Ictus lacunare, così danneggia il cervello: come nasce e come prevenirlo
L'ictus lacunare è una forma di ischemia cerebrale che colpisce le piccole arterie profonde. Uno studio dell'Università di Edimburgo pubblicato su Circulation suggerisce che la prevenzione dovrebbe concentrarsi sulla gestione dell'ipertensione e sulla malattia dei piccoli vasi, piuttosto che su farmaci anticoagulanti.

Quando si pensa all’ictus ischemico, che blocca l’apporto di sangue ed ossigeno in un’area più o meno vasta del cervello, si ha nella mente una lesione ampia. Con ripercussioni pesanti: l’impossibilità di governare braccia e/o game, le difficoltà a parlare, la perdita di coscienza, le lesioni motorie del viso e via dicendo. Ma ci sono altre forme di ictus, magari meno appariscenti, ma non per questo meno problematiche da gestire. È il caso dell’ictus ischemico lacunare. In questa forma le lesioni tendono ad interessare le aree profonde del cervello e sono caratterizzate da piccoli infarti, legati all’occlusione di una singola arteria che corre in profondità nel cervello.
Questa forma di ischemia, con lesioni davvero limitate e spesso asintomatica, spesso non si giova come ci si attenderebbe del trattamento preventivo con i farmaci che limitano la coagulazione. Ma come mai? Una ricerca apparsa su Circulation (primo nome Fei Han), coordinata da Joanna Wardlaw dell'Università di Edimburgo, propone una possibile soluzione per gestire la prevenzione dell’ictus lacunare, che è strettamente legato all’ipertensione cronica e alla patologia che interessa le piccole arterie, agendo proprio sulle piccole arterie più che sui processi coagulativi.
Lo studio
La malattia dei piccoli vasi è alla base di questo tipo di ictus, che rappresenta una delle principali cause di disabilità ed è associata a declino cognitivo, demenza e un aumentato rischio di ictus futuri. Ma c’è di più. Spesso non ci si accorge di quanto avviene. “L’ictus lacunare, con la malattia dei piccoli vasi che lo determina, è una condizione spesso subdola che non si manifesta in modo eclatante come accade nell’ictus dei grandi vasi – spiega Massimo Del Sette, Direttore della Neurologia con Centro Ictus - AOM Irccs Policlinico San Martino di Genova –“. Per questo è importante comprenderne bene i meccanismi, come hanno fatto gli esperti dell'Università di Edimburgo, dell’UK Dementia Research Institute assieme ad altri collaboratori internazionali hanno seguito ed esaminato 229 persone che avevano subito un ictus lacunare o un ictus non lacunare di lieve entità. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cliniche e cognitive e a risonanza magnetica cerebrale poco dopo l'ictus e nuovamente un anno dopo. Le immagini hanno permesso agli scienziati di valutare il tipo di ictus, monitorare i segni di malattia dei piccoli vasi e identificare eventuali nuove aree di danno cerebrale sviluppatesi nel tempo. sono state quindi messe a confronto due diverse alterazioni vascolari: il restringimento legato alla placca lipidica dei vasi più grandi e la dilatazione con allungamento delle arterie all'interno del cervello. Risultato: le difficoltà di passaggio del sangue nei grandi vasi come la carotide (causa placche lungo il suo decorso) non sono risultate associate né all'ictus lacunare né alla malattia dei piccoli vasi.
Ictus silenziosi
Quando si è andati a vedere cosa è accaduto in termini di diametro dei vasi, e quindi di dilatazione delle arterie, è emersa subito una correlazione importante di questo condizioni anatomica con l’ictus lacunare. Addirittura in presenza di vasi arteriosi dilatati si è quadruplicato il rischio di ictus lacunare. Lo studio ha anche permesso di capire che la dilatazione delle arterie si associa a una malattia dei piccoli vasi più grave, a una progressione più rapida del danno cerebrale e a una maggiore probabilità di sviluppare nuovi ictus "silenti", con piccole zone di sofferenza cerebrale legate alla carenza di sangue, magari senza sintomi chiari. Pensate: oltre il 25% dei partecipanti allo studio ha sviluppato questi ictus “silenziosi” anche se seguiva un trattamento standard per la prevenzione dell’ictus. Non a caso si parla di ictus silenti.
“Spesso i sintomi sono molto più sfumati, talvolta passano anche inosservati fino a quando la somma delle tante piccole ischemie profonde si manifesta con disturbi cognitivi, difficoltà nella deambulazione, difficoltà alla deglutizione, alterazioni nella capacità di articolare la parola – segnala Del Sette -. Anche i disturbi cognitivi della malattia dei piccoli vasi sono diversi da quelli della malattia di Alzheimer, poiché non coinvolgono principalmente la funzione di memoria ma la capacità di programmare e di effettuare comportamenti finalizzati. Si parla infatti di declino cognitivo vascolare sottocorticale”.
Prevenzione su misura
“Identificare precocemente questa condizione è estremamente importante per programmare una prevenzione personalizzata – conclude Del Sette –“. Ed è su questa linea che si muova la ricerca. Nella pubblicazione gli esperti spiegano come già si stiano studiando strategie preventive mirate per queste forme di ictus, come avviene con lo studio LACunar Intervention Trial 3 (LACI-3), che valuta appunto farmaci progettati per proteggere e sostenere i vasi più piccoli del cervello. Ma è solo un esempio di quello che si sta configurando come un modo diverso di affrontare questa lesione.
"Questo studio fornisce solide prove del fatto che l'ictus lacunare non è causato da un'occlusione adiposa delle arterie di grosso calibro, bensì da una patologia dei piccoli vasi all'interno del cervello stesso - commenta in una nota dell’ateneo Wardlaw -. Riconoscere questa distinzione è fondamentale, perché spiega perché i trattamenti convenzionali come i farmaci antiaggreganti piastrinici non siano altrettanto efficaci per questo tipo di ictus e sottolinea l'urgente necessità di sviluppare nuove terapie che agiscano sul danno microvascolare sottostante".
Fonte: repubblica.it articolo di Federico Mereta 07 Luglio 2026