Sanità, più soldi e più spesa privata: fino a quando potremo finanziare il SSN così?
Nel 2025 la sanità italiana è costata 190,1 miliardi: 140,8 a carico del pubblico e 42,4 pagati direttamente dalle famiglie. Aumentano anche farmaci e prestazioni. Le liste d’attesa mostrano finalmente qualche segnale positivo. Ma una domanda resta: possiamo continuare a curare ogni problema del SSN aggiungendo risorse senza cambiare le regole?

Per anni la risposta alle difficoltà della sanità italiana è stata quasi automatica: servono più soldi. E i soldi sono aumentati. Nel 2004 la spesa sanitaria pubblica era circa 88,5 miliardi. Nel 2025, secondo ISTAT, quella sostenuta dal settore pubblico ha raggiunto 140,8 miliardi. Il confronto è nominale e attraversa vent’anni di inflazione, nuovi farmaci, tecnologie e invecchiamento. Ma oltre 52 miliardi di differenza impongono comunque una domanda: quanto è migliorato il servizio percepito dal cittadino?
Perché nel frattempo le famiglie continuano a mettere mano al portafoglio. Nel 2025 hanno pagato direttamente 42,4 miliardi di euro, il 22,3% dell’intera spesa sanitaria italiana. Il totale ha raggiunto 190,1 miliardi. (Istat)
Anche la farmaceutica corre. Il nuovo Rapporto OsMed AIFA registra nel 2025 39,3 miliardi di spesa complessiva, +6% in un anno. La componente pubblica sale a 28,4 miliardi, mentre quella a carico dei cittadini arriva a 10,7 miliardi, +7,5%. (AIFA)
Sulle liste d’attesa, però, bisogna evitare slogan. Il primo monitoraggio AGENAS confronta il primo semestre 2026 con quello del 2025: le prenotazioni erogate passano da 13,3 a 14,9 milioni, con oltre 1,6 milioni di prestazioni in più garantite entro i tempi previsti. È un segnale positivo e va riconosciuto. (Agenas)
Resta il grande tema delle differenze territoriali, fotografato anche dal nuovo Rapporto AGENAS sulla mobilità sanitaria, edizione 2025. Quando il cittadino deve cambiare Regione per trovare una risposta adeguata, il problema non è solo contabile: è di equità del SSN. (Agenas)
Personale insufficiente, farmaci innovativi, cronicità, nuove tecnologie: la sanità avrà bisogno di più risorse anche in futuro. Pensare il contrario sarebbe irrealistico.
Ma altrettanto irrealistico è immaginare che il finanziamento possa crescere indefinitamente senza modificare il modo in cui quelle risorse vengono governate.
È qui che dovrebbe iniziare la vera riforma.
Direttori generali valutati sui risultati di salute e non solo economici. Performance delle aziende confrontabili e pubbliche. CUP e agende interoperabili. Percorsi tra ospedale e territorio realmente integrati. Acquisti e processi condivisi. Appropriatezza misurata.
E soprattutto tecnologia.
Intelligenza artificiale per prevedere la domanda e utilizzare meglio le agende. Dati per individuare colli di bottiglia e inappropriatezza. Telemedicina quando evita accessi e duplicazioni. Automazione per liberare medici e infermieri da attività che non richiedono un medico o un infermiere.
Non si tratta di spendere meno. Si tratta di ottenere di più da ciò che spendiamo.
La domanda che dovrebbe accompagnare ogni legge di bilancio non è più soltanto: “quanti miliardi in più mettiamo nella sanità?”
Ma quella politicamente molto più scomoda:
“quanta salute, quante prestazioni e quanto tempo restituiamo ai cittadini per ogni miliardo in più?”
Se non iniziamo a misurarlo, continueremo a finanziare il SSN. Ma rischieremo di finanziare, insieme alle cure, anche le inefficienze che da anni promettiamo di eliminare.
Fonti:
ISTAT, Indagine conoscitiva sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza, audizione 7 luglio 2026: dati di spesa sanitaria 2025. (Istat)
AIFA, Rapporto OsMed 2025 – L’uso dei Farmaci in Italia, pubblicato 6 agosto 2026. (AIFA)
AGENAS, Primo Bollettino sul monitoraggio delle Liste di Attesa, dati primo semestre 2025-2026. (Agenas)
AGENAS, La Mobilità Sanitaria in Italia – Terzo Rapporto, Edizione 2025, pubblicato aprile 2026. (Agenas)
Fonte: mondosanita.it articolo di Claudio Zanon 20 Agosto 2026
