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Un sistema sanitario promosso con 8 alla prova pandemia

06 Agosto 2021

AZIENDE E REGIONI

Si potrebbe obiettare che quanto fatto non sia stato abbastanza. E sarebbe un giusto approccio critico per migliorare, dato che abbiamo perso quasi 130mila vite dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Considerando però il potere del contesto e le condizioni di partenza, in questo momento di apparente quiete epidemiologica, possiamo tirare le somme e dire che il nostro Servizio sanitario nazionale ha reagito alla pandemia con 8 risposte fondamentali. Vediamo quali.

Sappiamo che in Italia l’andamento della pandemia è stato contrassegnato da due fasi. La prima, da febbraio ad aprile 2020 con un picco a metà marzo, è stata nell’insieme meno grave e più breve della seconda, terminando a maggio 2020 dopo il lockdown. La seconda, da settembre 2020 a metà giugno 2021, caratterizzata da ben tre picchi l’ultimo dei quali a marzo 2021, è stata consistentemente più onerosa per morbosità e mortalità, oltre che molto più lunga della prima. È stata scatenata da un'estate di generale irresponsabilità sull'adozione di misure restrittive, e da questa ci hanno salvato i vaccini, quale ultima in ordine cronologico ma non certo d’importanza, di 8 risposte con cui il nostro sistema sanitario ha momentaneamente superato la prova pandemia:

1) aumento delle unità di terapia intensiva

2) potenziamento della sanità territoriale

3) miglioramento delle strutture sanitarie

4) reclutamento di operatori sanitari

5) disponibilità di dispositivi di protezione individuale

6) telemedicina

7) tracciamento digitale dei contatti

8) campagna vaccinale.

L’analisi di dettaglio, articolata in una serie di Decreti per l’emergenza epidemiologica - che ammontano ora a 678 in totale - indica che è stata data priorità all'aumento dei posti letto delle Terapie Intensive e semi-Intensive, e che a fronte di uno stanziamento di 1500 miliardi di euro è stata incrementata del 70% la capacità di queste degenze sul territorio nazionale.

Quanto ai servizi sanitari territoriali, vi è stato un rafforzamento dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi) e delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) a supporto delle persone maggiormente bisognose di cure domiciliari come gli anziani, per cui sono stati nel complesso investiti oltre 1000 miliardi di euro. Inoltre, sono stati creati i Covid Hotels e le reti di laboratori territoriali mediante investimenti di decine di milioni di euro, per far fronte alle esigenze di isolamento e di testing dei casi Covid-19.

La risposta del sistema sanitario alla pandemia ha riguardato anche il miglioramento delle strutture sanitarie attraverso fondi – circa 70 milioni - investiti per un migliore coordinamento delle attività sanitarie, per il monitoraggio dei pazienti a distanza, per i servizi di emergenza-urgenza.

Fondamentale anche l’azione di reclutamento degli operatori sanitari che tra professionisti assunti, professionisti ingaggiati per la somministrazione di vaccini, potenziamento dei servizi di neuropsichiatria e pagamento di orari straordinari, ha totalizzato circa 1300 milioni di euro.

La disponibilità di Dispositivi di Protezione Individuale è stata inoltre garantita da un’ingente spesa per aumentarne l'importazione, che per le sole mascherine è aumentata di oltre il 1000 % rispetto all’epoca pre-Covid-19.

La risposta attraverso le tecnologie si è concretizzata con l’azione convergente di diverse istituzioni: i Ministeri dell'Innovazione e della Salute hanno infatti promosso l’adozione di soluzioni tecnologiche idonee al telemonitoraggio di pazienti Covid-19 mentre l’Istituto Superiore di Sanità ha redatto modelli operativi e linee guida per i servizi di telemedicina.

Tra gli interventi tecnologici, si annovera anche il digital contact tracing pensato a supporto della tradizionale modalità di tracciamento dei contatti, svolta dai servizi di sanità Pubblica delle Asl allo scopo di controllare i focolai epidemici. In particolare, l’App Immuni, pur preposta a questo scopo ha invece avuto successo da quando è divenuta una delle modalità di accesso al Covid-pass (certificato verde) per la libera mobilità delle persone vaccinate. L’impennata dei download dall’introduzione del certificato verde non ha tuttavia risolto il limite della copertura della popolazione generale, che per questa soluzione tecnologica rimane sempre bassa (16,8%) rispetto a quanto necessario per scopi di tracciamento.

Infine, c'è la campagna vaccinale, che procede bene a dispetto della diffidenza di alcuni e della cosiddetta infodemia. L’Italia ha oggi raggiunto un totale di circa 50 milioni di dosi somministrate, il 30% della popolazione è completamente vaccinato e il 55% ha ricevuto la prima dose di vaccino.

Possiamo allora dire che queste risposte siano sufficienti per promuove il sistema sanitario alla prova pandemia? Si tratta piuttosto di una premessa incoraggiante a un’auspicata trasformazione strutturale, organizzativa e produttiva che vorremmo vedere realizzata stabilmente nel prossimo futuro. È ora il momento di continuare a lavorare in questa direzione e credere con fiducia che sia possibile.

Fonte: Sole 24 Ore sanità articolo di Fidelia Cascini * 8 luglio 2021

* ricercatore Dipartimento di Scienze della vita e sanità pubblica, Università Cattolica campus di Roma

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