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L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di ictus. Ma dipende anche dalle dimensioni del particolato

Le polveri più sottili, il PM1, hanno l’impatto maggiore. Chi è esposto a fuliggine e smog, con particelle di diametro inferiore a 1 micron, ha il rischio maggiore di morte per ictus ischemico. Uno studio condotto in Cina dimostra che le dimensioni del particolato contano

13 Luglio 2022

L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di ictus. Ma, in particolare, sono le polveri più piccole quelle più pericolose. È quanto dimostra uno studio su Neurology che ha valutato l’impatto del particolato di diverse dimensioni sul rischio di ictus: il particolato PM1, con diametro inferiore a un micron (fuliggine e smog), il PM2,5 dal diametro inferiore a 2,5 micron (ceneri prodotte dalla combustione del carbone), il PM10 dal diametro inferiore a 10 micron (polvere di cemento).

«L’inquinamento atmosferico è stato precedentemente collegato a un rischio maggiore di ictus e l'ictus è una delle principali cause di morte in tutto il mondo. Ciò che è meno noto è come le diverse dimensioni del particolato influiscano su tale rischio. La nostra ricerca ha scoperto che la dimensione delle particelle di inquinamento atmosferico hanno un impatto sul rischio di morte per ictus», ha dichiarato Hualiang Lin della Sun Yat-sen University di Guangzhou in Cina che ha guidato lo studio.

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 3 milioni di ricoveri per i ictus in Cina, sia di tipo ischemico, causato da un coagulo di sangue, sia di tipo emorragico provocato da un sanguinamento nel cervello. L’1 per cento dei partecipanti, che aveva un’età media di 67 anni, è deceduto. 

Gli scienziati hanno calcolato per ciascuna persona coinvolta nello studio il livello di esposizione alle polveri sottili basandosi sugli indirizzi delle abitazioni e sui dati del monitoraggio atmosferico riferiti a quelle zone raccogliendo i dettagli sulle concentrazioni giornaliere dei differenti tipi di PM.

Nella settimana precedente al ricovero per ictus, le persone sono state esposte in media a 31,30 microgrammi per metro cubo di PM1, a 45,43 microgrammi per metro cubo di PM 2,5 e a 78,75 microgrammo per metro cubo di PM 10. 

I ricercatori hanno anche calcolato l'esposizione media giornaliera di una persona alle particelle inquinanti nell'anno prima del ricovero, che era 32,98 µg/m3 di PM1, 49,08 µg/m3 di PM2,5 e 87,32 µg/m3 di PM10.

Dopo aver calcolato l’impatto di altri fattori come età, sesso, condizione socioeconomica, diabete e ipertensione, i ricercatori hanno scoperto che ogni aumento di 10 μg/m3 dell'esposizione media annua al particolato era associato a un aumento del rischio di morte per ictus durante il ricovero in ospedale. In particolare, l'esposizione al PM1 era associata a un aumento del rischio di ictus del 24 per cento, l’esposizione al PM2,5 dell’11 per cento e l'esposizione al PM10 del 9 per cento. L'esposizione media dei sette giorni precedenti al ricovero era associata a un aumento del rischio del 6 per cento per il PM1, del 4 per cento per il PM2,5 e del 3 per cento per il PM10.

Dall’analisi è emerso che le persone con ictus ischemico ed esposizione alle particelle di inquinamento atmosferico più piccole, PM1, sono quelle a maggior rischio di morte. 

«Il nostro studio include misurazioni del PM1, un pulviscolo che abbastanza piccolo da poter essere inalato profondamente nei polmoni, passare attraverso il tessuto polmonare e circolare nel flusso sanguigno, Ottenere una comprensione più profonda dei fattori di rischio di tutte le dimensioni del particolato e l'entità dei loro possibili effetti può aiutare a ridurre il numero di decessi e migliorare i risultati per le persone con ictus», ha dichiarato in conclusione Hualiang Lin. 

Fonte: HealthDesk articolo di redazione 12 giugno 2022

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