Riabilitazione dopo l’ictus: «quanto più è precoce, più è efficace»
Mauro Mancuso, direttore della Riabilitazione dell'USL Toscana Sud Est, intervistato dal TGR Leonardo di Rai 3 nella Giornata mondiale contro l'ictus: la riabilitazione è tanto più efficace quanto più è precoce, ma i tempi previsti dalle linee guida non sempre vengono rispettati. Per A.L.I.Ce. Italia i percorsi riabilitativi sono la nuova priorità dopo la fase acuta.

Un servizio dedicato alla riabilitazione dopo l'ictus, andato in onda su Rai 3 il 29 ottobre 2026, Giornata mondiale contro l'ictus. Ospite del TGR Leonardo è Mauro Mancuso, direttore della Riabilitazione dell'USL Toscana Sud Est e membro del Comitato Tecnico Scientifico di A.L.I.Ce. Italia.
Sopravvivere a un ictus è oggi, per fortuna, sempre più frequente: la rapidità dei soccorsi, le Unità Ictus e le terapie tempo-dipendenti hanno cambiato la prognosi di moltissime persone. Ma il percorso di cura, per chi supera la fase acuta, è tutt'altro che concluso. In Italia quasi un milione di persone convive con le conseguenze di un'ischemia cerebrale, la patologia acquisita più disabilitante, e i nuovi casi sono tra 90.000 e 120.000 ogni anno. Tra chi sopravvive al primo mese, tre pazienti su quattro riportano deficit motori e/o cognitivi: recuperare il movimento, il linguaggio, l'autonomia personale e la possibilità di tornare a una vita indipendente è una sfida che può durare mesi o anni.
«Quanto più è precoce, maggiore è l'efficacia»
Per questo la riabilitazione è la nuova sfida per chi è colpito da ictus e per il Servizio sanitario nazionale. «La riabilitazione ha maggiore efficacia quanto più è precoce», spiega Mancuso. «Buona pratica clinica è iniziare entro 4, massimo 7 giorni dall'ictus: questo già ci fa capire che il passaggio dalla Stroke Unit, il reparto per acuti, a un reparto di riabilitazione dovrebbe avvenire entro 3 o 4 giorni dall'insorgenza dell'ictus. Oggi come oggi, invece, questa tempistica non viene rispettata, o quantomeno non viene rispettata da tutte le parti».
È il punto su cui insistono le più recenti linee guida nazionali: la riabilitazione è prevista già in ospedale, ma i tempi vanno anticipati, perché un intervento riabilitativo precoce migliora gli esiti funzionali e riduce la disabilità. Da qui la richiesta di percorsi omogenei, capaci di accompagnare la persona dalla fase acuta fino al ritorno a casa.
Un sistema che non è tornato ai livelli pre-Covid
In Italia la riabilitazione ospedaliera garantisce ogni anno oltre 300.000 ricoveri, con una durata media di circa 26 giorni: sono i livelli precedenti alla pandemia, a cui il sistema non è ancora tornato. Nel 2024, secondo il primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera promosso da A.L.I.Ce. Italia Odv con la Fondazione Gianfranco Salvini, i ricoveri riabilitativi ordinari sono stati circa 292.000, con dimissioni inferiori dell'8% rispetto al periodo pre-Covid e giornate di degenza in calo del 6,5%, nonostante i posti letto siano ormai tornati quasi ai livelli del 2019.
Il servizio del TGR Leonardo ricorda anche le forti disparità regionali che restano in Italia: la riabilitazione è concentrata in pochi centri altamente specializzati e l'accesso alle cure continua a dipendere dal luogo in cui si vive. Accanto alle differenze tra Regioni, incide la discontinuità tra ospedale e territorio: l'83% dei pazienti conclude il percorso a domicilio, ma solo una quota molto limitata viene dimessa con l'attivazione contestuale dell'Assistenza Domiciliare Integrata. Rafforzare le connessioni tra ospedale e territorio è quindi sempre più urgente.
Tornare a casa, e alla vita
«Altrimenti mi verrebbe quasi da dire che è stato quasi inutile salvare le persone, se poi non siamo in grado di restituire loro la vita», dice Mancuso. Restituire la vita significa anche recuperare la partecipazione sociale: studi citati nel servizio mostrano che l'isolamento peggiora lo stato cognitivo, con un'ulteriore compromissione dopo l'ictus nell'80% dei casi.
Le nuove tecnologie offrono strumenti in più, dall'intelligenza artificiale alla realtà virtuale, dalla stimolazione magnetica transcranica a quella che utilizza i neuroni specchio, soprattutto in ambito cognitivo.
L'appello di A.L.I.Ce. Italia
Proprio per questo A.L.I.Ce. Italia, l'Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale, ha lanciato un appello perché venga riconosciuto il ruolo decisivo dei percorsi riabilitativi nella programmazione sanitaria nazionale. Dopo aver salvato le vite, il Servizio sanitario nazionale deve garantire anche il diritto al recupero, con percorsi tempestivi, appropriati e omogenei indipendentemente dalla Regione in cui si vive.
Il tema è al centro del primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera: nell'articolo con tutti i dati e le proposte di A.L.I.Ce. Italia.
Guarda il servizio: Ictus, la sfida di una riabilitazione tempestiva e a lungo termine (RaiNews, 29 ottobre 2026).
Fonte: TGR Leonardo, Rai 3, 29 ottobre 2026. Servizio di Francesca Nacini, montaggio di Flavia Lagona. Intervista a Mauro Mancuso, direttore della Riabilitazione dell'USL Toscana Sud Est.