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I benefici delle statine aumentano con il tempo. Interrompere la terapia non è una buona idea

Chi assume statine tutta la vita si assicura il massimo beneficio delle statine. Perché, soprattutto per chi ha un rischio cardiovascolare basso, i vantaggi si accumulano nel tempo. Nelle persone con rischio cardiovascolare alto il vantaggio della terapia arriva prima

18 Settembre 2022

Smettere non è una buona idea. Nel caso delle statine, interrompere la terapia significa rinunciare ai vantaggi a lungo termine. Così sostiene uno studio della Queen Mary University di Londra presentato al congresso dell’European society of Cardiology (ESC) secondo il quale i benefici dei farmaci per abbassare il colesterolo superano il rischio degli eventi avversi. 

I ricercatori non usano giri di parole e liquidano le opinioni controverse degli ultimi anni tagliando la testa al toro: le statine funzionano ed è bene assumerle a lungo.  «Lo studio indica che le persone di 40 anni con un'alta probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e le persone di tutte le età con malattie cardiache esistenti, dovrebbero valutare di iniziare immediatamente il trattamento ipocolesterolemizzante. Interrompere il trattamento, a meno che non sia consigliato da un medico, non sembra essere una scelta saggia», afferma Runguo Wu della Queen Mary University di Londra. 

Le statine sono tra i farmaci anticolesterolo più usati al mondo. Nel 2018 venivano assunte da oltre 145 milioni di persone nel mondo. Secondo alcuni studi la riduzione del colesterolo “cattivo” di 1 mmol/L ottenuta grazie alle statine riduce il rischio di cardiopatia ischemica e ictus del 24-25 per cento. Restano però dei dubbi su quando cominciare la terapia e per quanto tempo mantenerla.  

Il nuovo studio ha cercato di rispondere a queste domande stimando i benefici delle statine in base all'età a cui si inizia la terapia utilizzando un modello di simulazione sviluppato sui dati di 118mila partecipanti a grandi studi internazionali e di 500mila individui selezionati dalla biobanca del Regno Unito.

Combinando le informazioni sulle caratteristiche individuali (età, sesso) e sulle malattie, i ricercatori hanno realizzato un modello matematico in grado di simulare il rischio annuale di infarto, ictus, rivascolarizzazione coronarica, diabete, cancro, morte vascolare e morte non vascolare per ciascun partecipante. 

Il trattamento con una dose standard di statine (40 mg al giorno) è stato utilizzato per stimare l'effetto della terapia rispetto a nessuna terapia in tre scenari differenti: terapia per tutta la vita, terapia interrotta a 80 anni di età e terapia iniziata in ritardo di cinque anni nei partecipanti di età inferiore ai 45 anni.

Il beneficio delle statine è stato misurato facendo riferimento al parametro degli in anni di vita aggiustati per la qualità (QALY), che rappresenta la durata della vita in condizioni di buona salute. Un QALY equivale ad un anno di vita in perfetta salute. 

I benefici delle statine sono stati valutati separatamente anche per quanto riguarda il rischio cardiovascolare, ossia alla probabilità di avere un infarto o ictus nei successivi 10 anni, calcolata in base all’età, alla pressione sanguigna, ai livelli di colesterolo, allo stato di fumatore e alle condizioni mediche. 

I ricercatori hanno scoperto che la durata della terapia fa la differenza.  Gran parte dei QALY guadagnati con la terapia con statine si sono accumulati più tardi nella vita. Maggiore è il rischio cardiovascolare a 10 anni dei partecipanti, maggiore e più rapido è il beneficio delle statine. Rispetto alla terapia con statine per tutta la vita, l'interruzione a 80 anni di età annulla gran parte dei benefici, specialmente per le persone con rischio cardiovascolare relativamente basso.

«Il nostro studio suggerisce che le persone che iniziano a prendere statine a 50 anni ma si fermano a 80 anni invece di continuare per tutta la vita perderanno il 73 per cento del beneficio sui QALY se sono a rischio cardiovascolare relativamente basso e il 36 per cento se sono ad alto rischio cardiovascolare, poiché quelli ad alto rischio iniziano a trarre beneficio prima. Il rischio cardiovascolare delle donne è generalmente inferiore a quello degli uomini. Ciò significa che per le donne, la maggior parte del beneficio per tutta la vita delle statine si verifica più tardi nella vita e l'interruzione prematura della terapia è probabilmente più dannosa che per gli uomini», spiega Wu.

Nelle persone di età inferiore ai 45 anni che soffrono di ipercolesterolemia ma sono a basso rischio cardiovascolare, il che significa una probabilità inferiore al 5 per cento di infarto o ictus nei successivi 10 anni, un ritardo di cinque anni nell'assunzione delle statine non compromette i benefici della terapia. È diverso per le persone di età inferiore ai 45 anni ad alto rischio cardiovascolare, il che significa una probabilità di oltre il 20 per cento di infarto o ictus nei successivi 10 anni: questa categoria di pazienti perde il 7 per cento del potenziale beneficio sui QALY assicurato dalla terapia permanente. «Ancora una volta, questo accade perché le persone a rischio cardiovascolare più elevato iniziano ad accumulare benefici presto e hanno più da perdere ritardando la terapia con statine rispetto a quelle a basso rischio», conclude Wu.

Fonte: HealthDesk articolo di redazione 27 agosto 2022

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