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Tre cose che facciamo ogni giorno e che aumentano il rischio di ictus

Non serve vivere di eccessi per mettere sotto pressione cuore e cervello. Anche gesti apparentemente normali, ripetuti per anni, possono favorire ipertensione, aritmie e danni ai vasi: ecco le tre abitudini su cui gli specialisti invitano a intervenire subito

29 Luglio 2026
Mondo sanità Tre cose che facciamo ogni giorno e che aumentano il rischio di ictus - immagine 1

L’ictus arriva all’improvviso, ma spesso si prepara lentamente. Può essere ischemico, quando un coagulo blocca il flusso di sangue al cervello, oppure emorragico, quando un vaso si rompe. Pressione alta, diabete, fumo e fibrillazione atriale restano tra i fattori di rischio più importanti; tuttavia, una parte della prevenzione si costruisce nei momenti più ordinari della giornata: davanti al computer, durante l’aperitivo o scegliendo cosa ordinare al ristorante. Le linee guida dell’American Heart Association e dell’American Stroke Association ricordano che molti primi ictus possono essere prevenuti intervenendo sui comportamenti modificabili. Il punto non è cercare una singola “cattiva abitudine”, ma evitare che sedentarietà, alcol e troppo sale si sommino giorno dopo giorno, facendo aumentare soprattutto la pressione arteriosa. Naturalmente il rischio personale dipende anche dall’età, dalla familiarità e dalle condizioni cliniche già presenti.

La prima abitudine è restare seduti per ore senza interruzioni. Non basta allenarsi la sera se il resto della giornata trascorre quasi immobile: il tempo sedentario sembra avere un peso indipendente. In uno studio su 7.607 adulti, monitorati con accelerometro, ogni ora quotidiana aggiuntiva trascorsa seduti era associata a un aumento del 14% del rischio di ictus; le sequenze sedentarie più lunghe erano legate a un rischio maggiore rispetto a quelle interrotte più spesso. Si tratta di uno studio osservazionale e non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma il messaggio è coerente con le linee guida: muoversi di più significa anche spezzare il tempo seduto, alzandosi, camminando o svolgendo brevi attività leggere durante la giornata. Anche pochi minuti alla volta possono essere utili.

La seconda abitudine è considerare l’alcol innocuo purché non venga bevuto ogni giorno. Le evidenze più recenti invitano a guardare non soltanto alla media settimanale, ma anche a quanto si beve in una singola occasione. Una coorte giapponese di oltre 20.000 persone, seguita per quasi trent’anni, ha rilevato che il consumo episodico elevato era associato a un rischio di ictus più alto anche tra chi, in media, risultava un bevitore leggero o moderato. Negli uomini il rischio era superiore del 47%, nelle donne di oltre tre volte rispetto agli astemi, anche se l’intervallo di incertezza era ampio. Concentrare molti drink nel fine settimana non “compensa” i giorni senza alcol: può favorire bruschi aumenti della pressione, alterazioni del ritmo cardiaco e altri meccanismi vascolari. Per chi non beve, non esiste una ragione preventiva per iniziare.

La terza abitudine è sottovalutare quanto sale assumiamo davvero, soprattutto quando mangiamo fuori casa o scegliamo prodotti già pronti. La quantità aggiunta con la saliera rappresenta infatti solo una parte del problema: molto sodio si nasconde in pizza, salumi, formaggi, pane, salse, zuppe, snack e piatti confezionati. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di restare sotto i 2 grammi di sodio al giorno, pari a meno di 5 grammi di sale, mentre il consumo medio globale è più che doppio. Quando il sodio è troppo, l’organismo trattiene più acqua, aumenta il volume di sangue in circolo e la pressione può salire, favorendo nel tempo il danno alle arterie cerebrali.

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La prevenzione concreta non richiede perfezione: basta ordinare meno spesso piatti molto lavorati, chiedere salse e condimenti a parte, alternare l’alcol con bevande analcoliche e interrompere ogni ora le lunghe sessioni sedute. Sono correzioni piccole, ma ripetute ogni giorno possono proteggere arterie, cuore e cervello.

Fonte: mondosanita.it articolo di Marco Digiorgio 21 Luglio 2026

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