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Infarto e ictus, il fumo ancora più pericoloso se si hanno pressione e colesterolo alti

Uno studio dell'Università dell'Oklahoma pubblicato su Circulation Research svela come il fumo alteri il sistema immunitario, aumentando il rischio di infarto e ictus, specialmente in presenza di ipertensione o ipercolesterolemia.

17 Luglio 2026
Repubblica Infarto e ictus, il fumo ancora più pericoloso se si hanno pressione e colesterolo alti - immagine 1

Partiamo dai neutrofili, una particolare famiglia di globuli bianchi. Queste cellule normalmente hanno il compito di attaccare i batteri, difendendoci. Ma quando accendiamo una sigaretta, accadrebbe un patatrac. I neurofili aumentano di numero, incontrano i macrofagi e muoiono. Purtroppo il decesso dei neutrofili si accompagna a una serie di problemi che porta i macrofagi a modificarsi, perdendo le loro caratteristiche e in particolare la capacità di proteggere le arterie dalla placca che rompendosi le occlude. Risultato: aumenta il rischio che le placche si rompano e si verifichi un’ischemia. Se questa colpisce le coronarie, ecco che può arrivare l’infarto. Il fumo, insomma, agisce sul sistema immunitario dell’organismo e mette a rischio il cuore, ancor più se già la persona presenta altri elementi di pericolo, come ipertensione o ipercolesterolemia. A scoprire questa nuova via di danno della sigaretta è una ricerca originale degli esperti dell'Università dell'Oklahoma coordinati da Prabhakara Nagareddy, pubblicata su Circulation Research.

La sigaretta accende l’infiammazione

La ricerca, condotta su modelli animali di aterosclerosi, mette in luce meccanismi biologici sconosciuti che correlano fumo e rischio cuore. "Il fumo riprogramma essenzialmente alcune delle nostre cellule immunitarie di 'prima linea'" – è il commento di Prabhakara Nagareddy -. Invece di aiutarci a proteggerci, queste diventano iperattive e causano un'infiammazione cronica all'interno delle arterie". Le sostanze chimiche che si liberano quanto fumiamo da un lato farebbero aumentare i neutrofili, dall’altro ne porterebbero a morte una grande quantità al contatto con i macrofagi. Purtroppo però nel corpo questi decessi cellulari in serie non passano inosservati. I neutrofili liberano diverse proteine, in particolare l'interleuchina 1-alfa e l'interleuchina 1-beta. Di conseguenza, i macrofagi diventano disfunzionali. E cominciano i problemi per le arterie. I macrofagi stessi, veri e propri “spazzini” perdono la loro capacità di rimuovere le cellule morte e il colesterolo cattivo, così e arterie diventano più soggette al distacco delle placche, alla formazione di coaguli e al rischio di infarto o ictus. Dallo studio emerge un altro dato: le sostanze chimiche contenute nel fumo di sigaretta potrebbero innescare questi effetti infiammatori anche se assunte per via orale anziché inalate.

Prospettive di cura

La ricerca dovrebbe proseguire nel tentativo di individuare i composti presenti nelle sigarette che creano questi danni al sistema immunitario. Il fumo di sigaretta contiene infatti più di 7.000 composti chimici. “Il nostro prossimo obiettivo è identificare quali di questi siano effettivamente responsabili di questa dannosa risposta infiammatoria – commenta il primo autore dell'articolo, Dipanjan Chattopadhyay –“. Nel frattempo, come è ovvio si punta a realizzare approcci che consentano di limitare questi problemi. Ovviamente, non iniziare a fumare o abbandonare il vizio è la strategia migliore per limitare i danni. Ma secondo gli esperti americani, puntare sull’infiammazione potrebbe consentire di individuare nuovi obiettivi per cura e prevenzione di infarto ed ictus. "La maggior parte delle terapie attuali si concentra sulla riduzione del colesterolo – fa sapere Nagareddy -. Questo è incredibilmente importante, ma l'infiammazione è l'altra metà della storia. Comprendere come il fumo attiva l'infiammazione potrebbe in futuro aiutarci a identificare nuovi trattamenti che proteggano le persone ad alto rischio cardiovascolare".

Fonte: repubblica.it di Federico Mereta 04 Luglio 2026

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