Novità scientifiche

Malattie cardiache, sfatare fake news e falsi miti della medicina

29 Gennaio 2018

In uno studio dell'American Heart Association sulla consapevolezza nelle donne delle malattie cardiache, è stato dimostrato che in esse persiste un gap tra il rischio percepito e quello reale. I ricercatori hanno notato che le donne sono preoccupate molto più del cancro che delle malattie cardiovascolari, quindi le campagne di prevenzione oncologiche hanno funzionato meglio. La prima tappa nella lotta alle malattie cardiovascolari è aumentare la consapevolezza nelle donne che sono a rischio di malattie cardiovascolari, quella classica rappresentata dall'infarto miocardico. Secondo i dati sull'infarto miocardico i fattori di rischio, quali diabete e ipertensione, sono più frequenti nelle donne, che hanno una prognosi peggiore che negli uomini. Perché? Le donne arrivano più tardi a richiedere l'intervento medico percependo meno dolore. Al momento dell'infarto, il 43% delle donne non ha descritto alcun fastidio al torace. Purtroppo non tutte le malattie cardiovascolari si presentano con sintomi. L'ipertensione arteriosa è una di queste. In un recente studio è emerso che dal 2004 al 2014, la coscienza di essere ipertesi è aumentata dal 65.8% al 67.4% e che le donne sono aumentate dal 53 al 55%. Ridurre la pressione arteriosa è uno dei fattori più importanti per migliorare la sopravvivenza. 

Nel 1998, all'Università di Napoli Federico II, è stato istituito un network “Campania Salute”, una rete che coinvolge ospedali, ambulatori per l'ipertensione e medici generici nell'area metropolitana di Napoli e come centro di coordinamento l'ambulatorio per la cura dell'ipertensione della Università Federico II di Napoli. Attraverso il sistema del “Campania Salute” è possibile condividere dati clinici tra le unità periferiche e il centro, con il paziente che può comunicare i propri dati rilevati a casa, come appunto la pressione arteriosa, attraverso un Sms. Con questo sistema la Campania ha raggiunto l'obiettivo del 70% ed è, tra le regioni italiane, quella con la più alta percentuale di pazienti ben controllati.  Altre malattie non presentano sintomi, come molte cardiomiopatie genetiche.

Il registro italiano delle cardiomiopatie ipertrofiche ha evidenziato come più del 60% fossero uomini. La ragione di quest'alta prevalenza degli uomini rispetto alle donne, è dovuta al fatto che i primi hanno ricevuto almeno una visita nella loro vita, ovvero prima di effettuare il servizio militare, obbligatorio fino al 1 gennaio del 2005. Nella cardiomiopatia ipertrofica, le donne sono generalmente più anziane degli uomini (età media 51 anni contro 42 anni); inoltre presentano una più grave dispnea, specificatamente il 60% dei casi, mentre gli uomini solo nel 39%. La spiegazione è nella ridotta consapevolezza delle donne riguardo al rischio cardiovascolare, dovuta alla loro maggiore attenzione alla salute degli altri in famiglia. Sono tuttora le donne a occuparsi della salute dei familiari, a informare sulla prevenzione, ad accompagnarli a fare le analisi. Ma dovrebbero pensare un po' di più alla propria salute e alla prevenzione adeguata.

In Campania registriamo un incremento dei fattori di rischio comportamentali, come l'obesità, e delle patologie, quali il diabete. Questo aumento riguarda sia gli uomini che le donne. Il 51 per cento di esse non fa alcuna attività fisica, contro il 42% dei sedentari di sesso maschile. Una percentuale più elevata di donne ammette di non riuscire a smettere di fumare o bere alcol. Inoltre, fanno controlli e analisi solo quando li ritengono necessari, considerandoli troppo costosi. 

E sarà proprio il cuore delle donne il protagonista a Napoli della prima giornata di lavori di “Donne che sanno” (il 29 gennaio alle ore 16 - Maschio Angioino), il ciclo di sei incontri pubblici su prevenzione e stili di vita promosso da “Fondo Mario e Paola Condorelli” (www.donnechesanno.it). Obiettivo: sfatare fake news e falsi miti della medicina.

Fonte: Sole 24 Ore sanità articolo di Francesca Filippi e Bruno Trimarco (Direttore Cattedra di Cardiologia Università degli Studi di Napoli Federico II), 25 gennaio 2018

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