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Linee di indirizzo della rete di riabilitazione, la lettera delle otto «professioni» ai ministri Gelmini e Speranza

06 Agosto 2021

LAVORO E PROFESSIONE

Ecco la lettera delle otto professioni della riabilitazione ai ministri per gli Affari regionali Gelmini, della Salute Speranza, e alle Regioni, prima dell'approvazione in Conferenza Stato-Regioni delle “Linee di indirizzo per la individuazione dei percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”. Il via libera è arrivato il 4 agosto (…..”Via libera anche alle "Linee di indirizzo per la individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione " che hanno l'obiettivo di «rendere uniforme sul territorio nazionale l'applicazione del Piano di indirizzo che, a distanza di molti anni dalla sua approvazione, risulta sul territorio nazionale alquanto disomogenea, considerato che la Riabilitazione costituisce il terzo pilastro del sistema sanitario, accanto alla prevenzione e alla cura». Il sì tiene comunque conto della richiesta del ministro della Salute di "sentire" le Federazioni e le associazioni che hanno chiesto un confronto... Sole 24 Ore sanità, 04/08/2021).
 «Nonostante l'amarezza per la approvazione, si ringrazia il ministro della Salute che perlomeno ha proposto di sentire le Federazioni e le associazioni che hanno chiesto un confronto sperando che questo pronto possa portare ad una riapertura del tavolo», è il commento delle associazioni all'indomani dell'ok al testo.

