. «Il consumo di biosimilari è in aumento ma con ampie forbici regionali e gli equivalenti – ha precisato il direttore Li Bassi – si fermano al 19% della spesa e al 29,4% dei consumi. Dati ben lontani da quelli di molti Paesi Ue, dove la maggior parte dei cittadini viene curata con farmaci equivalenti, che sono in tutto intercambiabili con i farmaci brand. La spesa di compartecipazione per la quota eccedente il prezzo di riferimento dei farmaci a brevetto scaduto ha raggiunto nel 2018 gli 1,1 miliardi di euro. Un trend da contrastare: il cittadino non dev’essere chiamato a complementare con propri fondi la spesa per i medicinali e l’impiego di equivalenti va in questa direzione».

La rotta è tracciata e a sintetizzarla è Francesco Trotta, Dirigente Ufficio Monitoraggio della spesa farmaceutica e rapporti con le Regioni dell’Aifa: «Efficientare e riqualificare la spesa contrastando l'utilizzo sporadico, investire sull'appropriatezza e aumentare il ricorso ai farmaci no brand, reindirizzando l'acquisto privato di fascia A che sarebbe a carico del Ssn e che si concentra sulle tre classi Fans, combinazione tra amoxicillina e acido clavulanico e inibitori di pompa protonica». Una strada su cui ad avviso del sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi «vanno reindirizzati anche i medici prescrittori, prevedendo informatori neutrali, al di fuori dell'industria». Sullo sfondo, una ricerca indipendente ancora cenerentola, che andrebbe valorizzata «per realizzare studi comparativi tra medicinali, di interazione e di rapporto costo/beneficio».

Fonte: Sole 24 Ore sanità articolo di Barbara Gobbi, 18/07/2019

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