Slow Medicine: quando la cura rallenta per ascoltare meglio
Nel 2011 a Torino un gruppo di medici, operatori sanitari e cittadini dava vita a Slow Medicine. L'ispirazione veniva dal movimento "slow" — quello di Slow Food — applicata alla sanità: meno fretta, più attenzione alla persona. Oggi Slow Medicine è un'associazione del Terzo Settore e un movimento culturale riconosciuto in ambito sanitario nazionale.
La sua proposta è chiara: cambiare il modo di fare medicina senza rifiutare la scienza, ma anzi valorizzandola meglio.
Slow Medicine si riassume in tre concetti:
In pratica questo significa migliorare la qualità delle cure, favorire il dialogo medico-paziente, contrastare sprechi e sovra-diagnosi, diffondere una medicina più umana e personalizzata. È anche una rete ampia: medici, infermieri, fisioterapisti, cittadini, pazienti, società scientifiche e ordini professionali che collaborano "alla pari".
Slow Medicine ci ha contattato come Federazione A.LI.Ce. Italia per diffondere una campagna dell'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente (ISDE): "Plastica e salute: perché scegliere l'acqua del rubinetto".
Il motivo è urgente. Uno studio recente (Nihart, 2025) ha evidenziato la presenza di micro e nanoplastiche nel cervello umano, in concentrazioni più elevate che in altri organi. Queste particelle sono state rinvenute anche nelle placche carotidee. La plastica, soprattutto quella a contatto con alimenti e bevande, entra nel nostro organismo in modi che la ricerca sta solo iniziando a mappare.
Scegliere l'acqua del rubinetto è un gesto quotidiano che diventa atto di prevenzione. È coerente con l'approccio slow: intervento sobrio, rispettoso dell'ambiente e della salute, giusto perché accessibile a tutti.
🔗 Approfondisci la campagna ISDE: Plastica e salute: perché scegliere l'acqua del rubinetto