PROGETTI Medici e pazienti, una “coppia” sempre in crisi

Pazienti e medici lanciano una campagna per ricostruire un rapporto che vacilla

Si chiama “Cura di coppia” la campagna promossa da Cittandinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, Federazione degli ordini del medici, associazioni di pazienti e oltre venti tra organizzazioni di professionisti.

«Perché mi trascuri?». «Tu non mi ascolti più. Stai sempre su internet». Sembrano accuse reciproche di una coppia in crisi. Ma in questo caso non è una coppia qualunque. Parliamo del rapporto tra medico e paziente che in questi ultimi anni sta vivendo momenti molto conflittuali e che, a detta dei diretti interessati, bisogna ricostruire. È l'obiettivo della nuova campagna “Cura di coppia” presentata nei giorni scorsi a Roma e promossa da Cittandinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, Federazione degli ordini del medici (Fnomceo), associazioni di pazienti e oltre venti tra organizzazioni di professionisti e strutture sanitarie. Fulcro della campagna è un decalogo per medici e uno per pazienti con regole semplici che si rifanno al Codice deontologico dei medici e alla Carta europea dei diritti del malato.

Bisogna comunque evidenziare che tra medici e pazienti il rapporto non è paritario in quanto nasce in un momento in cui il cittadino è malato, quindi una persona fragile, debole anche psicologicamente. Una situazione che il medico il più delle volte purtroppo non tiene affatto presente in quanto, come rileva una indagine di Cittadinanzattiva, in ben otto casi su dieci manifesta scarsa sensibilità all'ascolto e poca empatia (sanitaria). Non solo: dimostra anche scarsa disponibilità a orientare il paziente tra i servizi, usando spesso anche un linguaggio molto tecnico e incomprensibile. Insomma il medico, anche se bravo a curare, non dimostra alcuna attitudine nel rapporto umano che, come evidenziano tante ricerche scientifiche, nella relazione di cura è basilare, anche per la guarigione. Colpa questa anche di una mancanza di formazione specifica sui temi della comunicazione e relazione.

«Stiamo discutendo da molti anni di questo rapporto in crisi – dichiara Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato – adesso è arrivato il momento per affrontare insieme, cittadini, medici e soprattutto le Istituzioni, questo problema in maniera realistica. Altrimenti tutto ciò rischia di trasformarsi in conflitti e contenziosi che danneggiano la relazione e il successo delle cure». Tenendo presente, come ha specificato Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo, che «il rapporto medico paziente è basato su fiducia e rispetto per entrambi».

Un decalogo di regole semplici

Non a caso la campagna promossa da Cittadinanzattiva prevede, fra l'altro, la diffusione di un decalogo dei diritti e doveri del cittadino e uno del medico. «Cioè dieci consigli – spiega Aceti – per essere consapevoli dei rispettivi diritti e doveri, indicati nella Carta europea dei diritti del malato e nel Codice deontologico dei medici». Tra i diritti del cittadino c'è quello di essere ascoltato dal medico con attenzione e per tutto il tempo necessario, ricevere informazioni comprensibili, condividere i percorsi di cura, ricevere cure in sicurezza e non soffrire inutilmente. Dovere del cittadino è collaborare con fiducia con il proprio medico, senza sostituire i suoi consigli con le notizie trovate sul web. Inoltre il paziente deve rispettare le persone, gli ambienti e gli oggetti e segnalare le disfunzioni.

Diritto del medico è quello di esercitare la propria professione con scienza e coscienza in un adeguato ambiente di lavoro ed essere rispettato. Inoltre suo diritto è anche non assecondare tutte le richieste del paziente e ricevere tutte le sue informazioni per poter assicurargli una migliore assistenza. Tra i doveri del medico è ascoltare il paziente e informarlo in maniera chiara e comprensibile. Inoltre è suo dovere anche interagire e confrontarsi con gli altri professionisti, ridurre o alleggerire la burocrazia e segnalare eventuali sprechi, rischi, disagi, disfunzioni e così via.

Nel corso della presentazione della campagna di Cittadinanzattiva, medici e pazienti hanno evidenziato la necessità di coinvolgere le Istituzioni in maniera diretta e non formale. In particolare il ministero della Salute, che ha aderito all'iniziativa, ma soprattutto le Regioni. Un coinvolgimento delle Istituzioni in maniera non formale significa, per esempio, recepire i due decaloghi in un decreto. È la speranza di quanti hanno partecipato a questa iniziativa.

Fonte: HealthDesk, articolo di Anselmo Terminelli, 3 Novembre 2017

 

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