Ipertensione causa di ictus e infarto: si cura meglio a casa che in ambulatorio. Il successo dello studio IMPACT-BP, un modello per l’Italia
Più aderenza alle terapie, pressione alta sotto controllo ed eventi acuti ridotti: il modello proposto da uno studio sulle aree rurali in Sud Africa si adatta alla perfezione alle aree montane e interne dell'Italia

Ipertensione, il modello “a domicilio” in Sudafrica riduce la pressione e raddoppia i pazienti con valori controllati. Ipotesi di adozione anche in Italia
L’ipertensione è il principale fattore di rischio per ictus e infarto e una delle prime cause di morte anche in Sudafrica. In aree remote e con risorse limitate, un programma di assistenza a domicilio supportato dalla tecnologia ha dimostrato di abbattere le barriere strutturali e migliorare in modo sostanziale il controllo pressorio. Il progetto è stato discusso anche in un simposio all’Università di KwaZulu-Natal (UKZN), con istituzioni, leader comunitari e tradizionali, per valutarne la replicabilità su scala più ampia.
Lo studio IMPACT-BP, condotto in KwaZulu-Natal dall’Africa Health Research Institute con l’Università di KwaZulu-Natal e il Dipartimento provinciale della Salute, è un trial randomizzato su 774 adulti con ipertensione non controllata (pressione sistolica >140 e/o diastolica >90 mmHg). Età media 62 anni, 76% donne; il 46,5% convive con HIV e il 13,6% con diabete.
Sono stati confrontati tre modelli di assistenza:
Standard-of-care: presa in carico in clinica secondo la prassi corrente.
Home-based CHW: visite a domicilio degli operatori sanitari di comunità, consegna dei farmaci a casa, misurazione della pressione e supporto clinico tramite app con algoritmi di decisione per gli infermieri.
Enhanced CHW: come sopra, con aggiunta di un misuratore di pressione “cellulare” che invia automaticamente i dati all’app.
Dopo sei mesi, i risultati, presentati all’ESC Congress 2025 e pubblicati sul New England Journal of Medicine, sono netti: riduzione della sistolica di 7,9 mmHg nel braccio CHW e di 9,1 mmHg nel braccio “potenziato” rispetto alla cura standard. Il controllo dell’ipertensione è stato del 57,6% nel gruppo standard, contro il 76,9% nel CHW e l’82,8% nell’enhanced CHW.
Ulteriori analisi riportano tassi di controllo del 32,5% vs 57,4% vs 61,3% a sei mesi, con benefici mantenuti anche a 12 mesi. L’aderenza ha superato le attese (95% nei due bracci domiciliari) e gli eventi avversi gravi, inclusi i decessi, sono rimasti molto bassi in tutti i gruppi (tra il 2,7% e l’1,0%).
Prima dell’avvio, ricercatori e operatori hanno ascoltato medici, infermieri, comunità e pazienti. Le criticità emerse riecheggiano quelle note anche in Europa: carenza di personale, sovraffollamento delle cliniche, diffidenza verso gli operatori territoriali, formazione e strumenti insufficienti. Le soluzioni attuate hanno previsto figure dedicate, moduli formativi approfonditi sull’ipertensione, educazione all’automisurazione, consegna dei farmaci a domicilio e supporto digitale continuo.
L’evidenza è chiara: portare la cura a casa, con operatori preparati e tecnologie appropriate, funziona meglio che costringere i pazienti a ore di viaggio per una clinica sovraccarica. Uno schema di prossimità che potrebbe funzionare anche in Italia.
L’ipertensione è il “killer silenzioso” più diffuso nel nostro Paese: colpisce circa un adulto su tre, pari a 15 milioni di persone, con prevalenza crescente con l’età e differenze territoriali a sfavore di Sud e Isole, dove pesano sovrappeso, sedentarietà e abitudini alimentari. Il nodo critico resta la diagnosi: solo un iperteso su due sa di esserlo e, tra chi ne è consapevole, molti iniziano tardi la terapia o non raggiungono i target per mancanza di controlli regolari.
Le linee guida indicano, per la maggior parte dei pazienti, l’obiettivo di mantenere la pressione sotto 130/80 mmHg, con soglie leggermente più alte negli anziani fragili. La gestione parte sempre dallo stile di vita: riduzione del sale, attività fisica aerobica, peso nella norma, stop a fumo e alcol. Se non basta, si ricorre a una o due molecole in un’unica compressa per migliorare l’aderenza (ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti, diuretici).
Ministero della Salute e società scientifiche spingono su tre assi: prevenzione (meno sale nel pane e nei prodotti confezionati: in Italia il consumo è ancora circa doppio rispetto alle raccomandazioni OMS), diagnosi precoce (misurazioni in farmacia, automonitoraggio domestico, ambulatori dedicati) e rafforzamento del territorio, con il Medico di medicina generale al centro. Il PNRR punta su Case di comunità e telemonitoraggio per la cronicità, soprattutto nelle aree interne, che per molte barriere logistiche ricordano i contesti africani dello studio.
L’Italia cura bene infarti e ictus quando si presentano, ma fatica ancora sulla prevenzione: l’ipertensione costa al SSN oltre 5 miliardi l’anno tra farmaci, ricoveri e complicanze. Investire in diagnosi e controllo significa salvare vite e risorse.
Fonte: mondosanita.it articolo di Ettore Mautone 12 Luglio 2026