E se la palestra fosse una medicina? Il movimento entra nella prevenzione
Dalle malattie croniche alla sedentarietà, l'esercizio fisico strutturato sta entrando sempre più nei percorsi di salute: non per sostituire le cure, ma per aiutare le persone a stare meglio e mantenere più a lungo la propria autonomia

Per molti, palestra significa tapis roulant, manubri, cyclette e qualche ora a settimana dedicata alla forma fisica. Ma una struttura sportiva può diventare anche un presidio di prevenzione, soprattutto quando ad accedervi sono persone con patologie croniche stabilizzate che hanno bisogno di muoversi in modo sicuro e guidato.
È l’impostazione delle “Palestre della Salute”, un modello che in diverse Regioni italiane sta costruendo un ponte concreto tra medicina, attività fisica e territorio.
Ambiente sicuro, professionisti qualificati, indicazioni mediche, esercizi calibrati e un percorso continuativo possono trasformare un’ora di attività in qualcosa di molto più rilevante di un semplice allenamento. Per chi vive con una malattia cronica significa provare a mantenere forza, mobilità e autonomia. Per il sistema sanitario, spostare l’attenzione dalla cura delle conseguenze alla prevenzione del peggioramento. E per tutti gli altri resta un messaggio semplice, ma tutt’altro che banale: muoversi non è soltanto un modo per stare in forma, è uno degli strumenti con cui prenderci cura della nostra salute prima che sia troppo tardi.
Sedentarietà: un adulto su quattro resta fermo
Il tema non riguarda soltanto chi non fa sport, né esclusivamente gli anziani. Secondo la sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità (biennio 2023-2024), tra gli adulti italiani il 50% raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica, il 23% è parzialmente attivo e il 27% è sedentario. Tra gli over 65, la quota di completamente sedentari sale al 37% (dati PASSI d’Argento).
La sedentarietà cresce con l’età ed è più diffusa tra le donne e tra chi vive maggiori difficoltà economiche: nel 2023-2024 i sedentari sono il 30% tra le donne contro il 23% degli uomini e arrivano al 40% tra le persone che dichiarano molte difficoltà economiche. Numeri che spiegano perché la questione non possa essere ridotta alla sola domanda: “Fai sport?”.
Quando l’esercizio non si può improvvisare
Per una persona sana, camminare, pedalare o iniziare un’attività motoria è spesso una scelta individuale, nel rispetto dei propri limiti. Per chi convive con ipertensione, diabete, cardiopatie, patologie respiratorie o neurologiche e altre condizioni croniche stabilizzate, il quadro cambia: il movimento non va evitato, va dosato, adattato e inserito in un percorso costruito su misura.
La normativa nazionale definisce l’Esercizio Fisico Strutturato come attività pianificata e ripetitiva, utile anche a persone con patologie o fattori di rischio; l’Attività Fisica Adattata riguarda soggetti con malattie croniche clinicamente controllate e stabilizzate o con disabilità fisiche.
Questi programmi possono svolgersi in strutture non sanitarie, sotto la supervisione di professionisti qualificati. Dunque non è semplicemente “fare ginnastica” e non coincide con la riabilitazione ospedaliera.
Dal medico alla palestra: l’esercizio dentro il percorso di cura
Il passaggio decisivo del modello sta qui: l’attività fisica entra a far parte del percorso di cura, anziché restare confinata al tempo libero. Ad Arosio è previsto il coinvolgimento dei medici di medicina generale e degli specialisti, che potranno indicare tipologia e intensità dell’esercizio destinato a pazienti con patologie croniche stabilizzate.
Sul campo opererà il chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate, professionista formato per lavorare con persone che presentano condizioni di salute specifiche. La differenza rispetto alla palestra tradizionale è la personalizzazione: non esiste un allenamento universale valido per tutti, nemmeno all’interno della stessa diagnosi.
Il programma deve considerare quadro clinico, capacità funzionali e obiettivi individuali. Obiettivo: autonomia, non performance Il traguardo non è necessariamente correre più veloce o sollevare più peso. Per chi ha una malattia cronica, l’obiettivo può essere ben più rilevante: preservare l’autonomia, migliorare il cammino, mantenere la forza muscolare, affinare l’equilibrio o continuare a svolgere le attività quotidiane senza ostacoli.
Il movimento diventa uno strumento per conservare capacità e qualità della vita, contrastando la spirale per cui la malattia riduce il movimento, il minor movimento peggiora la forma fisica e la perdita di autonomia rende ancora più difficile tornare attivi.
