Caldo estremo: perché neonati e anziani rischiano molto più degli altri
Per un neonato o una persona anziana una giornata di caldo intenso può diventare molto più pericolosa di quanto immaginiamo. Le più recenti analisi del Lancet Countdown mostrano che queste sono le categorie che stanno pagando il prezzo più alto dell’aumento delle temperature, con un numero crescente di decessi attribuibili alle ondate di calore

Il caldo estremo non rappresenta più soltanto un’emergenza estiva. Oggi è riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute umana, con effetti che vanno ben oltre il disagio provocato dalle alte temperature.
Le ondate di calore aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore, infarti, ictus, insufficienza renale e peggioramento di molte malattie croniche. Ma soprattutto colpiscono in modo diseguale: non tutti hanno la stessa capacità di difendersi dal caldo.
Perché neonati e anziani sono i più vulnerabili
I neonati, soprattutto nei primi mesi di vita, hanno un sistema di regolazione della temperatura ancora immaturo. Sudano meno rispetto agli adulti, si disidratano più facilmente e dipendono completamente da chi li assiste per mantenere un ambiente adeguatamente fresco.
Negli anziani, invece, diminuiscono la capacità di disperdere il calore e la percezione della sete. A questo si aggiungono spesso malattie cardiovascolari, respiratorie o renali e l’assunzione di farmaci che possono rendere più difficile adattarsi alle alte temperature.
Per questo motivo sono le categorie che subiscono il maggiore impatto delle ondate di calore.
I dati del Lancet Countdown
Secondo il Lancet Countdown 2025, rispetto agli anni Novanta i bambini di età inferiore a un anno sono oggi esposti a un numero di giorni con ondate di calore quasi quattro volte superiore, mentre per gli over 65 l’esposizione è aumentata di oltre tre volte.
Nel solo 2024, in Europa, queste due categorie hanno accumulato complessivamente circa 2,3 miliardi di “giorni-persona” di esposizione alle ondate di calore, il valore più elevato mai registrato.
Questo indicatore non rappresenta il numero di persone coinvolte, ma la somma dei giorni di esposizione nelle popolazioni considerate più vulnerabili. È uno degli strumenti utilizzati dagli epidemiologi per misurare l’impatto sanitario del caldo.
Quasi una morte al minuto nel mondo
L’aumento dell’esposizione si riflette anche sulla mortalità.
Secondo le stime epidemiologiche del Lancet Countdown, il caldo è stato associato a una media di circa 546.000 decessi all’anno nel periodo 2012-2021, con un incremento di circa il 63% rispetto agli anni Novanta.
Si tratta di un numero equivalente a circa una morte ogni minuto su scala mondiale.
Anche in Europa la situazione continua a peggiorare. Le analisi epidemiologiche stimano che nel 2024 il caldo abbia contribuito a circa 62.000 decessi, confermando una tendenza osservata negli ultimi anni.
È importante ricordare che questi dati non derivano da certificati di morte, ma da modelli statistici che stimano quante persone sono decedute a causa dell’esposizione a temperature eccezionalmente elevate.
Il 2024 è stato un anno record
Secondo il programma europeo Copernicus Climate Change Service, il 2024 è stato il primo anno civile in cui la temperatura media globale ha superato di oltre 1,5 °C i livelli preindustriali.
Nello stesso anno, il Lancet Countdown ha registrato anche un’esposizione media della popolazione mondiale a oltre 19 giorni di ondate di calore, un nuovo record.
Questo non significa che sia stato definitivamente superato il limite previsto dall’Accordo di Parigi, che si riferisce a una media climatica calcolata su diversi decenni, ma rappresenta un segnale molto chiaro dell’intensificarsi del riscaldamento globale.
Chi deve prestare maggiore attenzione
persone con malattie cardiovascolari
pazienti con patologie respiratorie croniche
persone con diabete o insufficienza renale
donne in gravidanza
lavoratori esposti al sole
persone che vivono nelle grandi città, dove l’effetto “isola di calore urbana” può far aumentare ulteriormente le temperature
La prevenzione può salvare vite
Gli esperti ricordano che molti decessi legati al caldo possono essere evitati.
Bere regolarmente anche in assenza di sete, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, mantenere gli ambienti il più possibile freschi, controllare frequentemente anziani e persone fragili e riconoscere precocemente i sintomi dello stress da calore sono interventi semplici ma fondamentali.
Con il cambiamento climatico, le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti, intense e durature. Proteggere le persone più vulnerabili non è più soltanto una misura di prevenzione estiva, ma una priorità di salute pubblica destinata ad assumere un’importanza crescente nei prossimi anni.
Fonte: mondosanita.it articolo di Giulia Gioda 06 Agosto 2026
Fonti scientifiche
The 2025 Report of the Lancet Countdown on Health and Climate Change. The Lancet, 2025.
The 2024 Europe Report of the Lancet Countdown on Health and Climate Change. Lancet Countdown Europe, 2024.
Copernicus Climate Change Service (C3S). Global Climate Highlights 2024.
World Health Organization (WHO). Heat and Health.
Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Sixth Assessment Report – Impacts, Adaptation and Vulnerability.
