Spesso chiamati “mini stroke”, si tratta di veri e propri “ campanelli d’allarme” e devono essere presi molto seriamente. Il TIA è causato da un “ coagulo temporaneo” che ostruisce un’arteria del cervello: la sola differenza tra ictus e TIA è che il “blocco dell’ arteria ” è temporaneo. Non si può prevedere e quindi, sapere a priori, se il coagulo che si arresta all’interno di un’arteria del cervello si dissolverà in qualche minuto, in qualche ora o non riuscirà a dissolversi e resterà ad ostruire permanentemente il flusso sanguigno. E poiché il danno al cervello dipende da quanto tempo il coagulo resta nel sito di occlusione, purtroppo, non possiamo prevedere quali saranno le conseguenze per il paziente: se rimarranno deficit della forza e/o della sensibilità, del linguaggio e/o dell’equilibrio e/o della vista, e di quale entità oppure, ed augurabilmente, non rimarrà nessun segno di quanto è avvenuto.
Sebbene la maggior parte degli ictus non sia preceduto da un TIA, circa 1/3 dei pazienti che ha avuto un TIA ha un ictus entro un anno. Il TIA è un campanello d'allarme e dà la possibilità di prevenire un eventuale ictus. Riconoscendo i segni di un TIA e raggiungendo l’ospedale in tempi brevi, il paziente potrà essere valutato dai medici, che potranno identificare la causa del TIA ed iniziare un trattamento adeguato, medico (per esempio: terapia antiaggregante, antipertensiva, ipolipemizzante) o chirurgico (come nel caso di stenosi critica -restringimento marcato- dell’arteria carotide interna ) che può prevenire un ictus e la disabilità neurologica che da esso consegue. Inoltre, bisogna considerare che malgrado la regressione completa dei sintomi del TIA, una percentuale variabile di pazienti con TIA (dal 20 al 70%) presenta alterazioni ischemiche acute alla RM encefalo e ciò determina un più elevato rischio di ictus cerebrale, sia nei gg. immediatamente successivi che a medio termine (entro 3 mesi)
Ci sono casi in cui un paziente con TIA deve essere ricoverato, malgrado non presenti più alcun disturbo: si tratta dei TIA “ad alto rischio” valutati in base ai seguenti parametri:
che compongono la scala di valutazione ABCD2.
Per punteggio di ABCD2 uguale o superiore a 4, è opportuno che il paziente con TIA venga tenuto in osservazione 24-48 ore per monitorare la sua stabilità clinica, eseguire esami diagnostici che possono risultare indicativi di fattori rischio che necessitano di una correzione tempestiva (ad esempio: stenosi critica delle arterie che conducono sangue al cervello) ed instaurare la terapia più appropriata.