L’ISS ricorda che la sedentarietà è associata a un maggior rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcune neoplasie.
Un’esperienza locale per una sfida nazionale
Il modello delle Palestre della Salute e di strutture affini è stato sviluppato con modalità differenti dalle Regioni. Il Veneto ha istituito le Palestre della Salute con una legge del 2015 e oggi offre un sistema in cui persone con patologie croniche stabilizzate svolgono esercizio prescritto dal medico e tarato sulla propria condizione. L’Emilia-Romagna ha costruito una rete di “Palestre che promuovono salute”, collegate al Servizio sanitario regionale e con percorsi di attività motoria adattata su prescrizione. Il Piemonte, con una legge del 2022, ha previsto “Percorsi e Palestre della salute” in strutture pubbliche o private riconosciute. Anche altre Regioni stanno intervenendo: in Puglia, nel 2026, è partito l’iter per regolamentare l’Attività Fisica Adattata e definire una rete territoriale di sedi certificate.
In Lombardia, ad Arosio, in provincia di Como, nasce il primo progetto inserito nel circuito ufficiale delle “Palestre della Salute” nel Comasco. La presentazione del progetto “La Palestra della Salute. Il movimento è prevenzione: Percorsi sicuri di benessere e salute” è in programma lunedì 12 ottobre 2026 alle 20.45 nella Sala Polifunzionale di Arosio, in via Casati 1.
L’incontro è a ingresso libero. Interverranno il dottor Carmine Paparesta, direttore del Distretto di Cantù–Mariano Comense di ASST Lariana; il dottor Biagio Vincenzo Santoro, medico dello sport e direttore del Dipartimento di Prevenzione; e il chinesiologo professor Luca Bonfanti.
I percorsi pratici partiranno dal 3 novembre, ogni settimana dalle 17.45 alle 18.45, presso la Palestrina con accesso da via Buonarroti. Durante la serata saranno illustrati criteri di accesso e modalità di iscrizione.
Non esiste dunque un unico modello uniforme, ma una direzione comune: integrare l’esercizio fisico nelle strategie di prevenzione e nella gestione della cronicità.
Arrivare prima della perdita di autonomia
Il valore di queste esperienze non si misura solo contando gli accessi. La domanda cruciale è: riusciamo a far sì che una persona continui a muoversi prima che la perdita di mobilità diventi difficile da recuperare? Qui la prevenzione assume un significato molto concreto: una patologia cronica non impone di rinunciare a una vita attiva, ma richiede un modo diverso di praticare movimento.
Così la palestra diventa un luogo intermedio tra due mondi spesso separati: da una parte il sistema sanitario, dall’altra la quotidianità. Il medico valuta e indica; il professionista dell’esercizio costruisce e segue il percorso; la persona mette in pratica; il territorio fornisce uno spazio accessibile e sicuro. È questa integrazione che può fare la differenza.
Un messaggio per tutti
Il movimento come prevenzione non dovrebbe iniziare con una diagnosi. Il Ministero della Salute ricorda che attività fisica e sedentarietà sono concetti distinti: anche chi raggiunge i livelli minimi raccomandati può trascorrere troppe ore consecutive seduto. Per questo si suggerisce di interrompere frequentemente i periodi prolungati in posizione seduta con brevi pause attive. Non significa trasformare ogni giornata in un allenamento, bensì riportare il movimento nella normalità: camminare, alzarsi con maggiore frequenza, usare le scale quando possibile, spezzare le lunghe ore alla scrivania o davanti a uno schermo.
Per chi ha una patologia cronica, naturalmente, tipo e intensità dell’attività vanno valutati in rapporto alla situazione clinica.
Fonti: Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, sorveglianza PASSI e PASSI d'Argento, dati 2023-2024 su attività fisica e sedentarietà; Istituto Superiore di Sanità – Attività fisica, indicatori secondo le raccomandazioni OMS e dati sulla sedentarietà; Ministero della Salute – Attività fisica negli adulti, indicazioni su attività fisica e interruzione della sedentarietà; Gazzetta Ufficiale – normativa regionale sulle Palestre della Salute, definizioni di AFA ed EFS e ruolo dei professionisti; Regione Veneto – Palestre della Salute e prescrizione dell'esercizio fisico; Regione Emilia-Romagna / AUSL – rete delle Palestre che promuovono salute; Regione Piemonte – Legge regionale sui Percorsi e le Palestre della Salute; Regione Puglia – percorso 2026 per l'Attività Fisica Adattata
Fonte: mondosanita.it articolo di Liliana Carbone 07 ottobre 2026