Illustrissimi,
abbiamo appreso dalla stampa che nella Conferenza Stato Regioni del 29 luglio 2021 avrebbero dovuto essere in approvazione due documenti: sul primo, “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” non abbiamo particolari osservazioni e comprendiamo il razionale del provvedimento. Sul secondo, invece, “Linee di indirizzo per la individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione” (di seguito “Linee di indirizzo”) ci uniamo al vivo rammarico già espresso dalla Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini TSRM e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, dott.ssa Teresa Calandra, per il mancato coinvolgimento dell’ente sussidiario dello Stato rappresentativo di più di 100.000 professionisti dell’area della riabilitazione. Come associazioni scientifiche di professionisti sanitari e sociosanitari dell’Area della Riabilitazione, ricordiamo che tra le professioni che compongono il ricco e articolato mondo della riabilitazione vi sono 8 profili (Fisioterapista, Logopedista, Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, Terapista Occupazionale, Ortottista e assistente in oftalmologia, Podologo, Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, Educatore Professionale) oltre alle diverse specialità mediche che hanno un forte coinvolgimento in percorsi riabilitativi (es. pneumologi, cardiologi, neurologi, urologi, neuropsichiatri infantili, oculisti, psichiatri, …); senza dimenticare che anche Medici di medicina generale, Pediatri di Libera Scelta nonché professioni di altre aree entrano in gioco nell’assistenza generale entro cui si snodano i percorsi riabilitativi. Ci chiediamo quali e quante di queste professioni siano state coinvolte in modo strutturato, esplicito e trasparente nell’elaborazione di suddette Linee di indirizzo; esse sembrano appiattire il complesso e ricco mondo della riabilitazione su una visione monodimensionale e parziale, su una presa in carico limitatamente agli aspetti biofisici della persona, modello che oramai è senz’altro non solo obsoleto nella sua stessa conformazione. Si tenta cioè di fare della riabilitazione un modello clinico a visione monodimensionale e parziale che, cosa ancor più grave, rischia di frammentare e complicare i percorsi per i cittadini che si trovano di fronte a complicati “imbuti” per poter accedere alle prestazioni di cui hanno bisogno. Si perpetua una visione della riabilitazione autoreferenziale, disgregata dai Piani di Assistenza Individualizzati, scollegati dall’insieme degli interventi che ruotano intorno alla Persona con disturbi o fragilità o disabilità. Viene così a mancare, la considerazione di diverse condizioni di disabilità e fragilità come lo stesso OMS descrive nel modello Bio-Psico-Sociale che vede il concetto di salute riassunto in diversi pilastri concettuali. Le linee di indirizzo invece vanno in direzione contraria, esse partono da un punto di fuoco dettato da una singola branca di medicina, con uno sguardo parziale e di natura prettamente clinica degli interventi. In sostanza il documento disconosce il valore di coloro che tutti i giorni sono impegnati in atti sanitari di riabilitazione sociale, riabilitazione funzionale della persona, riabilitazione visiva, riabilitazione uditiva, riabilitazione dei disturbi del neuro sviluppo e l’abilitazione precoce in età evolutiva, riabilitazione psicosociale e nella salute mentale. Il processo riabilitativo, la stessa presa in carico della persona con bisogno di salute è un sistema molto più complesso e più vasto e molto più profondo di quanto si voglia far credere con questo documento. Dal documento derivano imposizioni alle Regioni totalmente disallineate rispetto ai più avanzati modelli di risposta ai bisogni di salute, rispetto a quanto indicato dalla missione 6 – salute del PNRR, rispetto ai nuovi modelli di assistenza territoriale attualmente in discussione: nessun accenno, infatti, si rileva sul senso anche riabilitativo delle degenze temporanee negli Ospedali di Comunità. Per quanto riguarda poi la riabilitazione estensiva, c’è la necessità di integrare tutti i percorsi riabilitativi territoriali e di prossimità, nelle Case della Comunità, arricchire le Centrali Operative Territoriali, i centri accreditati di riabilitazione a ciclo diurno e residenziale, l’assistenza domiciliare con i preziosissimi contributi dei professionisti della riabilitazione per il potenziamento dell’autonomia della persona nel suo contesto di vita. Non si rileva, poi, alcuna integrazione dei più recenti concetti relativi al mondo delle disabilità croniche e degenerative, quali quelli proposti dal Chronic Care Model o altri modelli di assistenza long term nonché il contributo che le professioni sanitarie della riabilitazione possono dare a questi percorsi; sono minimi o assenti gli accenni a tutto il complesso mondo degli interventi di rete (con la famiglia, con la scuola, con il lavoro, in contesto di vita) che sono parte fondamentale di veri progetti riabilitativi; si ripropone una ipertrofica (e costosa?) visione ospedalo-centrica quando tutto il mondo sta andando verso un potenziamento dei servizi territoriali integrati. Notiamo poi che emerge dal documento un malsano e vetusto concetto di appropriatezza: “è appropriato quello che è prescritto dal medico di quella specialità, tutto il resto no”. Nell’era dell’Evidence Based Practice, del Sistema Nazionale Linee Guida, centrare l’appropriatezza su una sorta di magica facoltà di una singola specialità ci sembra quanto meno anacronistico. I cittadini hanno bisogno di avere una risposta tempestiva e appropriata ai loro bisogni di salute e non sempre i passaggi obbligati da un determinato specialista sono un vero valore aggiunto. Confermiamo, quindi, quanto sostenuto dalla presidente Calandra, ossia che suddette “Linee di indirizzo” si connotano come un documento che riporta una visione datata, fortemente ancorata a quei Piano di Indirizzo del 2011 che già al tempo furono ampiamente contestati da associazioni di pazienti e di professionisti per la prospettiva monocratica e autoreferenziale che si prevedeva ne avrebbe decretato la irrealizzabilità; e così è stato, a quanto pare. A pag. 6 del Documento si riporta che “l’applicazione dei Piani di Indirizzo risulta a diversi anni di distanza dalla sua approvazione alquanto disomogenea”. Forse questa disomogeneità nasce dalla inattuabilità, di quei Piani di Indirizzo che si intende riproporre pedissequamente nel 2021con questo ulteriore documento? Per tutti questi motivi, a dieci anni di distanza chiediamo un grande atto di coraggio a questo autorevole consesso: quello di stralciare il documento “Linee di Indirizzo” dalla discussione e avviare un percorso che veda un confronto equo e paritario tra tutti i professionisti sanitari della riabilitazione e tutte le specialità mediche a vario titolo coinvolte nei percorsi riabilitativi con una visione ampia, sistemica, moderna che abbracci anche le interfacce con il mondo della medicina generale, dell’assistenza, del sociale. Vi proponiamo, quindi, di non produrre l’ennesimo documento sovrapposto ai precedenti ma di scrivere una sorta di nuovo “Piano strategico nazionale per le attività di riabilitazione nel Sistema Salute” che superi e sostituisca integralmente le Linee Guida del 1998 e i Piani di Indirizzo della Riabilitazione del 2011.Per il contributo scientifico e culturale che possiamo apportare a questo sfidante e importante processo, noi ci siamo e ci saremo. Confidiamo che il contributo concreto, quotidiano, prezioso dato dalle professioni della riabilitazione dalla prima linea a – oggi – la riabilitazione delle sequele del Covid, meriti quantomeno la vostra attenzione a questa accorata richiesta di coinvolgimento. Certi della vostra attenzione e sensibilità, inviamo i più cordiali saluti.

A.I.FI. - Dott. Simone Cecchetto
AIOrAO - Dott.ssa Daniela Fiore
AIP - Dott. Valerio Ponti
AITeRP - Dott.ssa Roberta Famulari
AITNE - Dott.ssa Maria Letizia Tossali
AITO - Dott. Christian Parone
ANEP - Dott. Davide Ceron
ANUPI-TNPEE - Dott. Giulio Santiani
FLI - Dott.ssa Tiziana Rossetto

Fonte: Sole 24 Ore sanità 5 agosto 2021

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Associazione per la
Lotta all'Ictus Cerebrale

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