Lea, il diritto alla salute che cambia da una regione all’altra
I numeri ufficiali migliorano, ma tra liste d’attesa, rinunce alle cure e ricorso al privato resta aperta la domanda più importante: quanto valgono davvero i diritti sanitari se non sono accessibili?

I Livelli essenziali di assistenza, i Lea, non sono una formula per addetti ai lavori. Sono l’insieme delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, in ogni parte d’Italia. La cornice attuale risale al Dpcm del 12 gennaio 2017 e comprende prevenzione, assistenza territoriale, servizi sociosanitari e ospedale: vaccini, screening, medicina di base, visite specialistiche, assistenza domiciliare, consultori, pronto soccorso, ricoveri e chirurgia. In quei tre caratteri si trova il confine concreto tra una cura dovuta e una prestazione che può restare fuori dalla tutela pubblica. Il principio è nazionale, ma l’organizzazione spetta in larga misura alle regioni: per questo lo Stato deve verificare che il livello minimo di assistenza sia realmente garantito ovunque.
Per controllare che i Lea non restino soltanto sulla carta, dal 2020 è operativo il Nuovo Sistema di Garanzia, che valuta le regioni nelle tre grandi aree della prevenzione, dell’assistenza distrettuale e dell’ospedale. La soglia minima è fissata a 60 punti su 100 per ciascun settore: non è possibile compensare un territorio fragile con un ospedale efficiente, o una prevenzione debole con buoni risultati nelle cure per acuti. La logica è semplice: un diritto sanitario è davvero garantito solo se regge in ogni passaggio del percorso di cura. Nel monitoraggio entrano inoltre indicatori legati alla salute percepita, alla cronicità e, dal 2024, anche alla rinuncia alle prestazioni, nel tentativo di misurare non soltanto quante attività vengono erogate, ma quanto sono accessibili e distribuite in modo equo.
I dati relativi al 2024, diffusi nel luglio 2026, mostrano un sistema in miglioramento ma ancora diviso. Nell’area ospedaliera tutte le regioni superano la sufficienza, con Veneto, Provincia autonoma di Trento ed Emilia-Romagna ai primi posti. Nel distretto l’unica regione sotto soglia è la Calabria, salita però da 40 a 52 punti. Nella prevenzione guidano Trento ed Emilia-Romagna, mentre Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano restano insufficienti. La fotografia è quindi duplice: i punteggi crescono, ma la geografia delle disuguaglianze non scompare. Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Trento continuano a mostrare prestazioni molto più solide rispetto a numerosi territori del Mezzogiorno e ad alcune aree fragili del Centro-Nord. Il miglioramento esiste, ma non equivale ancora a una svolta.

È qui che emerge il paradosso più evidente. Mentre i report certificano progressi, molti cittadini continuano a fare i conti con prenotazioni difficili, tempi incompatibili con i bisogni di salute e spese private. Nel 2026 un’indagine ha rilevato che il 30% degli italiani ha aumentato il ricorso alla sanità privata e che il 76% indica nelle liste d’attesa il principale motivo di uscita dal pubblico. Tra gennaio e aprile, inoltre, circa 2,4 milioni di visite ed esami risultavano fuori tempo. Anche la continuità dell’assistenza resta incompleta: solo il 13% dei pazienti risulta seguito in strutture capaci di scambiarsi cartelle cliniche elettronicamente, un segnale di quanto l’integrazione tra servizi sia ancora debole. Il cittadino non misura il Servizio sanitario con un punteggio, ma con la distanza tra la prescrizione e l’appuntamento. I Lea restano dunque insieme un elenco di diritti e un termometro della capacità dello Stato di renderli reali. Se migliorano gli indicatori ma non l’esperienza quotidiana, il problema non è il principio universalistico: è la sua traduzione concreta. Perché un diritto alla cura, quando arriva troppo tardi o solo a pagamento, rischia di trasformarsi in una promessa.
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Ministero della Salute. Livelli essenziali di assistenza: sintesi dei risultati del Nuovo Sistema di Garanzia 2024. Pubblicato il 10 luglio 2026.
Presidenza del Consiglio dei ministri. DPCM 12 gennaio 2017 – Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 65, Supplemento ordinario n. 15, 18 marzo 2017.
Ministero della Salute. Decreto 12 marzo 2019 – Nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 138, 14 giugno 2019.
Istat. Indagine conoscitiva sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni. Audizione presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, 7 luglio 2026; pubblicata l’8 luglio 2026.
AGENAS. Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa: presentazione e dati sul monitoraggio dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie. 29 maggio 2026.
OECD. Does Healthcare Deliver? Results from the Patient-Reported Indicator Surveys (PaRIS): Italy. OECD Publishing, Parigi, 20 febbraio 2025. DOI: 10.1787/c8af05a5-en.
Istituto Superiore di Sanità – ISSalute. Livelli Essenziali di Assistenza: cosa sono, cosa garantiscono e come vengono aggiornati. Aggiornato il 6 luglio 2026.
Fonte: mondosanita.it articolo di Vincenzo Ferri 02 Agosto 2026