Attività, notizie ed eventi

Lo stress non fa rumore e così i danni sul cuore si accumulano in silenzio per anni

La rosa dei candidati allo screening idealmente, infatti, dovrebbe comprendere anche tutto il vasto popolo degli stressati cronici

18 Ottobre 2026
Lo stress non fa rumore e così i danni sul cuore si accumulano in silenzio per anni

Chi dovrebbe sottoporsi a uno screening cardiovascolare? Se vivi sotto pressione da mesi o da anni, il candidato ideale potresti essere proprio tu, anche se la prima risposta che viene in mente è: chi ha la pressione alta, il diabete o il colesterolo fuori controllo. Ma adesso, un nuovo studio britannico, il più ampio del genere mai effettuato, suggerisce che la rosa dei ‘candidati' allo screening debba essere ampliata e di molto. Idealmente, infatti, dovrebbe comprendere anche tutto il vasto popolo degli stressati cronici, a prescindere dal fatto che abbiano o meno i fattori di rischio tradizionali, ma a maggior ragione in presenza anche di ipertensione, diabete e ipercolesterolemia.

A suggerirlo è una ricerca condotta su quasi mezzo milione di adulti nel Regno Unito, coordinata dai ricercatori del MRC Laboratory of Medical Sciences (LMS) e dell'Imperial College di Londra. Il messaggio di fondo è che lo stress cronico della vita quotidiana può lasciare un segno duraturo sul cuore, con potenziali ricadute negative sulla salute cardiovascolare e sulla durata della vita. Si tratta di uno studio osservazionale, che documenta un'associazione ma non può dimostrare un rapporto di causa-effetto; di certo però fa riflettere e induce ad un esame di coscienza: quando ho fatto gli ultimi esami di controllo?

Il filo che collega stress della vita quotidiana al cuore si chiama infiammazione

Il braccio esecutivo dello stress per quanto riguarda i danni sul cuore, sarebbe l'infiammazione cronica, una condizione in cui il sistema immunitario resta attivato, debolmente ma a lungo, invece di spegnersi una volta superata la minaccia immediata. Questa infiammazione persistente e di basso grado, già associata ad altre malattie, dai tumori al diabete, potrebbe avere un ruolo importante anche nelle malattie del cuore. In questo studio l'infiammazione risulta legata non solo a fattori noti come fumo, eccesso di grasso corporeo e sedentarietà, ma anche a condizioni socio-economiche sfavorevoli e a disagio psicologico. Ne emerge l'ipotesi che possa essere una delle vie biologiche attraverso la quale le pressioni della vita di tutti i giorni, dalla precarietà economica ai problemi di salute mentale, si ripercuotono sul sistema cardiovascolare.

Per quantificarla, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 480.000 adulti della UK Biobank, valutando la presenza e il grado di infiammazione attraverso un biomarcatore del sangue (le glicoproteine acetilate GlycA) e incrociando questi valori con le immagini del cuore e le informazioni genetiche.

Un numero che fa riflettere: +43%

Chi è risultato appartenere al quintile più alto dell'infiammazione (cioè un +20% rispetto alla media), presentava un rischio di infarto e ictus superiore del 43% rispetto a chi si trovava nel quintile più basso. Un dato che vale anche per chi non aveva alcuna cardiopatia preesistente.

Nelle persone più ‘infiammate' le immagini cardiache mostravano segni di ‘rimodellamento': pareti del cuore più spesse, camere cardiache più piccole, riempimento meno efficiente: cambiamenti che possono svilupparsi in modo silenzioso per anni prima di evolvere verso lo scompenso cardiaco franco.

Ed è proprio questa la possibile ancora di salvezza. Questi cambiamenti compaiono diversi anni prima che emerga qualsiasi sintomo, permettendo al danno di accumularsi nel tempo senza dare segnali. Ma sottoporsi a screening cardiovascolari regolari può rivelare un danno che altrimenti resterebbe muto e inascoltato.

“Possiamo intervenire in vari modi per contrastare l'infiammazione - spiega il professor Declan O'Regan del Computational Cardiac Imaging Group dell'LMS - a cominciare dalla riduzione di fattori di rischio come il fumo e l'obesità. La suscettibilità genetica o le condizioni di vita difficili non rendono dunque inevitabile la malattia cardiaca: ci sono ampi margini per ridurre l'infiammazione persistente e abbassare il rischio”.

Spiragli anche sul fronte terapeutico. Questo studio ha attirato l'attenzione su alcune proteine infiammatorie della famiglia dell'interleuchina-1 e del TNF, come possibili responsabili del danno cardiaco. Diversi di questi bersagli sono aggredibili con farmaci già in sperimentazione clinica e questo apre alla possibilità, per ora solo ipotetica, che in futuro alcune terapie antinfiammatorie mirate possano contribuire a prevenire la malattia cardiovascolare, prima che diventi sintomatica.

“Questi risultati - commenta Bryan Williams, direttore scientifico e medico della British Heart Foundation -, rafforzano l'importanza di intervenire a monte, sulle cause dell'infiammazione, ribadendo però al tempo stesso l'importanza dei cambiamenti dello stile di vita in ottica di prevenzione cardio-vascolare. In attesa di strumenti più mirati, il consiglio resta dunque quello di non aspettare i sintomi: parlare con il proprio medico dell'opportunità di sottoporsi a controlli cardiovascolari regolari è, per chi vive in condizioni di stress prolungato, una scelta di buon senso. Potenzialmente salva-vita”.

Fonte: ilsole24ore.com articolo di Maria Rita Montebelli 29 settembre 2026

A.L.I.Ce. Italia

A.L.I.Ce. Italia ODV