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Assistenza sul territorio. Per pazienti urgenti nuovi modelli organizzativi

«Non c’è innovazione senza accesso all’innovazione. I cittadini devono avere gli stessi diritti e ottenere le cure di cui hanno bisogno. Eppure, ogni giorno riscontriamo una grande frattura tra un’ipotesi di una sanità e di salute innovativa e potenzialmente arricchente e accessibile per tutti e quello che invece succede nella realtà e nella pratica. Questa frattura deve essere colmata».

26 Luglio 2022

«Non c’è innovazione senza accesso all’innovazione. I cittadini devono avere gli stessi diritti e ottenere le cure di cui hanno bisogno. Eppure, ogni giorno riscontriamo una grande frattura tra un’ipotesi di una sanità e di salute innovativa e potenzialmente arricchente e accessibile per tutti e quello che invece succede nella realtà e nella pratica. Questa frattura deve essere colmata». È l’appello lanciato da Anna Lisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva dalla “MIDSUMMER SCHOOL 2022 – Disruptive technology e medicina di precisione” di Motore Sanità (https://www.motoresanita.it/eventi/midsummer-school-i-edizione-tivoli-14-luglio/), organizzata con il contributo incondizionato di Technogenetics, Abbott, Becton Dickinson, Siemens Healthineers e Stago Italia ha messo nero su bianco una importante necessità: «È urgente una riorganizzazione dell’assistenza territoriale che deve passare dall’innovazione tecnologica e dalla medicina personalizzata».

Secondo il ‘Rapporto civico sulla salute 2022’ presentato recentemente da Cittadinanzattiva, nell’ambito dell’assistenza territoriale si riscontrano grandi inefficienze: il 17,4% delle 13.748 segnalazioni ricevute dal Progetto integrato di tutela (Pit) di Cittadinanzattiva fa riferimento all’assistenza territoriale, in particolare al rapporto con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta (25,8%), di cui i cittadini lamentano lo scarso raccordo con gli specialisti e i servizi sul territorio, nonché la scarsa disponibilità in termini di orario, reperibilità e presa in carico; le carenze dei servizi di continuità assistenziale (13,9%) in particolar modo riferibile a irreperibilità o orari limitati della guardia medica;  e le carenze dell’assistenza domiciliare integrata (12.1%), in particolare per la mancata integrazione dei servizi sociali e sanitari, le difficoltà nell’attivazione, la mancanza di alcune figure specialistiche (fra cui gli psicologi), il numero inadeguato di giorni o ore. 

A livello generale, è evidente il divario tra le varie regioni e province autonome circa l’offerta di servizi ADI: nel 2020 hanno riportato una maggiore copertura l’Abruzzo (4,4% degli over 65 e 7% degli over 75), la Sicilia (4,0% e 6, 6%), il Veneto (3,8% e 6,2%), la Basilicata (3,7% e 6,1%), l’Emilia Romagna (3,6% e 5,8%).

Le coperture più basse di ADI tra la popolazione anziana sono state riportate da: P.A. di Bolzano (0,5% tra gli over 65 e 0,7% tra gli over 75), Valle D’Aosta (0,5% e 0,7%), Calabria (1,0% e 0,7%), Puglia (1,9% e 3,1%), Lazio (2,2% e 3,7%). 

«Bisogna cambiare i processi, capendo che cosa può essere gestito in una forma digitale. Esistono risonanze magnetiche che non vengono utilizzate al loro massimo potenziale. Abbiamo una massa di dati che vengono sprecati», ha commentato Paolo Bandiera, direttore Affari Generali AISM. «L’l’interoperabilità è fondamentale. I pazienti reumatologici che io rappresento hanno una grande difficoltà», ha aggiunto la presidente ANMAR Onlus Silvia Tonolo.

Fonte: HealthDesk articolo di redazione 15 luglio 2022

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