Prediabete, 40% in meno di rischio infarto e ictus se la glicemia va sotto quota 100
Uno studio pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology mostra che normalizzare la glicemia nei soggetti con prediabete riduce del 40% il rischio di infarto e ictus e del 58% la mortalità cardiovascolare.

Glicemia a digiuno compresa tra 100 e 125 milligrammi per decilitro, visto che dai 126 in poi si parla di diabete. Se controllate l’emoglobina glicata, invece, fate attenzione se la percentuale si mantiene tra 5,7% e 6,4%. In entrambe queste situazioni, se i valori si attestano in questi confini e vi permangono, non state con le mani in mano e parlatene con chi vi segue. Siete infatti nell’area “grigia” del prediabete. Una terra di mezzo che può comunque modificare la proiezione di salute cardiovascolare, anche se non si parla propriamente di malattia diabetica. Per questo conviene scendere, seguendo le indicazioni del medico, a partire dai sani stili di vita: combattendo il sovrappeso con una dieta sana e facendo più attività fisica. se riuscite a calare e a riportare i livelli di glicemia a digiuno ed emoglobina glicata nella normalità, farete anche un regalo alla salute cardiovascolare. E non si tratta certo di un omaggio da poco. Se la glicemia ritorna normale, infatti, potrete ridurre drasticamente il rischio di gravi problemi cardiaci. A dirlo è una ricerca condotta agli esperti del King's College di Londra e dell’Ospedale Universitario di Tubinga coordinati da Andreas Birkenfeld, pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology. Stando allo studio la remissione del prediabete, ottenuta normalizzando i livelli di glicemia, è associata a una riduzione di oltre il 50% del rischio di morte per malattie cardiovascolari o di ricovero per insufficienza cardiaca.
Analisi su grandi numeri
L’equipe ha rivalutato le informazioni derivanti da due studi sulla prevenzione del diabete che hanno monitorato per decenni soggetti con prediabete: il Diabetes Prevention Program Outcomes Study (DPPOS) negli USA e il DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study (DaQingDPOS) cinese. Risultato: chi è giunto alla remissione del prediabete ha avuto un rischio inferiore del 58% di morte cardiovascolare o di ricovero per insufficienza cardiaca. Il beneficio è rimasto evidente per decenni dopo il ritorno alla normalità dei livelli di glicemia, suggerendo che gli effetti della normalizzazione della glicemia possano essere duraturi. Non solo. L'analisi ha inoltre dimostrato che le persone che hanno invertito il prediabete presentavano un rischio inferiore del 42% di infarto, ictus e altri eventi cardiovascolari maggiori. Va detto che altre analisi degli stessi studi avevano rilevato che interventi combinati sullo stile di vita, tra cui una maggiore attività fisica e un'alimentazione più sana, non riducevano significativamente il rischio di malattie cardiovascolari.
Un quarto tassello della prevenzione
Come si possono leggere i risultati? Stando alla valutazione degli esperti riportata nella ricerca, si può ipotizzare che limitarsi a ritardare lo sviluppo del diabete potrebbe non essere sufficiente a proteggere il cuore. Miglioramenti metabolici significativi, come quelli legati alla “retromarcia” della glicemia che torna sotto i 100 milligrammi per decilitro, potrebbero essere alla base di reali mutamenti del rischio cardiovascolare. "I risultati dello studio indicano che la remissione del prediabete potrebbe affermarsi, insieme alla riduzione della pressione sanguigna, al taglio del colesterolo e alla cessazione del fumo, come un quarto importante strumento di prevenzione primaria in grado di prevenire realmente infarti e decessi – è il commento di Birkenfeld –“.
Come bisogna comportarsi
Il prediabete può essere quindi considerato come una condizione metabolica intermedia tra la normoglicemia e il diabete tipo 2 conclamato. Ma cosa può accadere? “La disglicemia, attraverso la resistenza all’insulina, determina uno stato di infiammazione cronica e stress ossidativo a carico delle arterie, rendendole più soggette al formarsi di placche aterosclerotiche – spiega Giovanna Geraci, vice presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e direttrice dell’Uoc di Cardiologia Sant’Antonio Abate di Trapani –“. Il prediabete, e questo studio ne è l’ennesima conferma, si associa ad aumento degli eventi clinici cardiovascolari, ed è ormai dimostrato da studi condotti sul lungo periodo (alcuni decenni), che la sua remissione consente di ridurre la mortalità cardiovascolare e l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco. “Pertanto è fondamentale in questi casi orientarsi verso uno stile di vita che preveda di limitare l’assunzione di zuccheri, in special modo quelli semplici, praticare attività fisica regolare, anche solo camminare a passo svelto 30 minuti al giorno, cosa che favorisce non solo la regolarizzazione dei valori glicemici ma anche la riduzione del grasso viscerale, otre che dei valori di colesterolemia e pressione arteriosa, altri due fattori di rischio da combattere per una buona prevenzione cardiovascolare – conclude Geraci –“.
Fonte: repubblica.it articolo di Federico Mereta 22 Giugno 2026