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Sanità digitale: da strumento di innovazione a motore di sostenibilità

Il digitale deve diventare una politica industriale in grado di governare una domanda di salute crescente con risorse economiche e professionali sempre più limitate

27 Ottobre 2026
Sanità digitale: da strumento di innovazione a motore di sostenibilità

Per molto tempo la sanità digitale è stata raccontata soprattutto come innovazione: nuovi software, cartelle cliniche elettroniche, servizi online, telemedicina. Oggi questa definizione non basta più. Il digitale deve assumere un ruolo più ambizioso, diventare una delle infrastrutture decisive per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, contribuendo a governare una domanda di salute crescente con risorse economiche e professionali sempre più limitate.

La sfida è evidente: l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle cronicità e le aspettative di una migliore qualità della vita aumentano il bisogno di assistenza, e in parallelo la carenza di personale impone di ripensare attività e percorsi. In questo scenario, digitalizzare non significa trasferire su uno schermo procedure già esistenti, ma eliminare passaggi inutili, rendere disponibili le informazioni nel momento giusto e liberare tempo professionale da destinare alla cura.

Esempi concreti di innovazione

Qualche esempio? Una cartella clinica integrata evita duplicazioni di esami e riduce il tempo necessario a ricostruire la storia del paziente. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) facilita la continuità tra ospedale, territorio e medicina generale. La telemedicina permette di seguire a domicilio persone fragili o croniche, anticipando i peggioramenti e riducendo accessi evitabili. Sistemi evoluti di pianificazione possono ottimizzare sale operatorie, posti letto e agende diagnostiche.

Anche l’intelligenza artificiale va letta in questa prospettiva. Il suo contributo non si esaurisce negli algoritmi applicati a singole discipline, come la radiologia. Può supportare la previsione dei fabbisogni, la gestione delle liste d’attesa, la programmazione dei turni, l’appropriatezza prescrittiva, la sintesi della documentazione e l’individuazione precoce dei rischi. Il valore, però, non nasce dalla tecnologia in sé: richiede dati affidabili, integrazione nei processi, valutazione degli esiti, competenze e una governance capace di garantire sicurezza, trasparenza ed equità.

Servizi stabili nel tempo

Il PNRR ha accelerato la costruzione di infrastrutture nazionali e regionali, dal FSE alle piattaforme di telemedicina. Ora si apre la fase più difficile, ossia trasformare gli investimenti in servizi stabili, misurabili e sostenibili nel tempo. Al di là del completare un progetto o attivare una piattaforma, occorre dimostrare che la tecnologia diminuisce i tempi di attesa, migliora l’accessibilità, riduce gli sprechi, aumenta la produttività e rafforza la qualità dell’assistenza.

È questo il filo conduttore del Convegno AISIS 2026 – Healthcare Innovation Summit, dal 7 al 9 ottobre al nhow Milano. Organizzato con TIG - The Innovation Group, raduna oltre 400 protagonisti dell’ecosistema sanitario — Direzioni strategiche, Regioni, Agenzie nazionali, industria, professionisti dell’innovazione e Chief Information Officer — per confrontarsi non soltanto su quali tecnologie adottare, ma soprattutto su quale valore debbano generare per cittadini, operatori e organizzazioni. Portando in Italia il direttore della tecnologia del più innovativo ospedale spagnolo (Juan Luis Cruz dell’Hospital Universitario “12 de Octubre” di Madrid) e Hal Wolf, presidente della no profit globale HIMSS - Healthcare Information and Management Systems Society.

Un passaggio culturale

Una spinta, dunque, per compiere un passaggio culturale: il digitale che da insieme di progetti diventa politica industriale del sistema sanitario. La domanda centrale non sarà più «quanta tecnologia abbiamo introdotto?», ma «quale capacità di cura abbiamo restituito al sistema?».

Per questo la sostenibilità digitale è insieme economica, organizzativa, ambientale e sociale. È economica quando riduce duplicazioni e costi evitabili; organizzativa quando semplifica il lavoro e valorizza le competenze; ambientale quando limita spostamenti, carta e consumi; sociale quando rende i servizi più vicini e accessibili, senza lasciare indietro chi ha minori competenze o connettività. È su questa responsabilità condivisa che si misura oggi la maturità dell’innovazione.

Fonte: ilsole24ore.com articolo di Marco Foracchia* 6 ottobre 2026

*Presidente Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità (AISIS)Chief Information Officer Azienda USL di Reggio Emilia, IRCCS e ASST Grande Ospedale Niguarda

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