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Caldo estremo, cuore a rischio: il 70% delle morti per cause cardiovascolari

Le ondate di calore vanno considerate un fattore di rischio modificabile come ipertensione arteriosa, diabete e fumo: ecco le regole della Climate Cardiology

29 Luglio 2026
Sole 24Ore Caldo estremo, cuore a rischio - immagine 1

Purtroppo, le ondate di calore non sono più un’emergenza episodica, ma una condizione con cui il sistema sanitario deve e dovrà fare i conti sempre più spesso. Il cambiamento climatico, prima ancora che una questione ambientale, a oggi potrebbe essere considerata una questione cardiovascolare. Non a caso la comunità scientifica internazionale ha iniziato a parlare di “Climate Cardiology”: la disciplina che studia gli effetti del clima su cuore e vasi sanguigni, per costruire nuove strategie di prevenzione.

I dati

Dal punto di vista epidemiologico, le evidenze ci portano a notare di come, nei giorni di caldo estremo aumentano sia gli accessi al Pronto Soccorso che i ricoveri e la mortalità per cause cardiovascolari. Infatti, gli stessi studi epidemiologici ci dimostrano che oltre il 70% dei decessi correlati alle ondate di calore è attribuibile a cause cardiovascolari, rendendo così il cuore uno dei principali organi bersaglio del caldo estremo.

La spiegazione è fisiologica. Per disperdere il calore, si nota la cosiddetta vasodilatazione con l’incremento della sudorazione: il cuore deve lavorare di più per garantire un’adeguata perfusione, mentre la perdita di liquidi può causare disidratazione, ipotensione e squilibri elettrolitici.

Stress test naturale

Nei soggetti giovani questi meccanismi sono meglio compensati, mentre, nei pazienti con una malattia cardiovascolare cronica, oppure negli anziani, si nota, invece, un equilibrio fragile che facilmente si scompensa.

Le più recenti evidenza suggeriscono che il caldo non rappresenta solo uno stress ambientale, ma un vero e proprio “cardiovascular stress test naturale”. Infatti, l’aumento della temperatura attiva simultaneamente meccanismi emodinamici, neuroendocrini, infiammatori e trombotici che, nei soggetti vulnerabili, possono trasformare una condizione cronica stabile in un evento acuto.

Il caldo non crea la malattia cardiovascolare, ma ne accelera la manifestazione clinica, anticipando eventi che probabilmente si sarebbero verificati più avanti nel tempo. È questo il motivo per cui le ondate di calore devono essere considerate un fattore di rischio cardiovascolare modificabile, al pari di ipertensione arteriosa, diabete, fumo, ... e devono essere affrontate con la stessa attenzione preventiva.

Mai sospendere le cure

Perciò, meritano particolare attenzione i pazienti con scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, ipertensione o valvulopatie, così come chi assume diuretici o altri farmaci cardiovascolari.

Ma attenzione, un punto va ribadito con chiarezza: le terapie non vanno mai sospese o modificate autonomamente. Eventuali adattamenti spettano solo al medico, sulla base del quadro clinico individuale e della propria variabilità fisiopatologica.

Il caldo, però, non deve giustificare la rinuncia a uno stile di vita attivo: l’esercizio fisico resta un pilastro della prevenzione. Va semplicemente praticato con giudizio: nelle ore più fresche della giornata, con adeguata idratazione, evitando gli sforzi intensi a metà giornata (nelle ore più calde) e imparando a riconoscere segnali d’allarme come dolore toracico, affanno, palpitazioni, vertigini o perdita di coscienza.

Cambiamento climatico tema di salute

La prevenzione, oggi, si allarga. Non riguarda più solo colesterolo, pressione arteriosa e diabete mellito, ma anche la capacità di adattarsi a un clima che cambia. Le “isole di calore” urbane sono un fattore di rischio aggiuntivo, e impongono pianificazione urbana, sistemi di allerta per i soggetti fragili e percorsi di cura integrati tra ospedale e territorio.

La cardiologia del futuro dovrà essere sempre più proattiva: capace di anticipare il rischio, non solo di curarne le conseguenze. Proteggere il cuore significa anche imparare a convivere on temperature più estreme, attraverso educazione sanitaria, responsabilizzazione dei cittadini e un’organizzazione in grado di intercettare precocemente le situazioni di maggiore vulnerabilità.

Il cambiamento climatico non è più un tema ambientale: è una questione di salute cardiovascolare. E la risposta passa, ancora una volta, dalla prevenzione primaria o secondaria che sia.

Fonte: ilsole24ore.com articolo di Federico Nardi * 14 luglio 2026

* presidente designato Anmco e direttore Cardiologia ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato (Alessandria)

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