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Ictus. A volte torna

Chi ha già avuto un ictus cerebrale corre un rischio più elevato di averne un altro. Ma con la prevenzione secondaria, in molti casi, questo rischio può essere ridotto

25 Settembre 2026
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Superare un ictus è una conquista importante, ma non sempre segna la fine della battaglia. Per molti pazienti, infatti, il rischio di un nuovo episodio resta elevato, in particolare nei primi mesi. È proprio in questa fase che la prevenzione secondaria diventa uno strumento decisivo della medicina contemporanea.

La buona notizia è che una quota rilevante delle recidive può essere scongiurata. Terapie adeguate, controlli regolari e modifiche mirate dello stile di vita consentono di ridurre in maniera significativa la probabilità di un ulteriore danno cerebrale.

Il primo ictus aumenta il rischio del secondo

L’ictus è tra le principali cause di decesso e disabilità a livello globale. Nella maggior parte dei casi è di tipo ischemico, provocato dall’ostruzione di un’arteria cerebrale da parte di un trombo o di un embolo; meno frequentemente è emorragico, dovuto alla rottura di un vaso sanguigno. Chi ha già vissuto un ictus, o un attacco ischemico transitorio (TIA), presenta un rischio nettamente superiore rispetto alla popolazione generale di andare incontro a un nuovo evento. Secondo numerosi studi, circa un ictus su quattro è una recidiva: il pericolo è massimo nei giorni e nelle settimane immediatamente successive, ma non si azzera mai.

I mesi successivi: una fase cruciale

Nel periodo post-acuto il cervello avvia processi di recupero, ma spesso persistono le condizioni che hanno determinato il primo episodio. Ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete, ipercolesterolemia, fumo, eccesso di peso e vita sedentaria continuano a danneggiare i vasi se non vengono corretti. Per questo, il tempo che segue la dimissione ospedaliera è fondamentale: interrompere le terapie o trascurare i controlli aumenta sensibilmente il rischio di una nuova ischemia.

Prevenzione secondaria: cosa fare

- Controllo rigoroso della pressione arteriosa

- Terapia antiaggregante o anticoagulante quando indicata

- Riduzione del colesterolo con statine

- Trattamento del diabete

- Cessazione del fumo

- Adozione di un’alimentazione di tipo mediterraneo

- Attività fisica regolare, compatibile con le condizioni cliniche

- Gestione del peso corporeo

- Limitazione del consumo di alcol

Ciascun intervento offre un beneficio; adottati insieme, possono abbattere in modo sostanziale il rischio di ricaduta.

Non sospendere le terapie senza consulto

Molti, sentendosi meglio dopo alcuni mesi, pensano di poter ridurre o interrompere i farmaci: è uno degli errori più pericolosi. Le terapie prescritte dopo un ictus non servono solo a trattare ciò che è già accaduto, ma soprattutto a prevenire ciò che potrebbe accadere. Antiaggreganti, anticoagulanti, antipertensivi e statine agiscono su meccanismi differenti e vengono scelti in base alla causa dell’ictus e al profilo clinico del paziente. Qualsiasi modifica va sempre concordata con il medico.

Riabilitazione e riconoscimento precoce dei sintomi

Riabilitazione neurologica, logopedia, fisioterapia e training cognitivo aiutano molte persone a recuperare autonomia e qualità di vita. Allo stesso tempo, è essenziale riconoscere subito i segni di un possibile nuovo ictus: improvvisa debolezza di un braccio o di una gamba, asimmetria del volto, difficoltà a parlare, perdita della vista o forte mal di testa improvviso. In presenza di questi sintomi occorre chiamare immediatamente il 112. Ogni minuto può significare milioni di neuroni salvati.

Cure sempre più efficaci, prevenzione ancora più decisiva

Negli ultimi anni le Stroke Unit, la trombolisi e la trombectomia meccanica hanno trasformato la cura in fase acuta, salvando vite e riducendo la disabilità quando il paziente arriva rapidamente in ospedale. Ma l’obiettivo prioritario resta un altro: impedire che si verifichi un secondo ictus.

Sopravvivere al primo episodio è una nuova possibilità; proteggere il cervello nei mesi e negli anni successivi significa difendere memoria, linguaggio, movimento e, in molti casi, l’autonomia personale.

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Riferimenti scientifici

American Heart Association/American Stroke Association. 2021 Guideline for the Prevention of Stroke in Patients With Stroke and Transient Ischemic Attack. Stroke. 2021.

European Stroke Organisation. Guidelines on Stroke Prevention.

World Stroke Organization. Global Stroke Fact Sheet.

Istituto Superiore di Sanità. Informazioni su ictus cerebrale, fattori di rischio e prevenzione.

Fonte: mondosanita.it articolo di Giusi Levato 29 Luglio 2026

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